Le origini del cristianesimo, sacre scritture, storia della Chiesa cattolica, l'Inquisizione, i Templari, le Crociate, il Vaticano e la Curia romana, crimini religiosi, veritĂ scomode e nascoste, storia del papato, i Vangeli, Qumran e Nag Hammadi.
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UNA REALTA’ FUORI DAL TEMPO

Durante il pontificato di Giovanni Paolo II l’Opus Dei conobbe una fioritura miracolosa e voluta da Dio, come affermavano i suoi sostenitori, mentre i suoi contestatori videro in una tale evoluzione una svolta pericolosa e dal potenziale disastroso.
Si tratta di un’organizzazione cattolica internazionale che può contare su un numero di seguaci abbastanza esiguo (si parla, con approssimazione, di circa 80.000 persone), ma che ricoprono ruoli fondamentali in ambito sociale. Non per niente, il sistema di reclutamento dell’Opera, avviene sempre verso persone che possono portare lustro, ma soprattutto un influenza sempre maggiore nelle realtà nelle quali si trovano, persone che si collocano in posizioni strategiche per gli interessi dell’Opus Dei.
Tale organizzazione, come dichiarato da propri elementi, può contare su esponenti che lavorano in oltre 600 giornali, riviste ed altre pubblicazioni sparsi in tutto il mondo; in oltre 50 stazioni tra quelle televisive e radiofoniche.
Con Papa Wojtyla, sebbene non ne fosse membro, l’Opera prosperò oltre ogni più rosea previsione: Giovanni Paolo II fece di tutto per favorire tale società segreta.
Una delle prime cose che Karol Wojtyla fece subito dopo la sua elezione, fu quella di recarsi sulla tomba del fondatore dell’Opus Dei, JosèMaria Escrivà De Balaguer, per poter pregare.
Il passo più importante che il Papa polacco fece, è storicamente rappresentato dal trasformare una setta cattolica segreta in prelatura personale, un evento significativo che permette tutt’ora all’Opera di dover rendere conto solo ed unicamente al pontefice e a Dio.
Gli oppositori dell’Opus Dei, numerosi, ma molto probabilmente in minoranza all’interno della Curia romana (basta ricordare tra questi ultimi il portavoce del Vaticano Joaquin Navarro – Valls; il cardinale Stanislaw Dziwisz, segretario di Wojtyla; il Camerlengo cardinale Eduardo Martinez Somalo; il Segretario di Stato Angelo Sodano; il prefetto della Congregazione per la dottrina della fede, il cardinale Joseph Ratzinger; l’arcivescovo Leonardo Sandri e molti altri ancora) oltre a non immaginare il conferimento di prelatura personale all’Opera, inorridirono quando, nel 1992, il Papa dell’est, beatificò Escrivà De Balaguer. La canonizzazione avvenne dieci anni dopo, nel 2002, grazie anche ad una gentile concessione, da parte di membri dell’organizzazione in questione, di circa 750.000 dollari.
Lo stesso anno veniva canonizzato Padre Pio da Pietrelcina!!!
Dal 1928, anno di fondazione dell’organizzazione segreta, è stata percorsa molta strada. L’Opus Dei possiede una ricchezza sterminata, anche perché i rispettivi membri donano tutto quello che possiedono al momento dell’entrata nell’organizzazione (cose, ovviamente, mai restituite in caso di abbandono!), e le proprie entrate economiche devono, obbligatoriamente, essere versate nelle casse dell’Opera. Ad ogni singolo elemento viene fornito, anche in termini di denaro, il minimo indispensabile per un misero sostentamento, tramite una persona che gestisce i fondi, e al quale è necessario fare un dettagliato resoconto di come sono stati impiegati i soldi consegnati.
Durante la dittatura spagnola di Franco, molti elementi di quel governo, appartenevano all’Opus Dei, organizzazione che non ha mai celato la sua stretta vicinanza con la politica, ed in particolare, con l’estrema destra.
“Benediciamo il dolore. Amiamo il dolore. Santifichiamo il dolore…Glorifichiamo il dolore!” (massima 208 del testo di Escrivà de Balaguer “Cammino”).
Come risulta evidente, molte di queste perle del fondatore dell’Opera, sono palesemente fasciste. Una sua affermazione, fatta a padre Vladimir Felzmann, rimane inquitante: Balaguer gli fece notare che Hitler “era stato trattato male” dall’opinione pubblica mondiale, in quanto “non avrebbe mai potuto uccidere 6 milioni di ebrei. Ne può aver ucciso al massimo 1 milione”.
Nel 2002, Papa Wojtyla, ha fatto santo un uomo che santo non era
(e non si trattava di Padre Pio)!!
Riferimenti bibliografici:
- David Yallop: “Habemus Papam”
- Escrivà de Balaguer: “Cammino”
- Ferruccio Pinotti: “Opus Dei segreta”
- Guido Knopp: “Vaticano e pontefici”

Il famoso sociologo Alberto Moncada, dopo lungo periodo trascorso all’interno dell’Opera, avendo conosciuto anche il fondatore di tale “organizzazione religiosa”, e partecipe della fondazione della prima università dell’Opus Dei in America Latina, in Perù (Università di Piura), è ora un ex-numerario, docente universitario.
I suoi studi e le sue indagini sulla realtà dell’Opus Dei sono quanto mai fastidiose per la stessa organizzazione, perché disegnano, su testimonianze e dati attendibili, un quadro inquietante e di difficile comprensione.
Alberto Moncada si è occupato, nei suoi scritti, anche del drammatico problema dei suicidi:
“Le peculiari contraddizioni in cui vivono i numerari dell’Opus Dei conducono con frequenza a frustrazioni, depressioni e abbandoni della Prelatura, ma anche un crescente numero di suicidi o di tentativi di suicidio, che iniziano a trapelare nonostante lo sforzo di occultamento messo in atto dai vertici dell’Opus Dei. Secondo molte testimonianze, raccolte anche sul web nel sito www. opuslibros.org, gli stati depressivi gravi sono all’ordine del giorno nelle residenze dove vivono i numerari e le numerarie. Come spiega un ex numerario (la cui identità viene appositamente celata): ‘Le case dove vivono i numerari maggiori sono piene di persone con grossi problemi, depresse, che devono assumere costantemente psicofarmaci. Alcune residenze sono destinate quasi esclusivamente a questo tipo di persone’…”
Sempre secondo la documentazione e le testimonianze raccolte da Moncada: “…Il problema centrale di questi numerari è la contraddizione biografica tra quella che è stata promessa loro come vocazione, ovvero la santificazione del lavoro attraverso la professione, e la realtà della loro condizione, molto simile a quella di chi vive in un’enclave conventuale, secondo ritmi minuziosamente regolamentati. La depressione – ed il modo di considerarla all’interno dell’Opus Dei – producono una tale situazione di impotenza, nei numerari, che la tentazione del suicidio spesso si insinua nella loro mente. Come racconta un ex numerario: ‘Capivo sempre più chiaramente che l’unica soluzione era il suicidio, che la vita non aveva valore per me e che non avevo le forze necessarie per uscire da quella situazione’…”
Moncada porta altre testimonianze documentate. A parlare è B, un altro ex numerario, che racconta di suicidi avvenuti a Saragozza: ‘Un numerario, J.M., proveniente da una famiglia con molti membri dell’Opera, aveva problemi negli studi, soffriva di forti depressioni ed era in trattamento psichiatrico. Una mattina il servizio di pulizie, entrando nella sua stanza, lo trovò impiccato con la cintura da karate. Un altro numerario, M.A.R., si tagliò le vene durante il soggiorno alla Residenza Miraflores di Saragozza. Cercarono di farlo tornare alla sua famiglia, ma suo padre – un noto ginecologo – disse che l’Opus Dei lo aveva allevato ed ora doveva curarlo. Un soprannumerario medico di quasi ottantenni, A.A., amico di mio padre, si gettò dal balcone di casa sua’…
“La tendenza alla persecuzione di coloro che vogliono uscire dall’Opus Dei o anche degli ex membri, anch’essa tipica delle sette, sta affiorando con forza... Chi lascia l’Opera viene ‘condannato alla morte civile’…Una numeraria, figlia di una ricca famiglia di Barcellona, molto esibita dall’Opus Dei, decise di lasciare l’Opera, sia pure con molte difficoltà. Ma le sue correligionarie non cessarono di perseguitarla, sino a che la giovane si gettò da una finestra. Le persone di un certo ambiente sociale rimasero molto impressionate, nonostante la famiglia non abbia fatto trapelare la tragedia…”

Riferimenti bibliografici:
- Alberto Moncada: “Suicidios en el Opus Dei”, pubblicato sulla rivista “El Siglo”, n° 654, giugno 2005
- Peter Hertel: “I segreti dell’Opus Dei. Documenti e retroscena”
- Klaus Steigleder: “L’Opus Dei visto dall’interno”
- Ferruccio Pinotti: “Opus Dei segreta”
- Alberto Moncada: “Historia oral del Opus Dei”
SANTA O PROSTITUTA?
