Le origini del cristianesimo, sacre scritture, storia della Chiesa cattolica, l'Inquisizione, i Templari, le Crociate, il Vaticano e la Curia romana, crimini religiosi, veritĂ scomode e nascoste, storia del papato, i Vangeli, Qumran e Nag Hammadi.
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Dopo la morte del governatore di Aleppo, Nur ed – Din, la lotta per la successione al comando del governo musulmano fu dura e senza esclusione di colpi.
Il diretto discendente era Malik as – Salih Ismail, figlio ed erede diretto di Nur ed – Din, ma all’epoca solo undicenne.
Già allora, sotto il governo musulmano, si era fatta strada “l’idea” della Jihad o Guerra Santa, riunificando sotto un unico sovrano, l’intera e grande forza arabo – musulmana, contro l’invasore occidentale, rappresentato dai Franchi.
Il personaggio storico che avrebbe provato a portare avanti tale proposito unitario, fu il vigoroso e giovane nipote di Shirkuh, fidato generale di Nur ed – Din: si trattava di Salad ed – Din Yussuf, meglio noto come Saladino.
Sia in vita che dopo la morte, Saladino sarebbe stato considerato come un esempio di coraggio e di magnanimità, sia dai cristiani che dai musulmani. Addirittura, in Europa, si parlò della sua cortesia e della sua benevolenza – ad esempio, del fatto che, ai prigionieri cristiani a Damasco, fece dare delle pellicce per tenerli caldi, o di come, durante l’assedio musulmano al castello di Kerak nel 1183, durante i festeggiamenti per il matrimonio di Humphrey di Toron con la principessa Isabella, Saladino dette ordine ai suoi uomini di non attaccare la torre dove si teneva la cerimonia.
Tali qualità ebbero un notevole impatto sui cristiani, sia in Terra Santa che in Europa, dove la tendenza a demonizzare il nemico infedele, era una consuetudine ormai usuale.
Uomo semplice, generoso e misericordioso, il “feroce” Saladino fu un grande statista ed un abile ed astuto guerriero; un letterato colto, molto abile con lancia e spada.
Saladino, al comando di un imponente esercito, che poteva contare su quasi 50.000 elementi, di cui almeno 15.000 cavalieri, fu colui che riuscì a spezzare il dominio cristiano in Terra Santa, conquistando alcune delle più importanti roccaforti dei crociati.
Dopo un iniziale debacle durante l’assedio della città fortificata di Ascalona, Saladino riportò numerose vittorie, anche se di relativa importanza. Abile stratega, capace di concertare con il nemico periodi di tregua per risolvere problemi e conflitti interni, avrebbe ottenuto ben altri successi con gli anni.
Sebbene rispettoso dell’avversario, e capace, come pochi tra i precedenti comandanti musulmani, di rendere onore al nemico, Saladino provava un profondo odio per gli ordini cavallereschi (Templari ed Ospedalieri), nonostante ne riconoscesse il grande valore e coraggio in battaglia. L’odio di Saladino era poi particolare per un uomo capace, pur di trarre un personalissimo profitto, di violare un concordato di pace tra cristiani e musulmani: si trattava di Reginald de Chatillon.
Nella tristemente famosa battaglia di Hattin, Saladino inferse una terribile sconfitta alle truppe cristiane, decimando il già scarso contingente militare cristiano in Terra Santa. 
Tale vittoria musulmana sancì la tragicità della II Crociata.
Molti cavalieri trovarono ad Hattin la morte; molti altri vennero fatti prigionieri. Anche il re Guy, il fratello Amalrico, il Gran Maestro del Tempio, Gerard de Ridefort, e Reginald de Chatillon, vennero presi e portati al cospetto di Saladino.
Questo ultimo risparmiò re Guy e i suoi baroni; il Gran Maestro del Tempio venne imprigionato, mentre de Chatillon venne decapitato direttamente da Saladino con la sua scimitarra, dicendo: “Un re non uccide un re, ma la perfidia e l’insolenza di quell’uomo (Reginald) si è spinta troppo oltre”. La stessa clemenza non fu usata verso i cavalieri dei vari ordini: “Purificherò la terra da queste razze impure”. I vari cavalieri fatti prigionieri vennero posti di fronte alla scelta di abiurare la propria fede o la morte: circa 230 tra Templari e Ospedalieri vennero decapitati.
Dopo l’imponente e storica vittoria ad Hattin, Saladino aveva ancora un obiettivo essenziale da raggiungere: prendere la città Santa di Gerusalemme.
L’assedio durò poco tempo. La sproporzione tra le forze in campo era a dir poco disarmante per i difensori cristiani. Solo le minacce degli assediati di radere al suolo il Santuario della Roccia e di bruciare la città persuasero Saladino a giungere ad un accordo.
Venne fissata una quota per il riscatto dei prigionieri e rendergli salva la vita: 10 denari per ogni uomo, 5 per la donna e 1 per ogni bambino. Circa 7.000 persone trovarono la libertà.
Il 2 ottobre del 1187, Saladino entrò in Gerusalemme e ne prese possesso, usando grande magnanimità verso gli sconfitti, verso coloro in special modo, che non erano combattenti. La stessa generosità non era disponibile per gli ordini cavallereschi.
Facendo un passo indietro di neanche un secolo, nel 1099, quando le truppe crociate assediarono e conquistarono Gerusalemme, il massacro degli assediati fu totale, senza riguardo per sesso, età e fede religiosa. Ebrei e gli stessi cristiani non trovarono scampo alla furia conquistatrice dei crociati, trucidati insieme ai musulmani.
Un cronista del tempo, Guglielmo di Tiro, di religione cristiana, raccontò che, per recarsi a pregare presso
Riferimenti bibliografici:
- Pier Paul Read: “La vera storia dei Templari”
- Runciman: “Storia delle Crociate”
- B. Z. Kedar: “The Horns of Hattin”
- Amin Maalouf: “Le Crociate viste dagli Arabi”
I MISSIONARI ED IL NUOVO CONTINENTE

