LA VERITA' TRA I RAMI DI ULIVO

Le origini del cristianesimo, sacre scritture, storia della Chiesa cattolica, l'Inquisizione, i Templari, le Crociate, il Vaticano e la Curia romana, crimini religiosi, verità scomode e nascoste, storia del papato, i Vangeli, Qumran e Nag Hammadi.

TUTTO CIO' CHE VIENE RIPORTATO IN QUESTO BLOG E' SUPPORTATO DA TESTI, ARTICOLI, DOCUMENTI E TESTIMONIANZE SCRITTE.

CHI SONO

Utente: silas2
07.05.2007 Un ragazzo divenuto uomo inseguendo con passione le sottili tracce della Verità, quella scomoda, imbarazzante, fastidiosa e taciuta....quella che non andrebbe mai raccontata!

In una società così appestata e maleodorante, ci sarà pure qualcosa in cui credere...!

Lo spazio commenti è di tutti coloro che visitano questo blog e hanno voglia di un confronto sereno e costruttivo!



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domenica, 05 ottobre 2008

PRETI, PRETINI E PRETACCI

CHI HA PAURA DELL’UOMO NERO?

 

 

 

Come in ogni ambito o situazione che si debba affrontare, non è ragionevole fare di tutta l’erba un fascio. Detto da una persona che scrive contro la Chiesa in ogni sua manifestazione ed istituzione, sembra quasi un paradosso. Ma non sono impazzito.

 

L’articolo precedente mi ha dato molto da riflettere. Troppo focalizzato a vedere le amenità di un pontefice che non è il Vicario di Cristo, ma solamente uno studioso di questioni religiose, un teologo ex Inquisitore, che mi ha fatto perdere di vista quel poco di buono che si riesce a spremere dall’Istituzione cattolica.

 

Il titolo che ho dato a questo breve editoriale è inversamente proporzionale alle qualità degli uomini di Chiesa.

 

Non posso proprio dire di disprezzare l’intera Istituzione religiosa cattolica, poiché tra i meandri di tale ragnatela sono rimasti imbrigliati, in angoli bui e nascosti, uomini o “pretacci” che vivono ogni istante della propria esistenza al servizio dei propri fedeli. Sono rari uomini di Chiesa che non ostentano l’infallibilità pontificale, ma vivono per strada cercando di capire e di aiutare coloro che lanciano sempre più spesso un grido di allarme per la vacuità della propria esistenza. E come ci ha insegnato Gesù il Cristo, cercano di curare l’anima ferita e lacerata dell’essere umano.

I “pretacci” conoscono i dogmi, ma non li applicano pedissequamente come troppo spesso siamo costretti a sentire. Non ti fanno la predica solo per il fatto che “sta scritto sul Vangelo”, ma ti riprendono con la voce del proprio cuore, consapevoli che anche loro, prima di tutto, sono degli uomini. Comprendono che ci sono delle regole che Santa romana Chiesa ha sancito per il proprio popolo, ma guardano negli occhi dell’uomo e capiscono che le regole sono fatte anche per essere eluse, quando necessario.

 

I “pretacci” non hanno ambizioni politiche ed economiche, ma si circondano di fedeli che sono assolutamente degni di tale nome, grazie anche alla propria accoglienza e al proprio amore. Sono questi uomini che fanno in modo che la Chiesa cattolica riesca ancora a tenersi in piedi. Sono questi uomini che sanno parlare al cuore di altri uomini, e vedono la loro vita nella quale intervenire solo in caso di necessità. Per loro non esiste imposizione che possa avere un ben che minimo valore. I “pretacci” sono quegli uomini di Chiesa che non ti parlano attraverso le invenzioni della Chiesa ortodossa, ma che ti ascoltano e che sono capaci di parlare da uomo a uomo. Sono coloro che preferiscono vivere nella povertà di una parrocchia di periferia, piuttosto che volteggiare tra gli squallidi fasti della Curia vaticana.

 

I “pretacci” sono coloro che vengono disprezzati dai loro stessi “colleghi”, forse perché semplici ed amati dalla gente. Sono coloro che si fermano per strada a dare una mano ad un barbone, aiutare una prostituta, assistere un tossicodipendente e raccogliere un bambino abbandonato.