PARTE II
Ma insomma chi era Maria Maddalena?
Questa donna, rimasta una “santa prostituta”, “una peccatrice redenta”, per circa 1400 anni, in realtà era una figura eminente nella ristretta cerchia che viaggiava accanto al nostro Signore Gesù. Era una donna che aveva una notevole disponibilità economica.
Quando, nel momento della crocifissione, la cerchia di uomini che attorniavano Gesù scomparve nel nulla, Maria Maddalena fu una delle donne che rimase accanto al Signore fino all’ultimo momento. Oltre lei, c’erano Maria,la madre di Giacomo il minore e di Ioses (che non sarebbe altro che

Maria Maddalena era presente al sepolcro, la prima persona che vide Gesù dopo la resurrezione e la prima a predicare la buona novella del miracolo. Era chiamata l’apostola degli apostoli, mentre quanto solitamente riportato su Pietro (la pietra sulla quale sarebbe stata costruita la chiesa cattolica) sembra proprio sia stato aggiunto nei secoli successivi per giustificare la progressiva denigrazione della Maddalena e delle altre donne ed il primato degli uomini in quella che sarebbe diiene venuta
Le notizie più interessanti riguardanti
Secondo i Vangeli, quando avvenne il miracolo della resurrezione di Lazzaro, Maria Maddalena si trovava nella loro casa insieme ad un’altra Maria e a Marta. Quando il Signore giunse in quella casa di Betania, Maria Maddalena uscì incontro al Signore solo dopo esser stata chiamata da Lui stessa, come avviene normalmente, secondo le leggi ebraiche, alle donne sposate.
Insomma, in più parti, sia dei Vangeli canonici che di quelli Apocrifi e Gnostici,
Nel film di Martin Scorsese, tratto dall’omonimo libro di Kazantzakis, durante la crocifissione, Gesù, nel delirio che precedette la morte, vide quella che sarebbe stata la vita con la amata Maria Maddalena: la sua sposa e la loro prole.
Eppure sembra che quando il nostro signore morì in croce, o almeno così sembra, la nostra riabilitata Maddalena era incinta!!!.
In un tratto dell’Apocalisse, del Nuovo Testamento, è riportato un passo di difficile interpretazione, e che solo studiosi particolarmente sagaci sono riusciti a dargli un senso.
Si parla di una Maria che mentre viaggiava via mare per le terre di Francia (Camargue; Provenza) doveva affrontare i forti dolori delle doglie e il drago dalle sette teste che voleva uccidere il prodotto di quel concepimento.
Le allegorie sono notevoli. Eppure è facile dedurre che, delle Marie conosciute attraverso i vari testi, canonici e non, l’unica che poteva essere descritta nell’Apocalisse era
L’allegoria può alle volte divenire un’arma a doppio taglio.
Continua…
Riferimenti bibliografici:
- M. Starbird: "Maria Maddalena e il Santo Graal"
- D. Burstein, A. J. Dekeijzer: "L'enigma della Maddalena"
- L. Picknett: " Maria Maddalena"
- E. Pagels: "I Vangeli gnostici"
LA CHIESA DETTA LEGGE!
Ho potuto appurare, come mi aveva anticipato l'amico finazio, che il video della BBC "Sex Crimes and the Vatican" è stato eliminato dall'intera rete web.
LA CHIESA UTILIZZA ANCORA LA CENSURA PER CIO' CHE NON GRADISCE!
Tale video, trasmesso per la prima volta in Inghilterra l' 1 ottobre del 2006, è rimasto a lungo nascosto da occhi indiscreti, che poi sarebbero anche quelli dei fedeli.
Quanto il video sulla pedofilia ecclesiastica ha fatto la sua comparsa su internet, è scoppiata quella bomba ad orologeria che la Chiesa cattolica aveva omertosamente cercato di disinnescare.
Dopo tutte le false e tendenziose dichiarazioni di non attendibilità del video in questione, propugnate dai più alti rappresentanti della gerarchia vaticana, a dimostrazione della veridicità di quei 38 clamorosi e scandalosi minuti di testimonianze visive e verbali, il Vaticano ha "ben deciso" di eliminare il video dall'interfaccia di internet.
Ma ormai la frittata è fatta, e nemmeno il "Grande Inquisitore" può eliminare dalla testa degli italiani il tarlo delle innumerevoli false verità raccontate dalla Chiesa.
“
(cardinale Julian Herranz)

Sul quotidiano “
L’argomento dell’intervista ha come elemento fondamentale la pedofilia tra i membri della Chiesa cattolica ed il discusso (dai soliti noti) filmato della BBC “Sex Crimes and the Vatican” comparso su internet.
“Si vuole sporcare il volto della Chiesa ed infangare il sacerdozio cattolico” riferisce il cardinale Julian Herranz nelle prime parole dinanzi al suo intervistatore. Sul video della BBC è molto esplicito: “Si tratta di roba vecchia; qualcuno cerca solo lo scandalo”
Ad infangare il volto della Chiesa sono gli stessi membri ecclesiastici che ne fanno parte integrante. Questo non solo per responsabilità specifiche dei preti pedofili e dei relativi abusi sessuali da questi commessi, ma anche per l’omertà che
C’è da dire che il video incriminato dal cardinale Herranz non riguarda assolutamente roba vecchia, come usa chiamarla tale importante elemento del Vaticano: il caso di padre Tarcisio Tadeu Spiricigo risale al periodo in cui Ratzinger era a capo della Congregazione per
Il cardinale Herranz parla di un documento che, secondo una sua interpretazione alquanto approssimativa, non avrebbe più alcun valore: “Il Crimen Sollicitationis è del 1962. Non è più in vigore nella Chiesa da moltissimi anni. Dunque siamo di fronte ad un processo mediatico, non ad una operazione verità”
Purtroppo chi non dice la verità è lo stesso cardinale Herranz. Il “Crimen Sollicitationis”, redatto dal cardinale Ottaviani nel 1962 (come prefetto della Congregazione per la dottrina della fede!), è stato ratificato dall’allora cardinale Ratzinger (stesso ruolo di Ottaviani) e dall’arcivescovo Tarcisio Bertone (attuale Segretario di Stato) il 18 maggio del 2001, con l’epistola “De Delictis Gravioribus”. Tale epistola, inviata a tutti i vescovi del mondo, confermava, senza possibilità di erronea interpretazione, quanto indicato nel “Crimen Sollicitationis” sulla pedofilia e sugli abusi sessuali commessi da elementi della Chiesa.