La colonizzazione e la cristianizzazione forzata portarono gli indios non solo alla morte fisica, ma anche a quella morale.
Le deportazioni di massa ebbero degli effetti devastanti sui popoli nativi. I conquistadores, con l’ausilio di preti, riuscivano a convincere gli indigeni che tali spostamenti avvenivano per condurli in una Terra Promessa.
I preti, senza il minimo scrupolo di “coscienza”, imbevevano di false credenze e di ideali di libertà e felicità popoli che non conoscevano la realtà della natura umana, e di cosa fosse capace un uomo pur raggiungere il proprio obiettivo di ricchezza e potere.
Solo quando si rendevano conto di essere stati ingannati, gli indios, ormai ridotti alla totale schiavitù, si suicidavano o si lasciavano morire di fame, rifiutando qualsiasi tipo di cibo.
Non venivano più procreati bambini, onde evitargli una vita di schiavitù. La fame e la fatica erano le uniche compagne della vita della maggior parte delle famiglie indios.
I neonati, con le donne prive di latte, morivano nei primi mesi di vita. A Cuba, in tre mesi, morirono circa 7000 bambini. Altre madri affogavano la propria prole per disperazione, ed alcune, rimaste casualmente incinte, usavano particolari erbe per poter abortire.
“Si tratta di un assassinio economico e i colonizzatori ne portano tutta intera la responsabilità”.
Ci furono missionari che benedirono massacri e stragi di innocenti, colpevoli solo di vivere pacificamente su terre ritenute ricche di tesori, ed i reali di Spagna, per completare il quadro, istituirono dei tribunali dell’Inquisizione, dedicati specificatamente per gli indios.
Non tutti i missionari approvarono la politica dei conquistadores: uno tra i più famosi membri della Chiesa che denunciarono le atrocità, gli abusi ed i massacri, commessi in nome di chissà quale Dio, fu il vescovo Bartolomè De Las Casas.
Cercò di far capire al governo spagnolo e all’intero “mondo civile” che i continui eccidi perpetrati dai colonizzatori, avrebbero condotto, come avvenne nella realtà, allo spopolamento del nuovo continente.
La soluzione dei conquistadores, alla quale
Riferimenti bibliografici:
- Tzvetan Todorov: “La conquista dell’America. Il problema dell’altro”
- David Stannard: “Olocausto americano: la conquista del nuovo mondo”
- T. Todorov, G. Baudat: “Racconti aztechi della conquista”
I TEMPLARI
di Barbara Frale – Il Mulino