 

I “pretacci” sono uomini, d’accordo! Ma sono loro che ci fanno ricordare con le parole e le azioni che Cristo è veramente vivo e tra di noi.

 

A questo punto è inutile parlare di preti e pretini. Anche se particolarmente numerosi, sono destinati all’estinzione e sarà il sorriso di un bambino ad abbattere gli ultimi residui di un’ortodossia fatiscente


postato da: silas2 alle ore 05/10/2008 08:55 | link | commenti (7)
categorie: verità scomode, chiesa romana, fai notizia, preti e pretacci
lunedì, 15 settembre 2008

UNA FEDE OBBLIGATA

IL PROSELITISMO COME MISSIONE

 

Saulo di Tarso (Cilicia) 

 

Tra gli autori e gli studiosi più estremi si fa spesso cenno ad un’opera di proselitismo da parte dello stesso Gesù, durante i suoi pochi mesi di predicazione nelle terre di Palestina.

 

In tal senso è più corretto, se non addirittura necessario, affermare che furono le persone che entrarono in contatto con il figlio di Maria e di Giuseppe, a decidere spontaneamente di seguirlo nelle sue peregrinazioni. Portava un messaggio riformatore, capace di far vacillare le rigide convinzioni della casta farisaica e sadducea; un messaggio di pace e di amore, dove non c’era spazio per la rigorosità di parole “dettate da Dio stesso” a “Mosè”, e raccolte nel libro sacro, la Torah.

 

Per Gesù “la legge ebraica doveva essere per l’uomo, e non l’uomo per la legge”, ed ovviamente ciò non poteva soddisfare menti deboli e timorose come quelle dei farisei dell’epoca, legati a parole e dogmi, ritenuti emanazioni di Dio, anche se, in realtà, niente più che creazioni dell’uomo.

 

La prima vera e propria campagna di proselitismo vede come principale protagonista il convertito Saulo di Tarso. Dopo aver “incontrato” Gesù sulla strada per Damasco, si è sentito in dovere di diffondere un messaggio che con il passare del tempo divenne sempre più distante dalle poche e semplici parole di Gesù stesso. Incontrò anche l’ostilità di quelle comunità che, ingenuamente, vennero definite cristiane, ma che in realtà non erano altro che seguaci del Cristo; gruppi di ebrei riformatori, contrari alla rigidità delle arcaiche leggi mosaiche. Si trattava sempre e comunque di ebrei. E non di seguaci di una nuova religione: Gesù non ha mai voluto creare una nuova religione.

 

Le svariate campagne di “reclutamento di fedeli” vennero portate avanti in maniera decisa, ma non violenta, fino a quando un personaggio, riportato su tutti i libri scolastici di storia, non decise di prendere in mano le redini della religione cattolica nascente, trasformandola, non certo per scopi benefici o per fede, in religione di Stato: Costantino, imperatore romano, grazie al Concilio di Nicea del 325 d.C., riuscì a conferire stabilità alla religione di provenienza medio – orientale, e ad autoproclamarsi capo della neonata chiesa cattolica romana.

 

Di pari grado iniziarono le persecuzioni per coloro che non si convertivano, in particolare pagani ed ebrei, che vennero espropriati dei loro averi, e cacciati dai territori, nei casi più lievi, o condannati al carcere o uccisi, nelle situazioni più tragiche.

 

Esempi di proselitismo estremo da parte di persone o ecclesiastici di fede cattolica, riempiono le pagine di tutti i libri di storia, anche se tali eventi vengono passati sotto mentite spoglie, e la parte dei cattivi veniva fatta sempre da quelle semplici persone che, nella propria “innocente ignoranza”, neanche capivano le parole di coloro che in un certo periodo storico potrebbero esser persino definiti dei veri e propri untori.

 

Saulo di Tarso, divenuto ben presto San Paolo, oltre ad aver inventato la religione cristiana, frutto delle fantasie che, secondo numerosi storici, nascevano in una mente non proprio sana, ha avuto anche il merito, se tale può esser chiamato, di “diffondere” il nuovo culto ai gentili, i pagani, cambiando oltre tutto le carte in tavola.

