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ARNALDO DA BRESCIA
EDITORIALE
Arnaldo da Brescia, personaggio non particolarmente noto, ma sacerdote dalla vita esemplare, affermava che nessun membro del clero dovesse possedere delle proprietà, tanto meno interessarsi ed esercitare il potere temporale. Era contrario al battesimo degli infanti, come molte delle correnti religiose definite “dall’ortodossia cattolica” come eretiche (senza scordarsi dell’età in cui Gesù venne battezzato da Giovanni, nda!). Dichiarava inoltre che i sacramenti amministrati da religiosi indegni venissero invalidati.
Le sue idee, come è facile immaginare, trovarono un forte riscontro negativo nella Chiesa Cattolica Romana, subendo più volte l’esilio, e costretto a condurre una vita raminga in giro per l’Europa del tempo.
Nel 1145 Arnaldo giunse a Roma, e grazie al suo grande carisma e alla sua eloquenza, riuscì a divenire una delle principali guide politiche e, soprattutto, spirituali, del comune romano, nato pochi anni prima in evidente funzione antipapale.
Un cronista dell’epoca ci riporta quanto segue: “Arnaldo criticava ormai apertamente i Cardinali, dicendo che il loro consesso…non era la chiesa di Dio, ma un mercato e una spelonca di ladri…Nemmeno il Papa era ciò che si professava, uomo apostolico e pastore di anime, ma uomo sanguinario, che fondava la sua autorità su incendi e omicidi, torturatore delle chiese, persecutore dell’innocenza, il quale non faceva altro al mondo che vessare la gente, riempiendo le proprie casse e svuotando quelle degli altri”.
Nonostante tutto la popolarità di Arnaldo crebbe, permettendogli di agire indisturbato a Roma per anni. Nel 1155 Papa Adriano IV riuscì a farlo esiliare con la minaccia di lanciare un interdetto contro la città (una specie di embargo religioso che sospendeva le attività ecclesiastiche su un territorio)
Mentre Arnaldo fuggiva da Roma, venne catturato dalle truppe di Federico Barbarossa, che lo consegnò direttamente nelle mani del Papa.
Venne impiccato. Poi, per paura che attorno ai suoi resti potesse nascere un culto popolare, il suo corpo venne bruciato e le ceneri disperse nel Tevere.
I suoi seguaci, noti come Araldisti continuarono a fare proseliti ancora per svariati anni.
Solo in seguito confluirono nei Valdesi.
Bibliografia:
- I. Mereu: “Storia dell’intolleranza in Europa”
- P. Rodriguez: “ Verità e menzogne della Chiesa Cattolica”
- G. G. Merlo: “Eretici ed eresie medievali”
- D. Christie – Murray: “ I percorsi delle eresie…”