Il libro della Dr.ssa Frale, dottorato di ricerca con una tesi sul processo dei Templari e, soprattutto, ufficiale dell’Archivio Segreto Vaticano, mostra delle premesse interessanti. Purtroppo tale presupposto viene disilluso non appena ci si addentra nella lettura del testo storico.
Un libro sui Templari dovrebbe cercare di mettere in risalto ogni aspetto pertinente con la nascita dell’ordine, con la sua storia, con le varie teorie in merito e con la fine dell’ordine cavalleresco, se questa si è avuta realmente.
Barbara Frale, durante la sua digressione sui cavalieri del Tempio, lascia , purtroppo, numerosi argomenti nella più completa oscurità, riportando, in realtà, una visione d’insieme molto vicina a quella sempre propugnata dalla Chiesa Cattolica. Gli argomenti, nonostante le scuse ufficiali, davanti al “Muro del Pianto”, a Gerusalemme, da parte di Papa Giovanni Paolo II, vengono inquadrati da un unico punto di vista, quello cattolico – cristiano, che se potevano andar bene ed essere accettati fino a qualche anno fa, adesso non fanno altro che rendere il testo in questione incompleto, parziale e privo di numerosi dati essenziali alla comprensione della vera realtà dei Templari.
Nel libro preso in considerazione, sebbene la stragrande maggioranza dei dati storici risultano corretti ed interessanti, esistono delle lacune nella fase che dovrebbe introdurre quelli che sono stati gli aspetti storici, sociali, politici ed economici che hanno portato alla fondazione di un ordine monastico – guerriero tra i più importanti della nostra storia.
L’autrice non fornisce un esaustivo quadro politico – sociale prima dell’anno 1000, periodo in cui sono accaduti degli eventi storici di particolare rilievo, spesso direttamente correlati con la vita dell’ordine dei Templari. Barbara Frale non fa il minimo accenno al regno dei Franchi Merovingi, il cui capostipite fu Meroveo, mentre uno dei suo discendenti, Clodoveo, convertendosi al cristianesimo, tramite il battesimo, legò il suo regno al nascente Stato Pontificio. L’unica cosa di cui si fa cenno è l’imperatore Carlo Magno, nipote di Carlo Martello e figlio di Pipino il breve, usurpatori del trono merovingio, tramite l’assassinio di Childerico III.
I merovingi, stando alle notizie e alle numerose informazioni di storici del periodo, erano legati, in maniera che risulta superfluo riportare in questo contesto, a Maria Maddalena, fuggita dalla Palestina nel 64 d.C., per approdare sulle sponde del sud della Francia, in Provenza, poco tempo dopo.
Anche uno dei personaggi più importanti della I crociata, che condusse alla conquista della Palestina, ed in particolare, della città Santa di Gerusalemme, viene a malapena accennato: si tratta di Goffredo di Buglione, duca di Lorena, che il 15 luglio del 1099, entrò nella città del Santo Sepolcro. Oltre a non aver accettato (essenziale dal punto di vista storico) il titolo di re di Gerusalemme, non viene inoltre menzionata la sua certa discendenza dal sangue reale dei Merovingi.
Altri aspetti che l’autrice tratta in maniera molto personale, sono le vite e le opere dei pontefici che governarono
Non viene menzionata l’opera, a dir poco terribile, di Papa Innocenzo III, il quale indisse una delle più tragiche e crudeli crociate della storia cattolica: quella contro i presunti “eretici”, i Catari. Vennero sterminate migliaia di persone, compresi vecchi, donne e bambini.
E che dire di Papa Gregorio IX!! Fondatore della “Santa Inquisizione” nel 1233, ed effettiva a partire dal 1235; data in mano all’ordine dei domenicani, non ci fu alcuno scrupolo ad utilizzare indiscriminatamente la tortura per estorcere confessioni, che dal punto di vista storico e legale non possono avere alcun valore. Questo avvenne per la prima volta contro i Catari, poi, senza dover attendere troppo tempo, ne fecero le spese i Templari, grazie agli inganni orditi contro di loro da Filippo IV di Francia, detto il Bello, e Papa Clemente V.
Molti templari morirono sotto tortura, massacrati da uomini di Chiesa che avevano ben poco tempo per occuparsi del proprio “gregge” e della salvezza delle anime!
Un’ultima cosa necessita la sottolineatura: tra le accuse rivolte ai templari c’era quella di eresia, dovuta al fatto che, durante la cerimonia di ingresso nell’ordine, il nuovo membro doveva sputare sulla croce di Cristo.
Ora, le spiegazioni possibili sono due, e nessuna dovrebbe prevedere l’accusa e la condanna per eresia: la prima, è che tale informazione sia stata ottenuta dagli inquisitori, estremamente ligi al proprio dovere, sotto tortura, quando molti, pur di interrompere le sofferenze infertegli, avrebbero dichiarato qualsiasi cosa; la seconda, è che lo sputo sulla croce fosse solo una manifestazione simbolica, non tanto del rinnegamento di Gesù Cristo, ma dello strumento usato per
“Dopo le due parti che ho già esposto, vediamo alla sinistra della Vergine, un po’ più in alto, un Angelo con una spada infuocata nella mano sinistra; la spada, scintillando, lanciava fiamme che sembravano incendiare il mondo; ma che si spegnevano al contatto con il fascio di luce emanato dalla mano destra della Vergine: l’Angelo, indicando con la mano destra la terra, disse con voce forte: Penitenza, Penitenza, Penitenza! E vedemmo in una luce immensa che era Dio ‘qualcosa di simile al riflesso di una persona davanti ad uno specchio’, un Vescovo vestito di bianco e ‘avemmo il presentimento che fosse il Santo Padre’. Vari altri Vescovi, Sacerdoti, religiosi e religiose salivano un’irta montagna, sulla cui cima si trovava una grande Croce di tronchi grezzi simili a corteccia di sughero; il Santo Padre, prima di raggiungere la sommità del monte, attraversò una grande città in rovine, e piuttosto tremante e con un incedere vacillante, afflitto di dolore e di pena, pregava per le anime dei morti che incontrava lungo il suo cammino; giunto in cima alla montagna, prostrato in ginocchio ai piedi della grande croce, venne ucciso da un gruppo di soldati e da alcuni Vescovi e Sacerdoti che lo colpirono con pugni e frecce, dopodichè morirono anche i Vescovi, i sacerdoti, i religiosi e le religiose e varie persone laiche, cavalieri e signore di varie classi e posizioni, uno dopo l’altro. Sotto i due bracci della Croce c’erano due Angeli, ognuno con un annaffiatoio di cristallo in mano, all’interno dei quali raccoglievano il sangue dei Martiri con cui irrigavano le anime che si avvicinavano a Dio”
Terzo segreto di Fatima
Le parole di Suor Lucia hanno sempre indicato che “un uomo vestito di bianco sarebbe stato ucciso dai suoi pari”.
Quello che ne è stato fatto di tale profezia è tutta un’altra cosa, opera dei soliti insabbiatori e mistificatori che usualmente girano impunemente per le stanze del Vaticano.
Riferimenti bibliografici:
- Luis Miguel Rocha: “La morte del Papa”
E quanto a lei signor Patriarca,
e i giorni di Cristo.
(Suor Lucia ad Albino Luciani, Coimbra, 11 luglio 1977)
La storia di Papa Giovanni Paolo I è rimasta nel cuore di molti fedeli, e anche in coloro che tutto sommato non credono. Con Albino Luciani si è aperta e chiusa una delle pagine più tristi e malinconiche della Chiesa cattolica romana. Un uomo, prima di tutto, che non desiderava divenire Papa, e che una volta eletto, ha dovuto lasciare tale incarico sulla base di decisioni prese da altre persone, e non certo dal Dio in cui Luciani credeva fermamente, tanto da accogliere serenamente la propria fine.
Si, perché Albino Luciani, già prima di essere eletto pontefice, sapeva già quale sarebbe stato il suo destino.
Un uomo ed un pontefice che avrebbe potuto realmente cambiare il volto della Chiesa, e riportare vicino al Signore tutti coloro che progressivamente avevano abbandonato, in un angolo del proprio cuore, la fede.
Il Vaticano, sebbene siano trascorsi ben 29 anni dalla morte del pontefice, non ha mai mostrato la minima intenzione di andare a fondo nella ricerca di una verità che a molti sta veramente a cuore. La sua opera di copertura, omertà ed insabbiamento degli eventi accaduti, è continuata in tutto questo tempo, e niente ci fa sperare che non sia la stessa cosa in futuro.
La morte di un pontefice è sempre qualcosa di eccezionale, anche se naturale come evento. Quando però manca l’aspetto “naturale” di tale morte, le cose prendono una strada del tutto diversa.
Che
I documenti emersi ultimamente, forse dagli ultra segreti archivi Vaticani, per mano di qualcuno che ha a cuore la verità, non fanno che confermare tutte le ipotesi già menzionate sull’uccisione di Albino Luciani la mattina del 29 settembre 1978.
Si è avuta la conferma del coinvolgimento, diretto o indiretto, di personaggi particolarmente importante nel quadro politico economico del periodo.
Fare nomi non è mai stato così facile, anche perché sono sempre gli stessi. Il coinvolgimento della P2 (Propaganda 2) è quanto mai scontato, in special modo nella figura del suo Gran Maestro (così gli piaceva farsi chiamare), Licio Gelli. Ovviamente Gelli non era l’unico elemento della sua setta segreta ad essere, in qualche modo coinvolto, nell’omicidio Luciani: abbiamo anche i tristemente famosi Roberto Calvi e Michele Sindona, deceduti in circostanze “particolari”.
Lo stesso camerlengo Jean Marie Villot era un membro della massoneria, e a quanto pare colui che, sebbene avesse tentato di far desistere Luciani dal procedere nei numerosi cambiamenti all’interno del Vaticano, ha dato il nulla osta per procedere all’eliminazione del “problema”.
Paul Marcinkus, a capo dello IOR, e coinvolto in numerose operazioni poco pulite, come il riciclaggio di denaro sporco proveniente dal mercato delle armi, dalla prostituzione, dal traffico di droga e molto altro, è stato uno dei personaggi ad acquisire una maggiore tranquillità dopo la morte del Papa. Sarebbe stato il primo ad essere cacciato dal Vaticano, dato che Papa Luciani era venuto a conoscenza di tutto quello che aveva combinato e che continuava a compiere insieme agli amici di sempre: Calvi, Sindona, Gelli ed alcuni ecclesiastici della Banca Vaticana.
Papa Giovanni Paolo I aveva ricevuto dei documenti sulla situazione all’interno dello Stato Pontificio, corredati da una lunga lista degli appartenenti alla P2. Il mittente era il giornalista di OP, Mino Pecorelli, che venne assassinato da dei killer professionisti. E a quanto pare il mandante è stato l’attuale senatore a vita Giulio Andreotti, condannato a 24 anni di carcere in prima istanza, assolto in via definitiva. Non c’è da meravigliarsi, dato che
Papa Luciani si rese conto che molti dei più influenti membri della Curia romana era dei massoni ed appartenevano alla P2.
In tutto questo giro di vite, che condusse alla morte di Albino Luciani, c’era di mezzo anche la mafia, con le sue famiglie più importanti: Inzerillo, Spatola, Gambino e per finire i Provenzano (amici di Sindona). Inoltre la stessa CIA appoggiava la politica del Gran Maestro Gelli.
Nella P2 c’erano anche elementi essenziali della politica italiana di quel periodo, fra i quali lo stesso ministro del consiglio, ed altri personaggi altolocati.
Non è un mistero che anche Craxi, ed in un periodo successivo Berlusconi, i Savoia, Costanzo, Gervaso e molti altri, facessero parte delle liste segrete della loggia.
Come poteva Papa Albino Luciani sopravvivere ad un tale schieramento di forze !
Il nome dell’assassino ancora non è noto, ma verrà fuori presto!
Riferimenti bibliografici:
- David Yallop: “In nome di Dio”
- Luis Miguel Rocha: “La morte del Papa”
- David Yallop: “Habemus Papam”
PARTE II
La conquista del Nuovo Continente, ad opera di persone senza scrupoli e votate alla distruzione indiscriminata, oltre all’appoggio incondizionato della Chiesa cattolica, aveva una base, per così dire, “legale”: il REQUERIMIENTO.
Si trattava di un documento che i conquistadores leggevano, rigorosamente in spagnolo, a coloro che stavano per essere sottomessi, prima dei massacri sommari.
La figura centrale di questo documento, paradossalmente, era Cristo, considerato “capo della stirpe umana”. Gesù donò il potere a Pietro (e anche qui ci sarebbe da discutere!), e questi ai suoi successori: i vescovi di Roma. Uno di questi pontefici, il ben noto Alessandro VI Borgia, donò il continente americano agli spagnoli, dichiarati quindi “legittimi dominatori”.
Le conseguenze furono tragiche, in termini di vite umane, di sviluppo economico e sociale!!
“Con ciò garantisco e giuro che, con l’aiuto di Dio e con la nostra forza, penetreremo nella vostra terra e condurremo guerra contro di voi…per sottomettervi al giogo e al potere della Santa Chiesa…infliggendovi ogni danno possibile e di cui siamo capaci, come si conviene a vassalli ostinati e ribelli che non riconoscono il loro Signore e non vogliono ubbidire, bensì a lui contrapporsi…” (tratto dal documento “Requerimiento”)
Le testimonianze degli storici, i racconti dell’epoca ed i documenti ufficiali relativi alla conquista del nuovo mondo, narrano di eventi di inaudita ferocia e crudeltà, dove il rispetto per gli esseri umani, uomini, donne o bambini che fossero, era inesistente. Solo l’accecante brama di conquista, ricchezza e potere spingeva i colonizzatori a degli atti efferati, dei veri e propri “crimini contro l’umanità”.
“Agli spagnoli piacque escogitare ogni sorta di inaudita atrocità…Costruirono pure larghe forche, in modo tale che i piedi toccassero appena il terreno (onde evitare il soffocamento), ed appesero – ad onore del redentore e dei dodici apostoli – ad ognuna di esse, gruppi di tredici indios, mettendovi sotto legna e braci e bruciandoli vivi” (tratto da una testimonianza dell’epoca – in bibliografia).