Il cardinale Herranz si allinea perfettamente con la tragica omertà della Chiesa Cattolica, e con gli esperti insabbiatori del Vaticano.
Non ha alcun senso dire che il documento del 1962 sia stato abrogato nel 1983 dal Codice di Diritto Canonico. Il “De Delectis Gravioribus” del 2001 la dice lunga sulle intenzioni di Ratzinger e della Chiesa in generale.
“Il delitto di pedofilia è gravissimo e prevede pene altrettanto gravi…” afferma il cardinale Herranz “…Il vescovo è tenuto ad aprire un inchiesta. Con prudenza: si tratta di evitare di diffamare persone innocenti. E’ in gioco il bene dei fedeli e la buona fama del sacerdote…Bisogna attenersi a tre principi: prevenire lo scandalo, tutelare la libertà dei testi, garantire il corso della giustizia”
L’unica cosa vera che dice il cardinale, è che
Infatti la maggiore congiura è stata l’accusa ufficiale del governo americano (Texas) al cardinale Ratzinger, durante il processo per abusi sessuali su minori a Juan Patino-Arango, seminarista colombiano, per il grave reato, conseguente al suo “De Delictis Gravioribus”, di ostruzione alla giustizia!
Quando al cardinale Herranz è stato detto che negli Stati Uniti, sacerdoti colpevoli venivano spostati di parrocchia, invece di essere cacciati dall’incarico, quest’ultimo ha “serenamente” risposto: “Bisogna vedere caso per caso. Si è fatto molto scandalo mediatico…A volte mandare un sacerdote altrove, allontanarlo, serve per garantire la libertà dei testimoni, garantire il sacerdote stesso, facilitare il processo”.
Il vero scandalo è quello perpetrato dal Vaticano. I suoi sacerdoti colpevoli venivano solo spostati di diocesi, dove potevano continuare, in un contesto diverso, nelle molestie sessuali a minori. Il tutto era ovviamente noto al vescovo responsabile, il quale doveva comunicare il caso, secondo regole interne alla Chiesa, alla prefettura della Congregazione per la dottrina della fede. Ed è proprio a questo punto che entrava in giocol’opera di copertura, proseguita per circa venti anni, da parte del “Grande Inquisitore” Joseph Ratzinger.
Faccio presente, che se Ratzinger non fosse divenuto pontefice nel 2005, avrebbe dovuto rispondere del reato di ostruzione alla giustizia ad alcuni tribunali degli Stati Uniti, poiché formalmente incriminato. Come capo di uno Stato estero, le accuse vennero fatte decadere.
L’unica libertà di cui può parlare il cardinale Herranz è quella dei membri, colpevoli o meno, della propria Chiesa. In tanti anni di delitti contro i minori sembra non sia interessata a nessuno la salute dei bambini violentati.
Ai lettori le dovute conclusioni !

Riferimenti bibliografici:
- www.fisicamente.net/index-1473.htm
- www.ildialogo.org/Ratzinger/
- Congregatio pro Doctrina Fidei: epistola “De Delictis Gravioribus” (18 maggio 2001)
- www.corriere.it/Primo_Piano/Esteri
Un sera Gesù era molto triste e i suoi occhi erano perduti in un lontano futuro. Disse:
“Mi faranno apparire amante del dolore e della sofferenza. Sento dire ovunque che il mondo è una valle di lacrime e che l’uomo è nato per soffrire. Nulla di più falso. Solo per la sua stupidità e per la sua visione limitata l’uomo si circonda di sofferenza. Io sono venuto tra voi per indicarvi la strada della gioia. Il mio giogo è leggero come una ghirlanda di fiori e la mia autorità è dolce. Se seguirete la strada che vi indico, troverete una felicità che è come un albero sempreverde”.
Gesù ci metteva in guardia:
“Siate prudenti, molta gente nel mondo vive sull’ignoranza degli altri. Molti hanno il monopolio delle chiavi della conoscenza e hanno nascosto così bene queste chiavi che nemmeno loro le possono più usare. Cercate le cose nascoste. Questa vostra ricerca sia prudente e silenziosa. Penetrate, senza dare nell’occhio, fra le rovine dei grandi monumenti che nascondono l’antica verità rivelata. Insinuatevi in essi silenziosi e prudenti come serpenti, ma conservate sempre puro il vostro cuore, come quello di una colomba”.
Un’altra volta Gesù mi disse:
“Tommaso, non nascondere mai la verità. Ciò che ti entra da un orecchio, fallo uscire dalla bocca, gridandolo forte a tutti! Sono stati i ladri e gli assassini ad inventare, per loro convenienza, l’usanza che sia peccaminoso fare la spia. Verrà il giorno in cui non sarà più possibile tenere segreta alcuna cosa. L’uomo non avrà più nascondigli, maschere, scudi e foglie di fico. Anche il pensiero più recondito sarà in piena luce.
Tutte le lampade usciranno dai loro nascondigli e brilleranno nei luoghi alti”
PAROLE QUANTO
PARTE I
Sono stati scritti fiumi di parole su una donna che ha avuto la sola colpa di amare, più della sua stessa vita, il Nostro Signore Gesù Cristo.
Maria Maddalena o Maria di Magdala, dalla presunta città di provenienza, viene trascurata con una certa disinvoltura dai testi canonici, quelli che vennero stabiliti arbitrariamente durante il Concilio di Nicea (indetto dall’imperatore romano Costantino). Il nome della Maddalena viene pronunciato quasi a fatica nei passi del Vangelo dove la sua presenza è scontata e dove non si poteva effettuare una adeguata pulizia del testo.
E’ risaputo che
La donna non era stata particolarmente considerata dall’ortodossia della Chiesa Romana. Fu papa Gregorio Magno, che nel VI secolo, in una sua particolare omelia definì, senza mezzi termini,
Ritengo sia importante sottolineare che una donna nubile non avrebbe, e non gli sarebbe stato mai concesso, stando alla legge della Torah, seguire un gruppo di uomini, anche se in questo caso si trattava del Messia. Inoltre

-
Sono molti gli artisti che avevano a cuore la storia di questa donna, riabilitata soltanto nel XX secolo, nel 1969, da papa Paolo VI. E’ stato lui a rendere definitivamente onore ad una donna che amava ed era amata dal nostro Signore. La cosa incredibile è che ci sono voluti 2 millenni per prendere un pizzico di coraggio e dire: “scusate ci siamo sbagliati!”.
Ma l’ammettere che
I più recenti studi storici, effettuati da persone di fama mondiale ed imparziali per quanto attiene la materia religiosa, hanno stabilito che sia esistito un grande legame tra
Maria Maddalena nasce da una famiglia appartenente ad una casta sacerdotale, erede di una delle cosiddette 12 tribù d’Israele, quella di Beniamino. Chiamandosi Maria, così come per la madre di Gesù, ricevette una educazione particolare, secondo quelli che erano i dettami della Torah. Fino all’età in cui dovevano impegnarsi in matrimonio, venivano educate ed alloggiate in quello che oggi verrebbe chiamato “convento”; il tutto a protezione di una verginità considerata sacra dalla religione ebraica. All’interno del cosiddetto”convento” vivevano numerosi sacerdoti che, oltre che vegliare sulle giovani ragazze, le istruivano sui fondamenti della Torah in attesa che un giovane pretendente, prendesse come sua legittima sposa una delle ragazze.
