Le origini del cristianesimo, sacre scritture, storia della Chiesa cattolica, l'Inquisizione, i Templari, le Crociate, il Vaticano e la Curia romana, crimini religiosi, verità scomode e nascoste, storia del papato, i Vangeli, Qumran e Nag Hammadi.
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Il testo scritto da David Donnini, grande esperto delle origini del cristianesimo, mette in risalto i principali aspetti di quella che è stata la nascita della religione cristiano – cattolica, e lo sviluppo della fede ebraica.
La dedica di tale testo è a dir poco emblematica:
“Dedico questo libro al popolo degli ebrei, il quale, prima di soffrire quindici anni di persecuzioni naziste, ha sofferto quindici secoli di persecuzioni cristiane.
Dell’olocausto, giustamente, si celebra la triste memoria.
Delle bolle papali, invece, si parla troppo poco…….”
David Donnini
Bibliografia
- D. Donnini: “Gesù e i manoscritti del Mar Morto”
L’11 Dicembre dell’anno 321 d.C. Costantino, imperatore romano, firmò il “Codex Judaeis”, prima Legge Penale Antiebraica.
Una data che andrebbe scritta a caratteri cubitali sulla pietra, a memoria di quello che sarebbe accaduto nei secoli a venire. Eppure pochi hanno memoria di un tale evento epocale, neanche gli stessi Ebrei.
Non si è trattato di una legge contro una città insorta, contro ribelli o contro un esercito sconfitto. E’ stata una legge contro un etnia e la propria fede.
Nel “Codex Judaeis” Costantino contrappone
E come se non bastasse, il famoso imperatore, che rese il cristianesimo religione di Stato, formalizzò l’accusa legale di Deicidio, la spaventevole uccisione di Dio, contro gli Ebrei.
Da quel dicembre dell’anno 321, il processo antisemitico non ha conosciuto più interruzioni, ad eccezione del breve periodo di reggenza dell’imperatore Giuliano l’Apostata (cercò di ripristinare nell’impero i culti pagani e di restituire pari dignità al popolo ebraico!).
I successivi imperatori introdussero le Norme Canoniche dei Concili nel Codice Civile e Penale. Con Costantino, Costantino II, Valentiniano e Graziano, dal 321 al 399 d.C., una serie spietata di Leggi ha progressivamente e drasticamente ridotto i diritti degli ebrei.
Veniva vietata ogni carica civile, amministrativa e militare; l’esclusione dal Cursus Honorum tradizionale; la proibizione di tenere dipendenti cristiani, di esercitare l’avvocatura e l’arte medica, di venire eletti senatori. Si condannava ogni ebreo ad autoaccusarsi di esserlo: in caso contrario l’infamia e l’esilio.
Proibito costruire sinagoghe. Leggi contro la circoncisione. Obbligo di sepoltura in luoghi lontani e separati da quelli cristiani. E molte altre Norme che relegavano gli ebrei in un angolo buio della storia.
Fu con l’imperatore spagnolo Teodosio I e con la sua vittoria sul fiume Frigidus, che terminò ogni tolleranza: il Senato romano divenne completamente cristiano e tale religione divenne unica religione di Stato.
Con l’arrivo dei “barbari” nell’impero, sebbene fossero anni bui e terribili, alcuni imperatori cristiani, come Onorio, Arcadio e Valentiniano, trovarono il tempo per firmare e promulgare oltre 13 leggi Antiebraiche. Nel 439 tali leggi giunsero al numero, inquietante e cabalistico, di 66!
Gli stessi regni “barbari” accolsero tutte le leggi Antiebraiche: Lex Romana Visigotorum in Spagna, Lex Burgundorum in Burgundia, le leggi dei Franchi in Gallia, il Breviarum di Alarico per i Germani…e nacque lo spaventoso Antigiudaismo medievale che prese piede rapidamente nell’intero territorio europeo del periodo, e che portò, nei secoli, ai più grandi genocidi che la storia ricordi.
“Totum tibi non licet, cui etiam ad manducandum, ut vel male viveres, paucula condanamus”
(Ti concediamo solo l’indispensabile per nutrirti, affinché tu malamente possa vivere)
Gregorio da Elvira, uno dei Padri della Chiesa.
Riferimenti bibliografici:
- J. Schmidt: “Costantino”
- G. Vian: “La donazione di Costantino”
- F. Winkelmann: “Il cristianesimo delle origini”
- F. Sampoli: “Costantino il grande e la sua dinastia”
- G. Jossa: “Il cristianesimo antico”
IL PAPA DEL SILENZIOSO COMPROMESSO

“Le Chiese sconsacrate o chiuse, i credenti cacciati. Centinaia di sacerdoti che muoiono ammazzati o finiscono in prigione, suore che subiscono violenza carnale, quasi tutti i giorni ostaggi innocenti che vengono uccisi davanti agli occhi di bambini, la gente, privata di ogni sussistenza, che muore di fame; ma il Papa tace, come se il suo gregge non lo preoccupasse”.
(Vescovo polacco in esilio)
Eugenio Pacelli divenne pontefice il 2 Marzo del 1939, con il nome di Pio XII, in onore e per rispetto ed affetto del suo predecessore Papa Pio XI, Achille Ratti.
Il pontificato di Pacelli è stato, purtroppo, uno dei più discussi della storia contemporanea Un pontificato a cavallo della seconda guerra mondiale, uno degli eventi più drammatici, disastrosi e sanguinari mai accaduti. Milioni di persone hanno perso la vita, sui vari campi di battaglia e, ancora più drammaticamente, nei campi sterminio disseminati nell’intera Europa nazista.
Papa Pio XII visse per più di un decennio, come nunzio apostolico, nella Germania nazionalsocialista. Ha potuto osservare direttamente la crescita e la malsana diffusione degli ideali hitleriani in una Germania che ancora rimuginava sulla sconfitta del primo conflitto mondiale.
Si era perfettamente integrato nel modo di vivere dei tedeschi, comprendendo la mentalità di un popolo che aveva sempre amato.
Purtroppo il nazionalsocialismo di Hitler, sebbene mai condiviso apertamente da Papa Pacelli, riuscì nel rianimare l’orgoglio di un popolo che sembrava avere delle difficoltà a rialzarsi in piedi, memore delle precedenti debacle passate.
Pio XII, come ci confermano numerosi studiosi dell’epoca, temeva molto di più l’eventuale “movimento” del comunismo e del bolscevismo dell’ “Impero Sovietico”.