In altre situazioni gli spagnoli inventarono altre “piacevolezze”:
“Spesso staccavano ad uno un braccio, ad altri una gamba o una coscia, per troncare di colpo la testa a qualcun altro, non diversamente da un macellaio che squarta le pecore per il marcato”
Vasco de Balboa ne fece sbranare quaranta dai cani affamati!!
Spesso e volentieri le uccisioni degli indios non erano che un atto di pura ed immotivata crudeltà:
“Alcuni ‘cristiani’ incontrarono un’indiana con un neonato tra le braccia, a cui stava dando il latte; il cane che li accompagnava era affamato. Questi ‘uomini’ strapparono il bambino dalle braccia della madre e lo gettarono vivo in pasto al cane che, sotto i suoi occhi, lo fece a pezzi. Altre volte, se capitava che un neonato piangesse, gli stessi ‘cristiani’, prendevano la piccola creatura per le gambe e lo sbattevano contro le rocce”
Le atrocità commesse dalla “civiltà” colonizzatrice degli spagnoli sembravano essere la risultante dello sfogo ad ogni più macabra fantasia. Agli indios venivano amputate mani, piedi, naso, orecchie, genitali, mammelle, lingua.
Ad un enorme albero, sui cui rami erano state impiccate un gran numero di indiane, lo scempio era stato completato appendendo alle loro caviglie, per la gola, i loro figli piccoli.
La storia ci insegna, al di là di ogni possibile controversia, che questa è stata la civiltà portata dai colonizzatori, i famosi conquistadores.

Riferimenti bibliografici:
- Tzvetan Todorov: “La conquista dell’America. Il problema dell’altro”
- David Stannard: “Olocausto americano: la conquista del nuovo mondo”
- T. Todorov, G. Baudat: “Racconti aztechi della conquista”