In un certo momento della vita della giovane, questa quindi lasciava il luogo dove era stata educata ed, in definitiva, cresciuta, grazie al consenso dei sette sacerdoti che si erano presi cura di lei (definiti dalla tradizione ebraica, i 7 demoni). Tutto ciò avveniva solo se i 7 demoni ritenevano la ragazza divenuta ormai una donna e, comunque, sempre prima che la ragazza avesse il suo primo ciclo mestruale (in quanto il sangue di una donna durante il periodo di flusso era una cosa immonda, dal quale stare ben lontani).
Quando
Altri fatti particolari, che vengono descritti dogmaticamente dalla Chiesa Cattolica Romana, hanno posto più di un dubbio ai vari studiosi che si occupano delle origini del cristianesimo.
Le stesse nozze di Cana, non sembrano essere realmente quello che la religione ufficiale vuol farci apparire, ma piuttosto qualcosa riferito al legame tra Gesù e
La tradizione ebraica del tempo richiedeva un fidanzamento che doveva avvenire nel periodo estivo, il “pre-matrimonio” nel mese di Settembre, mese dell’espiazione, con l’inizio della vita sessuale di coppia nel mese di Dicembre, in modo tale che se avveniva il concepimento, il periodo di nascita sarebbe comunque stato sempre nel mese di Settembre. Il matrimonio vero e proprio avveniva, di solito nel mese di marzo, specialmente se la donna rimaneva incinta; se ciò non accadeva la coppia doveva attendere un anno per poter tentare di nuovo il concepimento di un figlio. Se nel periodo che intercorreva tra Dicembre e Marzo, la donna non rimaneva incinta, lo sposo poteva ripudiare la sposa, per il fatto che risultava sterile.
Gesù non ripudiò mai
Continua…
Riferimenti bibliografici:
- M. Starbird: "Maria Maddalena e il Santo Graal"
- D. Burstein, A. J. Dekeijzer: "L'enigma della Maddalena"
- L. Picknett: " Maria Maddalena"
- E. Pagels: "I Vangeli gnostici"
COSTANTINO 
La storia del cristianesimo è ricca di aneddoti e eventi contrastanti tra di loro. Una religione che nasce dal tronco principale dell’ebraismo farisaico, con Gesù il Cristo a rappresentare il personaggio culminante di una fede bimillenaria.
La morte e la resurrezione di Gesù rappresentano gli eventi culminanti di un culto portato e diffuso nel mondo dagli apostoli ed, in particolare, da un uomo, divenuto poi santo, che fino a poco tempo prima aveva perseguitato i seguaci del Messia, redimendosi sulla via di Damasco (non in Siria, ma è un’altra storia!): San Paolo di Tarso.
Il Cristianesimo come una delle principali, se non proprio la principale religione monoteistica, ha messo le proprie radici nel fertile terreno della fede religiosa dell’epoca, particolarmente nei primi IV secoli di storia, scostandosi prima e allontanandosi poi, fino rinnegare le proprie origini ebraiche. Gesù è sempre stato un ebreo e non ha mai avuto l’intenzione di creare o fondare una religione o una Chiesa differente da quella ebraica.
Il popolo romano ha avuto un grande rilievo in quella che è stata la storia del cristianesimo delle origini. Il governatore della Giudea, Ponzio Pilato, è solo un nome tra i tanti, anche se uno dei più rilevanti per lo studio della natività della fede cattolica. E’ certo che, oltre ad alcuni personaggi dell’impero, come Diocleziano e lo stesso figlio Tito, hanno dato un “bel contributo” alla storia del mondo ebraico e all’inizio della predicazione cattolica.
Fino al 305 d.C., con la morte dell’ultimo imperatore romano, accanito avversario del cristianesimo, Galerio, succeduto a Diocleziano, ritiratosi, le sorti del popolo di Cristo sono state spesso drammatiche.
Nel 306 Costantino venne acclamato imperatore dalle proprie truppe a York, alla morte del padre Costanzo, comandante in capo delle truppe imperiali d’occidente. Costantino, come il padre, era sempre stato un adoratore del Sol Invictus, mentre la madre Elena, si era convertita al cristianesimo, tanto da dare il nome ad una figlia di Anastasia, il cui significato era “resurrezione”.
Nei primi anni del suo governo, il giovane imperatore, grazie anche alla costante influenza della madre, iniziò ad avvicinarsi al cristianesimo. Nel 312 ottenne il completo governo di Roma, sconfiggendo Massenzio nella famosa battaglia di ponte Milvio, attribuendo tale esaltante e storica vittoria ad un intervento divino, anche se non è dato sapere quale divinità Costantino avesse in mente (la Chiesa Cattolica approfittò della situazione, riferendosi ad un intervento del Dio cattolico!!!).
Anni dopo, in Gallia, lo storico Eusebio, durante un racconto dello stesso Costantino, venne a conoscenza che il futuro imperatore, il giorno precedente la fatidica battaglia contro Massenzio, e, poco prima che i due eserciti si scontrassero, pregò a lungo l’intervento e l’aiuto del Sol Invictus. Dal racconto che Costantino fece personalmente ad Eusebio, risulta che l’imperatore vide in cielo una croce di luce e le parole: “In questo segno vincerai”. Per la battaglia, gli stendardi e gli scudi dei soldati vennero dipinti con una croce costituita dal monogramma greco, simboleggiante il Cristo: il “chi – ro”.
Dal 312, ovviamente, la convinzione popolare che Costantino si fosse convertito completamente al cristianesimo, aveva preso piede in tutto l’impero romano, e come comprensibile, aveva fatto tirare “un gran sospiro di sollievo” ai fedeli della neonata religione.
Storici dell'epoca, che hanno attentamente valutato gli eventi storici quotidiani dell’imperatore, hanno dimostrato che, Costantino non aveva fatto altro che identificare la divinità pagana del Sol Invictus con il Cristo. Questa associazione, a quanto pare fece comodo a tutti. Costantino fu particolarmente sagace ed intelligente da sfruttare una situazione che difficilmente si sarebbe ripresentata: utilizzare la religione cattolica come collante di un impero romano che iniziava a dare sconfortanti segni di sgretolamento, sotto la “negativa” influenza del vicino oriente e, dei costanti movimenti dei popoli del nord Europa. Il popolo cattolico non poteva chiedere di meglio che divenire la religione di “stato”, anche se il culto del Sol Invictus, come entità pagana non venne mai abolito. Alla Chiesa furono restituite tutte le proprietà confiscate durante i precedenti governi imperiali.
Con il Liber Pontificalis, le concessioni fatte alla chiesa cattolica divennero inimmaginabili solo qualche decennio prima.
La maggior parte degli studiosi di storia della Roma imperiale, sostiene con estrema convinzione che, l'imperatore Costatino, si sia convertito al vero e proprio cristianesimo solo in punto di morte.
Sarà necessario ritornare sull’argomento, e parlare del periodo storico del Concilio di Nicea (325) e quello di Costantinopoli (381), momenti in cui pontefici erano rispettivamente San Silvestro I e San Damaso I, eventi capaci di rivoluzionare la storia della religione cattolica.