Lo stesso Papa sancì un importante e storico concordato con
Le sue intenzioni, seppur rispettabili, di porsi come pacificatore di un continente sull’orlo di un baratro di sangue, fu del tutto inutile e senza alcun risultato. Papa Pio XII cercò sempre di mantenere una pseudo – neutralità che garantiva un minimo di tranquillità allo Stato pontificio e che, a suo modo di vedere l’evolversi degli eventi, impediva che le persecuzioni, i massacri, la completa indifferenza per ogni diritto umano e, in particolare, lo sterminio programmato di handicappati, malati di mente, minoranze etniche e di quasi l’intera popolazione ebrea europea, potesse eventualmente accentuarsi e quindi peggiorare lo stato dei fatti.
Pio XII non ebbe mai la capacità (?), il coraggio (?), l’intenzione (?), l’orgoglio (?), la forza (?) di opporsi apertamente al regime tedesco. Le sue encicliche, cercavano di stimolare una riflessione nella mente dei numerosi cattolici tedeschi, cercando di indurre un senso di rispetto per la dignità umana. I tedeschi erano però totalmente sordi di fronte alle parole addolcite (per no scatenare ulteriormente “i lupi tedeschi”) del pontefice, e vedevano le continue vittorie sul campo del loro Furher con un particolare orgoglio nazionalista ed una specie di rivalsa nei confronti di numerosi stati europei.
La cosa che turba la maggior parte degli storici è proprio la mancanza di diretto intervento di Papa Pio XII nel grande conflitto mondiale. La sua funzione di pacificatore fu completamente nulla, incapace di porre rimedio anche alle più semplici dinamiche diplomatiche (diversamente da quanto era accaduto durante la prima guerra mondiale con Papa Benedetto XV).
Il pontefice aveva, a mio avviso, una sola strada da poter seguire: quello della scomunica, un atto che per un fedele rappresenta una “specie” di condanna a morte (una morte spirituale!). Anche se tale atto avrebbe potuto non scalfire minimamente Hitler ed i suoi generali, penso che una forte e decisa presa di posizione del Papa e dell’intero Stato pontificio, era il minimo che Pio XII potesse fare, senza il rischio di peggiorare una situazione che non poteva in alcun modo andar peggio, e magari instillando qualche dubbio “morale” nei numerosi cattolici che seguivano l’ideale nazista solo sull’onda di un entusiasmo iniziale e di uno spirito di rivalsa.


Tale tipo di intervento pontificio non avvenne mai: nessuna scomunica verso
Quando Pio XII ricevette comunicazioni scritte dai cardinali e vescovi di mezza Europa, con la dettagliata descrizione del genocidio che Hitler stava perpetrando, il pontefice disse che “sebbene i fatti descritti fossero di una enorme gravità, dovevano essere appurati e valutati con estrema attenzione”.
La tecnica “dello struzzo” non portò ad alcun risultato. I cattolici di mezzo mondo si sentirono abbandonati al loro destino (omertà intercontinentale) anche dallo stesso pontefice, in balia della follia che ormai imperversava sovrana.
L’unica missiva di una certa importanza fu quella che lo stesso, identico Papa inviò, con una certa premura, al comando del Terzo Reich, nel momento dell’attacco tedesco all’Unione Sovietica comunista, incoraggiando “la forza assassina ed omicida” ad ottenere immediati e promettenti risultati per l’eradicazione del terrificante comunismo.
La scomunica non raggiunse mai il Furher, tanto meno gli assassini dei Lager e i vari generali tedeschi. La scomunica, Pio XII, la comminò, senza un minimo tentennamento, ai comunisti italiani nel periodo delle prime elezioni politiche italiane.
Per concludere, ritengo sia giusto dire che il Papa, nonostante quello che non seppe fare, prestò aiuto a numerosi ebrei, in particolare a Roma, evitandogli la deportazione nei campi di sterminio tedeschi. D’altra parte, essendo comunque “cattolici”, bisognosi di aiuto, Papa Pio XII fece in modo di facilitare la fuga dei massimi rappresentati nazisti, molti dei quali direttamente implicati direttamente nello sterminio di massa avvenuto nei cosiddetti “campi di concentramento”.
“Che cosa dirà la storia del mio silenzio?”
si chiese Pio XII
Riferimenti bibliografici:
- Guido Knopp: “Vaticano e Pontefici”
- Wiliam Shirer: “Storia del Terzo Reich”
- John Cornwell: "Il Papa di Hitler"
- Marco Aurelio Rivelli: "Dio è con noi!"
- Peter Godman: "Hitler e il Vaticano"
- Carlo Falconi: "Il silenzio di Pio XII"