Sebbene la compostezza e la solennità degli attuali conclavi conferiscano un apparente aspetto di sacralità all’evento, la stessa cosa non può esser detta per quanto accadeva nei primi secoli di vita del cristianesimo.
Allora l’elezione di un Papa era accompagnata da liti, scontri, anche violenti tra le varie fazioni, contestazioni dei risultati, fino all’elezione di antipapa. Quando poi il cristianesimo divenne religione di Stato, le cose divennero ben più complesse: la carica di vescovo di Roma era una delle più ambite dell’intero Impero romano. Le lotte tra opposte fazioni, a volte, arrivarono a dei veri e propri scontri armati.
Nel 366 d.C., durante le elezioni vescovili, Damaso da una parte, sostenuto dal popolo, e Ursino dall’altra, appoggiato dagli aristocratici, dettero vita a degli scontri che in un solo giorno portarono alla morte di 136 persone. Lo stesso Damaso, poi divenuto Papa, venne accusato di omicidio, anche se poi assolto (!).
Il trascorrere del tempo non faceva altro che aggravare la situazione.
Tra l’elezione di Giovanni VIII (873) e la morte di Silvestro II (1003), 130 anni di storia ecclesiastica, sul soglio pontificio si succedettero ben 33 Papi (più 4 antipapi).
Di questi, 10 morirono assassinati, mentre molti furono esiliato o incarcerati; comunque pochi governarono a lungo, alcuni meno di un anno, se non addirittura pochi giorni.
Secondo gli storici, il periodo in questione, fu uno tra i più neri della storia ecclesiastica, dove tutti, nobili, grandi feudatari, imperatori e relativi rivali, cercavano, a tutti i costi, di “impadronirsi” del soglio pontificio. Da tale atteggiamento derivò il termine di “governo delle prostitute”, la pornocrazia romana.
Giovanni VII fu avvelenato nell’882, ma il veleno non sortì in pieno il suo effetto, così i suoi nemici lo finirono a martellate, fracassandogli la testa. Uno dei suoi nemici divenne Papa nell’891, Formoso. Il suo successore, Stefano VI, Papa per circa un anno, appartenendo ad una fazione opposta a quella del suo predecessore, ne fece riesumare il corpo, ormai in avanzato stato di decomposizione, e lo fece giudicare e condannare, gettandolo infine nel Tevere. Lo steso Stefano VI venne incarcerato poi strangolato.
Leone V e l’antipapa Cristoforo vennero detronizzati, imprigionati ed uccisi.
Sergio III, sette anni circa di pontificato (904 – 911), fu l’amante di Marozia Teofilatto, moglie del conte Alberico di Tuscolo. Da tale relazione nacque il futuro Papa Giovanni XI (931 – 935). Giovanni X (914 – 928), appoggiato sin dall’inizio da Marozia, si mostrò troppo indipendente dalle direttive della famiglia Teofilatto: venne imprigionato e soffocato con un cuscino. Lo stesso Giovanni XI morì in carcere.
Nel 955 divenne pontefice Giovanni XII (primo Papa a cambiare il proprio nome di battesimo). Salì sul soglio di Pietro a venti anni, appassionato di feste e di caccia e all’oscuro di quello che concerneva la liturgia. Trasformò S. Giovanni in Laterano in un bordello e venne accusato di adulterio e fornicazione. Deposto dall’Imperatore Ottone I, e sostituito con l’antipapa Leone VIII, Giovanni XII riprese possesso del seggio pontificio nel 964, per morire nello stesso anno, forse assassinato, nel letto di una donna sposata
Lo scontro tra la fazione imperiale e quella legata alla nobiltà romana, non fece altro che creare ulteriori spargimenti di sangue, con pontificati sempre più brevi e manovrati.
Nel 965 Giovanni XIII venne prima cacciato da Roma da una rivolta popolare, poi rimesso sul “trono” dall’imperatore Ottone I.
Nel 974 Benedetto VI fu imprigionato a Castel Sant’Angelo e strangolato in carcere. Anche Giovanni XIV morì in carcere (984). Giovanni XV ebbe la stessa sorte di Benedetto VI.
L’antipapa Bonifacio VII morì avvelenato (984), ed il corpo nudo rimase insepolto. L’antipapa Giovanni XVI fu torturato da soldati imperiali e rinchiuso in un monastero, dove morì nel 998.
L’elenco di tali eventi spesso incredibili ed oltraggiosi per il comune senso umano, non solo religioso, potrebbe continuare a lungo, dato che anche durante l’XI secolo la situazione non migliorò affatto. Anche nei secoli successivi, la posizione del Papa, sebbene fosse di estrema importanza e di notevole potere, era suscettibile di repentine modifiche. L’assassinio di un pontefice non era cosa poi così rara (il pensiero va inevitabilmente Papa Giovanni Paolo I!!)

Riferimenti bibliografici:
- AAVV: “Enciclopedia dei Papi”
- Eamon Duffy: “La grande storia dei Papi”
- Ambrogio Donini: “Storia del cristianesimo – dalle origini a Giustiniano”
IL PAPA DEL SILENZIOSO COMPROMESSO

“Le Chiese sconsacrate o chiuse, i credenti cacciati. Centinaia di sacerdoti che muoiono ammazzati o finiscono in prigione, suore che subiscono violenza carnale, quasi tutti i giorni ostaggi innocenti che vengono uccisi davanti agli occhi di bambini, la gente, privata di ogni sussistenza, che muore di fame; ma il Papa tace, come se il suo gregge non lo preoccupasse”.
(Vescovo polacco in esilio)
Eugenio Pacelli divenne pontefice il 2 Marzo del 1939, con il nome di Pio XII, in onore e per rispetto ed affetto del suo predecessore Papa Pio XI, Achille Ratti.
Il pontificato di Pacelli è stato, purtroppo, uno dei più discussi della storia contemporanea Un pontificato a cavallo della seconda guerra mondiale, uno degli eventi più drammatici, disastrosi e sanguinari mai accaduti. Milioni di persone hanno perso la vita, sui vari campi di battaglia e, ancora più drammaticamente, nei campi sterminio disseminati nell’intera Europa nazista.
Papa Pio XII visse per più di un decennio, come nunzio apostolico, nella Germania nazionalsocialista. Ha potuto osservare direttamente la crescita e la malsana diffusione degli ideali hitleriani in una Germania che ancora rimuginava sulla sconfitta del primo conflitto mondiale.
Si era perfettamente integrato nel modo di vivere dei tedeschi, comprendendo la mentalità di un popolo che aveva sempre amato.
Purtroppo il nazionalsocialismo di Hitler, sebbene mai condiviso apertamente da Papa Pacelli, riuscì nel rianimare l’orgoglio di un popolo che sembrava avere delle difficoltà a rialzarsi in piedi, memore delle precedenti debacle passate.
Pio XII, come ci confermano numerosi studiosi dell’epoca, temeva molto di più l’eventuale “movimento” del comunismo e del bolscevismo dell’ “Impero Sovietico”.

Lo stesso Papa sancì un importante e storico concordato con
Le sue intenzioni, seppur rispettabili, di porsi come pacificatore di un continente sull’orlo di un baratro di sangue, fu del tutto inutile e senza alcun risultato. Papa Pio XII cercò sempre di mantenere una pseudo – neutralità che garantiva un minimo di tranquillità allo Stato pontificio e che, a suo modo di vedere l’evolversi degli eventi, impediva che le persecuzioni, i massacri, la completa indifferenza per ogni diritto umano e, in particolare, lo sterminio programmato di handicappati, malati di mente, minoranze etniche e di quasi l’intera popolazione ebrea europea, potesse eventualmente accentuarsi e quindi peggiorare lo stato dei fatti.
Pio XII non ebbe mai la capacità (?), il coraggio (?), l’intenzione (?), l’orgoglio (?), la forza (?) di opporsi apertamente al regime tedesco. Le sue encicliche, cercavano di stimolare una riflessione nella mente dei numerosi cattolici tedeschi, cercando di indurre un senso di rispetto per la dignità umana. I tedeschi erano però totalmente sordi di fronte alle parole addolcite (per no scatenare ulteriormente “i lupi tedeschi”) del pontefice, e vedevano le continue vittorie sul campo del loro Furher con un particolare orgoglio nazionalista ed una specie di rivalsa nei confronti di numerosi stati europei.
La cosa che turba la maggior parte degli storici è proprio la mancanza di diretto intervento di Papa Pio XII nel grande conflitto mondiale. La sua funzione di pacificatore fu completamente nulla, incapace di porre rimedio anche alle più semplici dinamiche diplomatiche (diversamente da quanto era accaduto durante la prima guerra mondiale con Papa Benedetto XV).
Il pontefice aveva, a mio avviso, una sola strada da poter seguire: quello della scomunica, un atto che per un fedele rappresenta una “specie” di condanna a morte (una morte spirituale!). Anche se tale atto avrebbe potuto non scalfire minimamente Hitler ed i suoi generali, penso che una forte e decisa presa di posizione del Papa e dell’intero Stato pontificio, era il minimo che Pio XII potesse fare, senza il rischio di peggiorare una situazione che non poteva in alcun modo andar peggio, e magari instillando qualche dubbio “morale” nei numerosi cattolici che seguivano l’ideale nazista solo sull’onda di un entusiasmo iniziale e di uno spirito di rivalsa.