Tratto da:

Alberto Moncada (dottorato in legge e laurea in sociologia ed economia), è stato il primo ad occuparsi dei numerari che, a causa delle sofferenze dovute al loro status all’interno dell’Opera, si ammalavano gravemente e venivano internati del fatidico “quarto piano” della clinica psichiatrica di Pamplona, Università di Navarra.
“Si constata un crescente numero di infermità mentali tra i soci numerari dell’Opus Dei. Essi vengono sottoposti ad un peculiare trattamento al quarto piano della clinica universitaria. A tale piano vengono destinati i membri dell’Opus che presentano dei problemi. Una prima parte sono pazienti uomini e donne che soffrono di disturbi psicologici prodotti dalle contraddizioni insite nella vita dei numerari. I vertici dell’Opus Dei non permettono che professionisti della salute mentale estranei all’Opera si occupino di queste persone, e hanno organizzato – per curarle – una propria equipe a Pamplona, diretta dal dottor Cervera e formata esclusivamente da membri dell’Opus Dei.
“La seconda tipologia di pazienti ricoverati al quarto piano della clinica opusiana sono gli indecisi ed i critici. I vertici dell’Opus hanno in comune una cosa con i teorici dello stalinismo: l’idea che la deviazione ideologica sia un’infermità mentale. Quando i numerari attraversano crisi d’identità, sono invitati o forzati a trascorrere un periodo di tempo al quarto piano della clinica psichiatrica dell’Opus Dei”
L’ex numeraria Carmen Charo Pérez, a suo tempo paziente del quarto piano (la “cuarta planta”) racconta: “Ho sofferto di depressione dovuta alla vita nell’Opera, alla negazione di ogni autostima, allo stimolo permanente all’insicurezza personale, all’incoerenza tra quello che si vive e quello che si pensa. Sono stata in queste condizioni negli ultimi sette anni di permanenza nell’Opus. Voglio denunciare l’annichilimento della personalità che l’Opera conduce sistematicamente. E anche la scandalosa mancanza di professionalità e di etica nei medici che mi trattarono, poiché lasciarono che crescesse nella mia coscienza l’idea di soffrire di una grave malattia cronica, inviata da Dio, che dovevo accettare con sottomissione e gratitudine. Mi venne fatto credere che Dio mi amava anche malata e che io gli dovevo un’obbedienza assoluta e senza riserve, poiché gli avevo consegnato la mia vita. Non mi aiutarono a capire che soffrivo di una crisi esistenziale, di un soffocamento assoluto della mia personalità, di tutto il mio essere, al quale l’Opus Dei stava impedendo di credere e manifestarsi…L’unica cosa chiara è che io dovevo perseverare nell’Opus Dei, fosse quel che fosse…Tutto questo lo considero una forma di tortura che Dio non può benedire”
Dice ancora Moncada: “Molti pazienti del quarto piano sono tenuti in stato di forte sedazione, grazie alla somministrazione di una quantità di tranquillanti e psicofarmaci che ne debilitano la volontà…La cuarta planta è, oggi, l’ultima espressione della progressiva trasformazione dell’Opus Dei in una setta, nonostante il Vaticano si senta a suo agio con questa organizzazione che porta avanti una vera e propria controriforma riguardo alle innovazioni prodotte dal Concilio Vaticano II”
E’ NECESSARIO SOTTOLINEARE COME, DURANTE IL PONTIFICATO DI GIOVANNI PAOLO II, L’OPUS DEI HA ACQUISITO UN ENORME POTERE, DIVENENDO, SECONDO IL FORTE DESIDERIO DEL SUO FONDATORE JOSE’MARIA ESCRIVA’ DE BALAGUER, PRELATURA PERSONALE DEL PAPA.
WOJTYLA HA SVINCOLATO L’OPUS DEI DA OGNI TIPO DI CONTROLLO !
Riferimenti bibliografici:
- Ferruccio Pinotti: “Opus Dei segreta”
- Alberto Moncada: “La cuarta planta”, pubblicato sulla rivista “El Siglo”, n° 605, anno 2004
- Alberto Moncada: “Historia Oral del Opus Dei”
- David Yallop: “Habemus Papam”
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Il trentaduenne teologo svizzero Hans Kung, a proposito del Concilio Vaticano II, riporta: “La resistenza della curia nei confronti del Concilio non deve essere assolutamente sottovalutata. L’opposizione della curia, naturalmente, strisciò di nascosto. L’esponente dell’apparato curiale era il cardinale Ottaviani, commissario del Sant’Uffizio…..un deciso avversario della nuova tendenza, tanto da meritare il soprannome di carabiniere della Chiesa”.
ALCUNI “AMICI” DELLA CHIESA CATTOLICA
- CARDINALE ALFREDO OTTAVIANI: prefetto della Congregazione per la dottrina della fede (Sant’Uffizio, nome diverso, identica funzionalità). Fece di tutto per ostacolare i progetti liberali e di rinnovamento della Chiesa Cattolica Romana che, Giovanni XXIII avrebbe voluto esplicitare con il Concilio Vaticano II. Cercò di manipolare gli scritti del pontefice, prima che venissero pubblicati sull’Osservatore Romano. Nel 1962 scrisse la ormai famosa epistola "Crimen Sollicitationis", una vergognosa compertura degli abusi sessuali e della pedofilia da parte a favore dei membri della "Chiesa Cattolica".

- CARDINALE GIUSEPPE SIRI: arcivescovo di Genova, fece delle dichiarazioni piuttosto pesanti sull’operato di Papa Roncalli: “Alla Chiesa occorreranno cinquant’anni per riprendersi dagli errori commessi da Giovanni XXIII”

- CARDINALE GIUSEPPE PIZZARDO: fu complice e pedina nelle mani del cardinale Ottaviani. Partecipò ad un “complotto” per screditare, davanti al mondo ecclesiastico, il Cardinale Bea, stretto collaboratore del Papa, ed il pontefice stesso, con un articolo pubblicato sul periodico Divinitas del Pontificio seminario maggiore del laterano. Si trattò di un vero e proprio attacco inquisitorio in cui gli accusati (anche due gesuiti), erano rei di cattiva interpretazione della Bibbia. Il complotto rientrò con scuse ufficiali.

- CARDINALE PIETRO PALAZZINI: prefetto della Congregazione per le cause di Beatificazione. Era contrario alla beatificazione di Papa Giovanni XXIII, inventandosi di sana pianta delle accuse, sicuramente fomentato da qualche influente elemento della curia: asseriva che, durante la permanenza a Parigi come legato pontificio, inviato dallo stesso Papa Pio XII, frequentasse circoli per omosessuali. Si trattava di una vera e propria gravissima diffamazione. Le falsità diffuse dallo stesso cardinale Palazzini ebbero però scarsa presa sulla curia e breve durata, fino a che lo stesso cardinale incalzato dai dinieghi sulle sue accuse, affermò: “E va bene, non è vero, però il Concilio è colpa sua….”

“Era un uomo[Giovanni XXIII] profondamente evangelizzato, e allo stesso tempo molto umano, che seppe avvertire ciò che era possibile o impossibile, e che seppe dare intuitivamente i giusti impulsi per condurre la Chiesa su una nuova strada. Con lui, in sostanza, è terminato il Medioevo ecclesiastico”:
Hans Kung, teologo svizzero
IL VATICANO ED IL CRIMINE ORGANIZZATO
La morte prematura, e per niente casuale di Papa Luciani, aveva lasciato incompiute numerose riforme riguardanti in particolare la gestione finanziaria ed economica del Vaticano.