Tale tipo di intervento pontificio non avvenne mai: nessuna scomunica verso
Quando Pio XII ricevette comunicazioni scritte dai cardinali e vescovi di mezza Europa, con la dettagliata descrizione del genocidio che Hitler stava perpetrando, il pontefice disse che “sebbene i fatti descritti fossero di una enorme gravità, dovevano essere appurati e valutati con estrema attenzione”.
La tecnica “dello struzzo” non portò ad alcun risultato. I cattolici di mezzo mondo si sentirono abbandonati al loro destino (omertà intercontinentale) anche dallo stesso pontefice, in balia della follia che ormai imperversava sovrana.
L’unica missiva di una certa importanza fu quella che lo stesso, identico Papa inviò, con una certa premura, al comando del Terzo Reich, nel momento dell’attacco tedesco all’Unione Sovietica comunista, incoraggiando “la forza assassina ed omicida” ad ottenere immediati e promettenti risultati per l’eradicazione del terrificante comunismo.
La scomunica non raggiunse mai il Furher, tanto meno gli assassini dei Lager e i vari generali tedeschi. La scomunica, Pio XII, la comminò, senza un minimo tentennamento, ai comunisti italiani nel periodo delle prime elezioni politiche italiane.
Per concludere, ritengo sia giusto dire che il Papa, nonostante quello che non seppe fare, prestò aiuto a numerosi ebrei, in particolare a Roma, evitandogli la deportazione nei campi di sterminio tedeschi. D’altra parte, essendo comunque “cattolici”, bisognosi di aiuto, Papa Pio XII fece in modo di facilitare la fuga dei massimi rappresentati nazisti, molti dei quali direttamente implicati direttamente nello sterminio di massa avvenuto nei cosiddetti “campi di concentramento”.
“Che cosa dirà la storia del mio silenzio?”
si chiese Pio XII
Riferimenti bibliografici:
- Guido Knopp: “Vaticano e Pontefici”
- Wiliam Shirer: “Storia del Terzo Reich”
- John Cornwell: "Il Papa di Hitler"
- Marco Aurelio Rivelli: "Dio è con noi!"
- Peter Godman: "Hitler e il Vaticano"
- Carlo Falconi: "Il silenzio di Pio XII"
IL FALLIMENTO DI UN PONTEFICE, KAROL WOJTYLA
(HANS KUNG, EMINENTE TEOLOGO SVIZZERO)

Giovanni Paolo II, durante i suoi 25 anni di pontificato, ha sempre predicato il dialogo, riuscendo però ad ottenere soltanto l’isolamento della Chiesa cattolica romana.
Secondo Hans Kung, figura di spicco della teologia liberale, sin dai tempi di Giovanni XXIII, ed avversato da sempre dallo stesso Wojtyla e dal cardinale Ratzinger, fino alla sospensione delle sue funzioni, mediante notifica della Congregazione per
Durante tale periodo, la politica estera del Vaticano si è basata una ferrea volontà di conversione mondiale al cattolicesimo, di riforma e di dialogo. Viceversa, la politica interna ha portato
Hans Kung, nella sua dissertazione su tale pontificato, verso il quale era stato scettico sin dagli inizi, centra alcuni dei punti fondamentali riguardo alle contraddizioni che hanno caratterizzato l’opera di Giovanni Paolo II.
A queste contraddizioni, Hans Kung aggiunge delle considerazioni conclusive, che non riporto, per il semplice motivo che credo che ognuno di noi debba avere il giusto tempo per riflettere, e per cercare di farsi una propria opinione in merito a fatti documentati storicamente
Riferimenti bibliografici:
- L’opinione del teologo svizzero Hans Kung è stata riportata su numerosi quotidiani. In questo caso viene fatto riferimento all’articolo del Corriere della Sera del 26 marzo del 2005
"Il prossimo Papa verrà eletto da cardinali scelti da Wojtyla. A meno che non si verifichi un miracolo, il nuovo Pontefice avrà lo stesso profilo del precedente. Che Dio aiuti la Chiesa cattolica romana"

Parole dello scrittore David Yallop prima del conclave successivo alla morte di Giovanni Paolo II


Agli inizi dell’XI secolo Pier Damiani affermò, non senza giustificato orgoglio, che i santi sono disposti a sacrificare la propria vita per la fede, ma non uccidono gli eretici.
Nel 1162, Papa Alessandro III, valutando il caso di alcuni catari, dichiarò, con estrema semplicità, che “era meglio perdonare il colpevole, piuttosto che togliere la vita all’innocente”.
Purtroppo la storia ha ampiamente contraddetto questi due personaggi: il percorso propugno non è stato mai seguito, in particolare durante il periodo più buio del Medioevo.
Pochi individui illuminati non potevano riuscire nell’impresa di penetrare nella profonda oscurità di quei secoli successivi all’anno mille, secoli di terrore, follia e morte.
Proprio Papa Alessandro III, durante il suo “mandato” sul soglio pontificio, dette indicazioni, come conseguenza del Concilio Laterano III, direttamente ai vescovi, di indagare sugli eretici, anche sulla base del solo “sospetto”. Tale decisione fu il primo passo verso la creazione della “Santa Inquisizione”!
La storia non potrà mai smettere di indicare la figura di Papa Innocenzo III come colui che indisse
La caccia ai càtari, fu una persecuzione senza tregua, dove non vennero risparmiati vecchi, donne e bambini.
Come se tutto ciò non fosse sufficiente, Papa Innocenzo III, con i decreti del 1199, Licet heli, e del 1206, Qualiter et quando, stabilì che l’accusa d eresia poteva essere formalizzata anche sulla sola base della “fama pubblica” (erano sufficienti le voci che correvano sul conto delle varie persone).
Anche Papa Gregorio IX ebbe un ruolo di primo piano nel massacro indiscriminato dei “presunti” eretici, creando un clima surreale, dove tutti, pur di salvare la pelle, accusavano tutti.
Tale pontefice tolse il potere di indagare sugli eretici ai vescovi, ed istituì un’organizzazione speciale della Chiesa cattolica, denominata “Santa” Inquisizione. Nata nel 1233, tale organismo persecutorio (ancora vivo e vegeto oggi, anno 2007, con un nome diverso: Congregazione per
L’attività inquisitoria fu capillare e scrupolosa, lavorando alacremente nel massacro degli ultimi catari. Le ultime roccaforti di tale “eresia” furono la rocca di Montsegur (1244) e la città di Queribus (1255).
Da questo periodo la “Santa” Inquisizione divenne a tutti gli effetti un vero e proprio corpo di polizia della Chiesa cattolica romana, comandata dal pontefice in persona.
Il quadro disarmante, e terrificante allo stesso tempo, divenne completo con Papa Innocenzo IV, che deliberò ed autorizzò ufficialmente il ricorso alla tortura per “promuovere l’opera di fede in modo più veritiero”.
Bonifacio VIII dichiarò “…che nel processo inquisitorio contro la malvagità eretica, si possa procedere in modo semplice ed extra-giudiziario, al di fuori del fracasso degli avvocati e dalla procedura giudiziaria”
I processi rimasero sempre una stretta prerogativa dell’ordine ecclesiastico, e furono sempre dei processi sommari, dove l’accusato non poteva sapere chi l’accusava, per cosa era accusato e, soprattutto, la condanna veniva comminata senza la possibilità di difendersi.
Federico Barbarossa dichiarò fuorilegge gli eretici nel 1184, e nel 1197 Pietro d’Aragona li condannò al rogo.
L’imperatore Federico II emanò una serie di editti, tra il 1220 ed il 1239, con i quali condannava gli eretici alla confisca dei beni, all’esilio, alla prigione a vita ed infine al rogo.
In Inghilterra, la pena del rogo, venne approvata nel 1401 con l’editto “De haeretico comburendo”.
La “Santa” Inquisizione ebbe il suo massimo “fulgore” verso la metà del ‘300, sviluppandosi, in maniera capillare, soprattutto in alcuni paesi europei, da sempre considerati devoti all’ordine pontificio e difensori del cristianesimo (Spagna, Francia, Germania).
Riferimenti bibliografici:
- Vanna De Angelis: “Le streghe – roghi, processi, riti e pozioni”
- David C. Murray: “I percorsi delle eresie”
- Italo Mereu: “Storia dell’intolleranza in europa”
- N.Benazzi, M. D’Amico: “Il libro nero dell’Inquisizione
- G. G. Merlo: “Eretici ed eresie medievali”
“VENDESI POSTO IN PARADISO”

“Si credeva che Cristo stesso,
L’eccesso inerente la vendita delle indulgenze, con una politica a dir poco spregiudicata, venne raggiunto con il pontificato di Papa Leone X, Giovanni De Medici. Dei veri e propri piazzisti giravano l’Europa, vendendo, senza troppi problemi, né sensi di colpa, quello che alcuni storici definiscono “buoni Paradiso”.
Nel 1517, sempre dal pontefice Leone X, venne divulgata
Qui di seguito solo alcuni esempi eclatanti delle offerte proposte dallo Stato Pontificio:
Non vi era alcun delitto, nemmeno il più efferato e crudele, che non potesse essere perdonato pagando
Riferimenti bibliografici:
- David C. Murray: “I percorsi delle eresie”
- Pepe Rodriguez: “Verità e menzogne della Chiesa cattolica”
- J. Fo, S. Tomat, L. Malucelli: “Il libro nero del cristianesimo”
Durante le ricerche effettuate in merito alle vere origini del cristianesimo e alla storia della Chiesa cattolica, lo studioso si imbatte spesso in storie di “ordinaria follia”. Quello che i testi di storia riportano, e cercano di insegnare agli studenti, sono solo notizie frammentarie, per lo più redatte dai consueti vincitori. Il vero problema è che tutto quello che si cela sotto questa pseudo – verità, è in realtà la parte più autentica e consistente del nostro retroterra storico. Sebbene l’omertà sia un vizio piuttosto diffuso, spesso, una voce fuori dal coro, riesce a destabilizzare tutto il costrutto teorico di secoli di verità celate.
Dopo che Cristoforo Colombo, nel 1492, fece la scoperta del nuovo continente, l’evoluzione storica dell’Europa ebbe un’improvvisa svolta: la brama di conquista, di nuove terre, di tesori nascosti, fece presa sulla maggioranza delle più importanti figure dell’epoca, Papa compreso.
Fu proprio il pontefice Alessandro VI Borgia che, con la bolla “Inter Caetera”, suddivise l’intero globo tra le principali potenze coloniali europee (principalmente spagnoli e portoghesi).
Ed è proprio dalla fine del XV secolo che iniziarono i guai per i popoli dell’America Latina. Lo stesso Cristoforo Colombo (come ci riferiscono cronisti dell’epoca) sognava di poter armare una nuova crociata in Terra Santa con l’oro “delle Indie”. C’è anche da dire che, quando lo stesso Colombo sbarcò a Cuba, i suoi abitanti erano circa otto milioni. Quattro anni dopo, grazie alla politica colonialistica europea, avallata e benedetta dai pontefici di turno, la popolazione dell’isola caraibica era scesa a poco meno della metà.
L’opera di conquista e sfruttamento del nuovo continente passava attraverso lo sterminio indiscriminato delle popolazioni autoctone, condotta dai conquistadores, sotto l’egida dei reali di Spagna e della fede cattolica. Tali condottieri avevano sempre al loro fianco dei “bravi sacerdoti”.
Hernando Cortez, Francisco Pizarro, Hernando De Soto, Pedro De Alvarado e molti molti altri, forti della schiacciante superiorità tecnologica e militare di cui erano in possesso, annientarono fiorenti civiltà come quella Maya, quella Inca e quella Azteca. Tale evento passò attraverso lo sterminio di milioni di persone.
Nei “Racconti aztechi della conquista”, raccolti da dei francescani, viene esplicitamente espresso che, sin dall’inizio, il massacro dei nativi americani, fu “benedetto da Dio”. Lo stesso Cortés era appoggiato dallo Stato pontificio: “questa era la volontà del Papa che aveva dato il suo assenso alla loro venuta”.
La conquista auspicata da Dio, e agita dai vari conquistadores, come detto poco prima, portò ad un vero e proprio genocidio: in Messico, in poco più di un secolo (1520 – metà del ‘600), la popolazione passò da 12 milioni di abitanti, a meno di un milione e trecentomila persone (il 90% della popolazione era stato sterminato); agli inizi del ‘500 i nativi del continente centro – sud americano erano all’incirca 70 milioni di persone. Alla metà del ‘600 erano ridotti a 7 milioni.
I racconti sulle atrocità dei conquistadores ci sono pervenuti grazie all’opera di alcuni missionari, anche se alle volte erano gli stessi “massacratori” che inviavano ai propri reggenti, dei resoconti dettagliati sulle procedure adottate: e nessuno ebbe mai a lamentarsi, né i reali di Spagna, tanto meno lo Stato Pontificio.
Le atrocità perpetrate contro gli indios sono state qualcosa di talmente crudele ed inumano che risulta difficile anche solo immaginare come un uomo possa compiere certi gesti con una tale efferatezza, senza subire alcuna condanna da parte della gerarchia ecclesiastica, e senza dover rispondere ad alcun tribunale costituito.
Continua…
Riferimenti bibliografici:
- J. Fo, S. Tomat, L. Malucelli: “Il libro nero del cristianesimo”
- Tzvetan Todorov: “La conquista dell’America. Il problema dell’ “altro”
- David E. Standard: “Olocausto americano: la conquista del nuovo mondo”
- T. Todorov, G. Baudot: “Racconti aztechi della conquista”
- Charles Fair: “Storia della stupidità militare”