Giovanni Paolo I aveva parlato di cambiamenti che necessariamente dovevano essere intrapresi a breve termine, al Segretario di Stato Jean Villot, in quello che sarebbe stato l’ultimo giorno della sua vita.
A Papa Luciani erano giunte informazioni specifiche da un giornalista di OP, un certo Mino Pecorelli (morto assassinato, e per il quale venne accusato di esserne stato il mandante Giulio Andreotti, assolto in primo grado, condannato a 24 anni in appello, assolto in via definitiva dalla Cassazione). Tale giornalista, membro pentito della P2, il cui gran maestro era Licio Gelli, inviò a Luciani una lista di tutti i massoni all’interno del Vaticano (c’era anche il nome dello stesso Jean Villot) e di elementi della Curia romana invischiati in affari sporchi (secondo il diritto canonico, far parte di una loggia massonica, portava all’immediata scomunica del prelato in questione).
Giovanni Paolo I intendeva agire, come prima cosa, grazie anche ad una dettagliata relazione del cardinale Vagnozzi sui movimenti finanziari della Banca Vaticana, rispedendo al mittente Marcinkus, coinvolto consapevolmente in transazioni finanziarie illecite e criminali; conduceva
La stessa sorte sarebbe toccata agli stretti collaboratori di Marcinkus, Luigi Pennini, Monsignor Donato de Bonis e Pellegrino de Strobel.
Ma a Papa Luciani non venne dato il tempo di eseguire la silenziosa epurazione che il Vaticano meritava. Qualcuno pensò, giusto in tempo, a far tacere per sempre il più grande pericolo per tutti coloro che usavano il Vaticano per coprire i propri affari sporchi.
Tutti i documenti compromettenti in possesso di Papa Luciani, vennero passati, dal Segretario di Stato Jean Villot, al successore Karol Wojtyla. Venne anche informato dei cambiamenti che Albino Luciani aveva intenzione di portare avanti.
Karol Wojtyla, Giovanni Paolo II, ignorò spudoratamente ogni singola informazione che gli venne fornita, respingendo ogni singola sostituzione e riconfermò tutti gli uomini della Banca Vaticana nelle loro posizioni.
In tale maniera permise alla “Vaticano spa” di continuare a fare soldi tramite numerosi e stretti legami con il crimine organizzato e con finanzieri corrotti e privi di scrupoli.
Marcinkus, insieme a Roberto Calvi, continuò a saccheggiare il Banco Ambrosiano: un furto che valse 1,3 miliardi di dollari, e che, a distanza di qualche anno, portò alla fine dello stesso “finanziere milanese”.
Bisogna necessariamente sottolineare che
Nel momento in cui il Papa polacco dette il proprio benestare all’attività criminale dell’Arcivescovo Marcinkus, dei conti presenti nella Banca Vaticana, circa 9.300 erano intestati a diplomatici, prelati e “cittadini privilegiati”: tra questi ultimi c’erano criminali di ogni sorta. Tale gruppo comprendeva politici di ogni schieramento, numerosi membri della loggia P2, industriali, giornalisti, editori ed elementi delle principali famiglie mafiose come i Corleone, gli Spatola, gli Inzerillo e i Gambino. Oltre ad elementi della camorra.
Tutti usavano
Licio Gelli assisteva la famiglia Corleone,
Lo stesso cardinale di Chicago, Cody, elemento corrotto della Chiesa cattolica americana, il cui allontanamento era stato preventivato dallo stesso Papa Luciani, venne appena sfiorato da Wojtyla, facendo comunque che Cody rimanesse al proprio posto. Era coinvolto in numerose transazioni ed investimenti illeciti, oltre ad utilizzare il denaro della sua comunità religiosa per il mantenimento di una donna, considerata da persone informate dei fatti, come l’amante del cardinale.
Tale poco raccomandabile individuo, inviava però, con una certa frequenza, grosse somme di denaro destinate alla Polonia (Solidarnosc!).
Questi sono i fatti riguardanti i primi anni di pontificato di Karol Wojtyla !
Riferimenti bibliografici:
- David Yallop: “In nome di Dio”
- David Yallop: “Habemus Papam”
- Guido Knopp: “Vaticano e Pontefici”

Il Vangelo di Marco è il primo dei quattro testi canonici a vedere la luce nell’anno 60 – 65 d.C.
Si tratta di uno dei tre Vangeli sinottici (insieme a quello di Matteo e Luca), base d’ispirazione, se non proprio copiatura, e successiva alterazione, degli altri due Vangeli.
Il redattore di tale testo è un certo Marco, discepolo, a quanto pare, di Simon Pietro, nel periodo romano di quest’ultimo.
Le informazioni riportate sarebbero state descritte da Pietro, il “primo degli apostoli”, e secondo la tradizione cattolica ortodossa, anche se contraddetta storicamente, il “primo Vicario di Cristo”, il primo a salire sul soglio pontificio, anche se la parola “papa” fa la sua comparsa solo nel IV secolo d.C.
In questa serie di articoli verranno esaminati uno ad uno i quattro Vangeli (nel seguente ordine: Marco, Matteo, Luca e Giovanni), sulla base della data di composizione ed utilizzando la metodica della critica testuale, come proposto ed effettuato da Bart D. Ehrman, autore, tra gli altri, di: “Gesù non lo ha mai detto”.
CAPITOLO I
Una delle prime cose che risaltano all’attenzione del lettore di questo Vangelo, è il passo 1,6-7, dove viene riportato che Giovanni, che viveva nel deserto, si cibava di locuste e miele selvatico.
Parlare di locuste come base dell’alimentazione di Giovanni il Battista è una cosa che lascia interdetti tutti coloro che abbiano anche una minima conoscenza del Levitico, uno dei libri dell’Antico Testamento, e parte fondamentale della Torah ebraica.
In esso viene specificatamente indicato l’elenco degli animali immondi e, come tali, proibiti dalla legge mosaica per l’alimentazione degli ebrei. Le locuste appartenevano a tale categoria, ed il Battista, fervido credente ebreo, ligio alle regole e alle leggi della Torah, non avrebbe mai mangiato tale tipo di animali.
Evidentemente colui che ha scritto tale versetto, o lo ha modificato in un tempo successivo, non conosceva assolutamente le regole ebraiche sull’alimentazione, e quindi non conosceva il Levitico e
Nel versetto 1,9-11 ci sono due fatti importanti:
- viene menzionata per la prima volta (ed anche l’unica in questo Vangelo, a differenza degli altri!) la provenienza di Gesù da Nazaret. Tale città era inesistente all’epoca di Gesù, come ci confermano testi storici attendibili, studi archeologici e come confermato dalla maggioranza dei principali studiosi sulle origini del cristianesimo. La cosa ritenuta più valida, in assoluto, è l’erronea interpretazione di Nazareno, come colui che viene da Nazaret, cittadina della Galilea, e non con il suo reale significato (Nazareno, Nazorai, Naziroi, significa “colui che salva”), e cioè appartenente alla setta dei Nazareni, legati indissolubilmente agli Esseni. La città di Nazaret, come vera e propria entità a se stante, e realtà storica, compare soltanto nel IV secolo d.C.