Questo era il motto dei crociati: “Dio lo vuole”. Gerusalemme era nelle mani degli infedeli, dei musulmani e doveva essere liberata. Duecento anni di guerre in nome del Dio dei cristiani, capaci di guastare irrimediabilmente i rapporti tra Oriente ortodosso e Occidente cattolico, e favorire, in definitiva, l’espansione dell’impero turco.
Necessaria premessa prima di poter discutere delle crociate, è il dominio che i turchi acquisirono nel 1070 della città santa di Gerusalemme, dove i cristiani si recavano in pellegrinaggio. In realtà Gerusalemme era già da tempo in mano agli arabi, i quali tolleravano la presenza dei cristiani. C’erano, addirittura delle cordiali relazioni diplomatiche tra arabi e l’impero bizantino.
Con l’occupazione turca le cose si complicarono, anche perché una tale dominazione minacciava l’incolumità dell’Impero romano d’Oriente.
Nel 1095 il Papa, Urbano II, indisse la prima crociata, raccogliendo la richiesta di aiuto dell’imperatore bizantino, minacciato dall’invasione turca. Era anche l’occasione per riprendere il controllo di quella che, per i fedeli cattolici, era la città di Gesù.
All’appello del Papa risposero positivamente persone di ogni tipo e di ogni ordine sociale, in particolare contadini, mercanti e povera gente, che vedevano nella chiamata santa alle armi un’occasione di riscatto (i cosiddetti “pezzenti”). Sovrani e nobili, almeno all’inizio, accolsero tiepidamente tale invito, e occorsero almeno quattro anni prima che la crociata “ufficiale” riuscisse ad organizzarsi. Fu la crociata di Goffredo di Buglione e del fratello Baldovino, nell’anno 1099.
Nell’aprile del 1096, precorrendo i tempi e trascurando i fondamentali principi di organizzazione, un esercito di ventimila persone partì da Colonia, guidato da un monaco e predicatore, Pietro l’eremita.
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F. Hayez 1828 - Pietro l'Eremita predica la crociata
Non possedendo né denaro né provviste i crociati, durante il viaggio verso
Successivamente annientarono un contingente di turchi peceneghi, al servizio dell’Impero bizantino, saccheggiando e dando alle fiamme la città di Belgrado.
Fu presso la città serba di Nis che i seguaci di Pietro l’eremita, continuando nell’ opera di uccisione, saccheggio e distruzione, dovettero scontrarsi con il governatore cattolico Nicetas. Una buona parte dei crociati furono massacrati, altri fatti prigionieri a vita. I superstiti riuscirono comunque a giungere a Costantinopoli.
L’imperatore bizantino Alessio I Comneno, resosi conto della situazione e della pericolosità dei crociati, non potendo tenere quel contingente in città, tanto meno nelle terre vicine, dove nel frattempo continuarono i saccheggi, decise di perdonare i crociati per i crimini commessi.
Nell’agosto dello stesso anno i crociati furono portati oltre lo stretto del Bosforo. I feroci saccheggi, il massacro e la tortura di altri fedeli cattolici, continuarono imperterriti, fino a quando, ai primi veri e propri scontri con l’esercito turco, i cosiddetti “pezzenti” non vennero completamente massacrati. Alcuni ebbero salva la vita abiurando il cristianesimo; altri, donne e bambini, vennero venduti come schiavi. Solo uno sparuto gruppo di crociati riuscì a mettersi in salvo grazie all’organizzazione di una spedizione di soccorso bizantina.
Stesso andamento e stessa fine fece la crociata guidata da Gualtiero Sans – Avoir, un signorotto francese, che partì da Colonia con alcune migliaia di seguaci, andando incontro alla stessa identica fine della crociata guidata dal monaco Pietro l’eremita.
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Riferimenti bibliografici:
- Steve Runciman: “Storia delle Crociate”
- J. Fo, S. Tomat, L. Malucelli: “Il libro nero del cristianesimo”
Padre Henn: accusato negli Stati Uniti per 13 casi di molestie sessuali su minori. Protetto dal Vaticano si è rifugiato a Roma, presso la sede dell'ordine dei "salvatoriani".
Ora è fuggito, anche se sembra sia ancora in Italia.

I protagonisti dello scandalo sulla pornografia nel seminario austriaco: mons Kurt Krenn, vescovo di Saint Poelten e mons Capellari.
(40 mila foto e filmati trovati nella biblioteca della più conservatrice scuola cattolica per sacerdoti)

Il Cardinale americano Law coinvolto nella copertura, su indicazione della Curia romana, di numerosi casi di pedofilia ecclesiastica. L'alto prelato si è sempre limitato a spostare da una diocesi a l'altra i preti acusati di abusi sessuali, consentendogli di fare di nuovo, in ambienti diversi, il loro comodo; e quanto poteva, cercava di insabbiare la situazione con il pagamento di ingenti somme ai familiari dei bambini sottoposti a ravi abusi sessuali.
Il Vaticano era a conoscenza di tutto: il cardinale Law ha persino provato a dare le dimissioni, durante un viaggio a Roma, al Papa Karol Wojtyla. Dimissioni respinte.

LA COSA STRANA E PREOCCUPANTE E' CHE DOPO LA TRASMISSIONE "ANNOZERO", DA INTERNET, SONO SPARITI NUMEROSI DOCUMENTI ATTESTANTI I NOMI DI PRELATI E VESCOVI COINVOLTI NEL CASO PEDOFILIA. SONO SCOMPARSE LE FOTO DI QUASI TUTTI I PRETI PEDOFILI SOTTO ACCUSA O CONDANNATI, TRANNE QUELLE CHE RIPORTO IN QUESTO POST.
E' COMUNQUE RICOMPARSO IL VIDEO "SEX CRIMES AND VATICAN"