- La seconda cosa di particolare importanza, è che il battesimo veniva effettuato tramite immersione nell’acqua, nel caso specifico quella del fiume Giordano. Questa procedura venne seguita anche dal Battista e da Gesù. Non si trattava (come nell’attuale rituale cattolico) di bagnare la testa del battezzando. Il rituale dell’immersione, come ampiamente spiegato da David Donnini in “Gesù e i manoscritti del Mar Morto”, era un rituale consolidato per l’ordine religioso ebraico degli esseni, in particolare a Qumran (e non solo!). Tra i reperti archeologici di questa città della Giudea sono state trovate numerose miqwesh o vasche rituali, dove il nuovo membro di tale comunità, prima di entrarne a far parte, doveva immergersi in tali vasche per la purificazione, e all’uscita veniva avvolto in una specie di tunica di tessuto grezzo di colore bianco, legata in vita da una corda. Le stesse vasche rituali sono state trovate numerose anche nella città di Gamala, nella regione del Golan, e a Masada, nella regione dell’Idumea (città della setta Esseno-Nazarena, dalla quale emersero anche i famosi Zeloti). Questa seconda considerazione, attesta inequivocabilmente l’appartenenza di Giovanni Battista alla comunità essenza.
Nel versetto 1,21 il redattore del Vangelo in questione cerca di attirare l’attenzione del lettore sulla profonda conoscenza della legge mosaica da parte di Gesù e della conseguente ammirazione di coloro che lo ascoltavano nella sinagoga di Cafarnao (la cui esistenza ai tempi di Cristo è stata accertata dagli archeologi, a differenza di Nazaret, dove non esiste alcuna sinagoga risalente al I secolo).
Il fatto particolare però è la predicazione di Gesù nel giorno di sabato, giorno in cui la rigida legge ebraica impedisce di fare qualsiasi cosa (persino alzare pesi o camminare oltre i pochi metri concessi). Il sabato è, secondo la legge mosaica, il giorno del riposo, il giorno dedicato al proprio Dio. E Gesù pur sempre un ebreo, e come tale, profondo conoscitore della Torah e dei relativi precetti, rispettava le regole imposte da Dio e tramandate dai Padri.
Nei versetti 1,23-28 l’argomento in questione è lo stesso del versetto menzionato in precedenza. Il mancato rispetto del Sabato.
Il redattore del Vangelo non fornisce la minima spiegazione della guarigione dell’indemoniato e della predicazione: le stesse persone presenti a tali eventi non sembrano affatto consapevoli che il tutto avviene di Sabato. Nessuno mostra il minimo stupore, come avviene in altri contesti del Nuovo Testamento, dove viene più volte sottolineata la particolare gravità di tale tipo di infrazione della legge.
In Marco 1,31 è importante sottolineare come il relativo redattore metta in evidenza lo stato di sottomissione delle donne. La suocera di Simone, dopo esser stata guarita da Gesù, si alza dal letto e si mette a servire lo stesso Gesù e gli altri apostoli.
Tale punto di vista viene estrapolato da alcuni scritti di San Paolo, che, in alcune delle sue lettere (alcune risalenti al 55 d.C., scritte prima dello stesso Vangelo di Marco), specifica la sottomissione delle donne rispetto all’uomo, anche se lo stesso personaggio ha un atteggiamento spesso ambivalente.
Gesù non ha mai fatto alcuna distinzione né alcuna discriminazione tra uomini e donne (basta ricordare le numerose donne che lo hanno accompagnato nei suoi lunghi pellegrinaggi!).
Nella guarigione del lebbroso, versetto 1,40-45, è ravvisabile un netto contrasto con tutto il resto del primo capitolo. Solo in questo caso Gesù, essendo la lebbra un male che conduceva all’allontanamento dalla comunità, una punizione divina, dopo aver guarito il malato in maniera “quasi rabbiosa”, fa riferimento alle leggi mosaiche.
IL MASSACRO DEGLI INNOCENTI
Per un giorno vorrei fare un salto temporale e passare dalla Palestina del I secolo d.C. a quella che sarebbe divenuta la Francia del XII – XIII secolo d.C.
I catari erano una setta religiosa definita eretica, tanto per cambiare, dalla Chiesa Cattolica Romana, e come tale rappresentava un pericolo per quella che sarebbe dovuta divenire la religione principale nell’Europa del tempo. Ogni piccola sbavatura a quello che era il dogma cattolico, sancito prevalentemente con il Concilio di Nicea del 325 d.C., veniva considerato una minaccia mortale, tanto da dover essere combattuto con tutte le possibili armi a disposizione.
La popolazione dei catari era una piccola comunità di uomini religiosi che aveva fatto voto di povertà e di castità, vivendo di quel poco che riuscivano ad ottenere dalla terra e dalle offerte delle persone con le quali entravano in contatto. Giravano per il sud della Francia in coppia, vestiti con delle semplici tuniche bianche, legate in vita da una comune corda. Non avevano denaro tanto meno possedimenti.
Durante la loro giornata predicavano il messaggio di Gesù Cristo alla gente comune, in particolare alla povera gente, sempre bisognosa di una parola di conforto e, alle volte, anche di una mano. Spesso la coppia di catari si fermava in un luogo e trascorreva la giornata aiutando la povera gente a lavorare la terra, compito sempre più arduo per coloro che dovevano dare gran parte dei loro beni ai signorotti del posto come tassa obbligatoria. I catari ricevevano in cambio soltanto qualcosa da bere e da mangiare, e non chiedevano altro.
Con il passare del tempo i catari iniziarono ad essere conosciuti ed apprezzati per le loro qualità e per le loro opere di bontà. I francesi del tempo, nel sud del paese li chiamavano, traducendolo in italiano, “gli uomini buoni”. Erano ben visti anche dai sovrani del posto, alcuni dei quali aderirono alla fede catara.
Dal punto di vista religioso abiuravano il crocifisso, poiché ritenuto, forse a ragione, non tanto il simbolo di Cristo, ma solamente uno strumento di tortura. Non credevano nella resurrezione della carne, tanto meno nella “Santa Trinità”. Insomma le loro idee si discostavano piuttosto ragionevolmente da quelle della Chiesa ortodossa del tempo. Ritenevano infatti, seguendo la linea degli gnostici, di poter progressivamente giungere alla conoscenza di Dio attraverso l’esperienza diretta del divino; non era assolutamente necessaria l’intercessione di preti e sacerdoti. Solo i perfecti, che erano gia giunti all’unione con il divino, potevano aiutare i nuovi discepoli nella conoscenza di quella scintilla divina che, secondo i catari, si troverebbe in ogni uomo.
Per i catari il mondo terreno era il male e non era la vera vita; rifiutavano l’immacolata concezione e Gesù, sebbene adorato, veniva considerato un uomo ricolmo di Spirito Santo, ma pur sempre un uomo.
Ovviamente tutto questo era inammissibile per Roma, il che produsse un forte risentimento da parte dell’intera Curia. Vennero mandati degli ecclesiastici in terra catara, principalmente la Linguadoca, con l’unico scopo di riportare all’ordine tali dissidenti religiosi, ma la spedizione fu un fallimento, anche perché il catarismo aveva preso ampiamente piede in quelle terre, appoggiati anche dai signori del posto. Lo stesso Bernardo di Chiaravalle, che venne anche fatto Santo, osservando la vita dei catari e i loro rituali religiosi che non richiedevano assolutamente la presenza di un officiante, riportò a Roma che non aveva mai visto tanta semplicità ed amore in quei rituali, da non vederci niente di male.
La Chiesa non poteva certo permettersi un “affronto”del genere, ed in maniera piuttosto “semplice” venne indetta la crociata contro gli Albigesi (dal nome dei catari che risiedevano nella città di Albi, nel sud della Francia). Tale crociata, infamante per il nome della Chiesa Cattolica Romana, non viene infatti riportata sui libri di scuola, poiché sarebbe troppo evidente l’errore e l’orrore commesso dai due papi: Innocenzo III e Gregorio Magno. Il primo, nominò Simon de Monfort capo delle forze armate ed indisse la crociata; il secondo dette ordine di costituire la famosa quanto terrificante “Santa Inquisizione”, fondata poi da Domenico di Guzmann, creatore oltre tutto dell’ordine dei domenicani e, è la pura verità, nonostante lo sterminio di migliaia e migliaia di persone innocenti, venne addirittura santificato.
-I metodi dell’Inquisizione (fig. 1)
In quel tempo era all’apice del suo potere l’ordine dei Templari, il quale per istituzione rispondeva delle proprie azioni solo al papa. La storia ci ricorda che in quel frangente, nella crociata contro i catari, nessun templare partecipò minimamente; anzi molti catari riuscirono a sfuggire alla morte in guerra prima e alle torture poi, proprio arruolandosi con i cavalieri Templari.
Nel 1244 l’ultima roccaforte del catarismo e quindi dello gnosticismo crollò sotto i colpi terribili della politica di una Chiesa, attenta più al mantenimento di un totale controllo spirituale e temporale dell’Europa del XIII secolo, che non della vita umana, in tutte le sue più vere manifestazioni.
-Il giudizio dei catari di Carcassone (fig. 2)
Non venne risparmiato nessuno. Nell’assedio di Montsegur, vennero dati alle fiamme uomini, donne e bambini, rifugiatisi nella rocca nel tentativo di scappare alla persecuzione.
Quando al legato pontificio Arnauld - Amauri venne chiesto da un ufficiale, prima dell’inizio dell’assedio di una delle roccaforti catare, come avrebbero fatto a distinguere gli eretici dalle persone “normali”, il legato rispose: "Uccideteli tutti, Dio riconoscerà i suoi!" Nel 1244 finisce la storia di una delle sette religiose più pacifiche ed amate fino a quel tempo, sebbene le loro idee si discostassero poco dall’ortodossia di Roma. La roccaforte di Queribus fu l'ultima, cronologicamente a cadere (1255)
Papa Giovanni Paolo II, ha chiesto, a nome dell’intera Chiesa Cattolica, scusa per quello che è accaduto con le crociate: chissà se era compresa anche quella contro i catari?
Sebbene non condivida molte delle idee dei Testimoni di Geova questo passo mi sembra significativo:
"Una questione più iportante per i veri cristiani è se sia appropriato venerare lo strumento usato per uccidere Gesù.....Supponete che un vostro caro sia stato barbaramente ucciso e l'arma del delitto portata in tribunale come prova. Cerchereste di entrarne in possesso per fotografarla e stamparne molte copie da distribuire? Duplichereste l'arma in varie dimensioni? Creereste dei gioielli con quella forma? Chiedereste ad una azienda di farne delle riproduzioni per venderle ad amici e parenti affinchè siano venerate? Probabilmente il solo pensiero vi fa inorridire! Eppure in relazione alla croce sono state fatte proprio queste cose"
Tratto da "Svegliatevi" numero di aprile 2006
“ Trovava il sesso disgustoso e gli era radicalmente ostile. Soffrendo di una mancanza patologica di maturità emotiva, psicologicamente squilibrato, aveva troppo l’abitudine di confondere le sue reazioni istintive e i suoi capricciosi giudizi di valore con delle regole promanate dall’Alto…Egli non sembra avere realmente compreso il messaggio di Gesù. Il Cristo crocifisso l’attirava più del Cristo resuscitato. La sua dottrina dell’espiazione porta il marchio dei suoi gusti sado – masochisti.
Agli inizi della carriera, la sua violenta persecuzione dei cristiani rivela una forte tendenza al sadismo, e quando racconta le sue sofferenze, in particolare la sua flagellazione, dalla quale sembra aver tratto un certo piacere, le sue tendenze masochiste sono evidenti. Si ha anche motivo di pensare che fosse un omosessuale represso, e che per razionalizzare nell’inconscio questo suo orientamento sessuale che si è rivolto alla castità…
Si ha ben ragione di credere che fosse celibe e, in quanto tale, sospetto agli occhi degli ebrei ferventi. E’ senza dubbio per riscattare ai loro occhi questa tara che perseguitò i cristiani con tanta violenza. E più tardi, quando anche lui si fece cristiano, giustificò il suo celibato inventando la dottrina della castità”
Tratto da “Arcadie” n° 160, aprile 1967, e scritto da Andrew Priest, sacerdote protestante, psicosociologo ed antropologo

Il teologo gesuita, padre John McNeill, attivo presso una comunità di gay di New York, commentò, in maniera onesta e sincera
Padre McNeill, nel 1977, aveva pubblicato il saggio The church and the Homosexual, che, per la prima volta affrontava il tema della problematica omosessuale in relazione alla fede e alla Chiesa.
La tesi sostenuta dal gesuita era che le relazioni gay stabili dovessero essere giudicate, dal punto di vista morale, alla stregua di quelle eterosessuali. Le idee espresse comunque nel saggio erano piuttosto semplici ed oneste:
“La tendenza omosessuale non è necessariamente connessa a peccato, malattia o disperazione: è piuttosto un dono di Dio, e deve essere accettata e vissuta con gratitudine…
Gli esseri umani non scelgono il loro orientamento sessuale: lo scoprono come qualcosa che gli è stato donato…
Le persone omosessuali possono dare un positivo contributo al contributo sociale, essendo parte del progetto creativo di Dio. Infatti se lesbiche e uomini gay sparissero, l’ulteriore sviluppo della società verso una maggiore umanizzazione sarebbe messo a repentaglio…
L’amore tra due lesbiche o tra due uomini gay, essendo costruttivo sentimento umano, non è peccato. E può tranquillamente essere considerato amore sacro, poiché traspone la presenza divina nella comunità umana con la stessa efficacia dell’amore eterosessuale…
Ogni essere umano ha il diritto, donatogli da Dio, all’intimità dell’amore sessuale”
Ovviamente, alla fine degli anni settanta, padre McNeill era finito nel mirino della prefettura della Congregazione per la dottrina della fede, un nome nuovo ad un antica ed atroce istituzione ecclesiastica: il Sant’Uffizio vaticano (o Inquisizione).
Questo non solo per il saggio del padre gesuita, ma anche e soprattutto per la critica, espressa pubblicamente, nei confronti della Lettera ratzingeriana, scatenando le ire e la feroce reazione del futuro Benedetto XVI.
Nello stesso 1986, nel mese di ottobre, su precisa disposizione di Ratzinger ai vertici dell’ordine dei gesuiti, venne posto un ultimatum a padre John McNeill: o la rinuncia alla sua dedizione pastorale per le persone omosessuali, oppure l’abbandono dell’ordine a cui apparteneva.
Un ultimatum di una tale crudeltà, tipico della vecchia ed ancora attuale Inquisizione.
Padre McNeill mostrò tutto il suo coraggio e la forza di una fede vera, radicata nell’amore per il prossimo: lasciò l’ordine convinto di dover proseguire la sua attività “pastorale” di sostegno alle persone omosessuale, anche senza la divisa di “Santa romana Chiesa”.
Un ulteriore motivo di vergogna per Ratzinger, l’attuale pontefice.
Riferimenti bibliografici:
- Joseph Ratzinger: “Lettera sulla cura pastorale delle persone omosessuali”
- Discepoli di verità: “I triangoli rosa di Benedetto XVI”
- Editore Isbn: “Contro Ratzinger”