 

La nuova religione si appropriava con ingordigia di miti pagani (Iside, Osiride e Horus, p.e.), di festività pagane (Sol Invictus, p.e.), di elementi religiosi in seguito condannati come eretici ( gnosticismo, arianesimo, p.e.), e di tutto quello che poteva riuscire a dare una stabilità alla nascita del Cristianesimo.

 

Bibliografia:

-          R. Eisenman: “Giacomo, fratello di Gesù”

-          J.D. Tabor: “La dinastia di Gesù”

-          Eusebio: "Storia della Chiesa"

-          Robert Eisenmann: “Codice Gesù”


postato da: silas2 alle ore 15/09/2008 14:38 | link | commenti (7)
categorie: costantino, san paolo, gesù storico, origini del cristianesimo, chiesa romana
sabato, 23 agosto 2008

“DIO LO VUOLE !â€

PAPA URBANO II: L’IDEATORE DEL GENOCIDIO IN TERRA SANTA

 

Urbano II benedice i Crociati 

 

Nel lontano 1095, al termine del Concilio ecclesiastico tenutosi a Clermont, Papa Urbano II fece un discorso alla folla, che per l’occasione si era raccolta nella cittadina. Si trattò di un richiamo alla fede cristiana e cattolica, alla necessità di dover abbracciare la Croce, in nome di Cristo crocifisso, e di correre in aiuto dei fratelli di Bisanzio e di Gerusalemme, che versavano ormai in indicibili difficoltà e sofferenze, per colpa dell’infedele musulmano.

 

Un appello accorato ad un “pellegrinaggio armato”, rivolto essenzialmente a quegli uomini d’arme che imperversavano per la nascente Europa, al soldo ora di un signorotto, ora di un altro nobile, e provocando delle lotte intestine, capaci di portare alla completa distruzione di interi villaggi.

 

Urbano II promise la remissione completa dei peccati, ed altri favori, a tutti coloro che avessero abbracciato la causa cristiana, e si fossero recati in Terra Santa a sostegno dei confratelli che soffrivano per mano dei Turchi selgiuchidi, gli stessi che minacciavano prepotentemente le frontiere dell’Impero di Bisanzio.

 

Si sparse la voce dei massacri perpetrati in nome della fede da parte dei “cani infedeli”, dove né uomini, tanto meno donne di fede cristiana venivano risparmiati a causa del proprio amore per Cristo.

 

La risonanza data a tale pontificio appello fu a dir poco enorme. Molti furono i nobili ed i cavalieri secolari che abbracciarono la Croce, preparandosi ad affrontare un lungo e difficile viaggio per recarsi là dove era vissuto e morto il proprio Signore.

 

La storia ufficiale riporta date e fatti importanti, ma come accade sempre quando di mezzo c’è il potere ecclesiastico, non tutta la verità viene fuori.

 

Urbano II, pontefice di origini francesi, fu abile a cogliere un’occasione imperdibile per ottener vantaggio da una situazione piuttosto complessa, nel mezzo della quale la stessa Chiesa navigava a stento ormai da quasi un secolo.

 

Roma doveva affrontare lo Scisma dalla Chiesa di Bisanzio, una frattura all’interno del potere ecclesiastico che Urbano II cercò di risanare andando in soccorso dei Comneno contro i turchi selgiuchidi, che premevano alle frontiere dell’Impero bizantino, ponendosi come capo spirituale della missione nascente, che se di religioso aveva ben poco.

 

E’ facile immaginare come coloro che risposero “all’appello” del pontefice fossero della stessa nazionalità dello stesso Urbano II: la nascente Francia forniva la maggior parte delle armate, il maggior numero di nobili (Borgogna, Champagne, Provenza ed altre zone ancora), e colui che, pur rifiutando, venne nominato primo re di Gerusalemme nell’estate del 1099, Goffredo di Buglione.

 

Il pontefice, coinvolgendo la cavalleria secolare nella spedizione in Terra Santa, riuscì ad allontanare dalle terre continentali il principale strumento nobiliare di conquista, vendetta e distruzione. I villaggi che, nelle faide tra signorotti, venivano devastati o, addirittura, rasi al suolo, non producevano più alcuna entrata per la Chiesa, verso la quale erano dovute le decime.

 

C’è anche da ricordare che la sola idea, per guerrieri abili, come molti mercenari europei, di combattere, non tanto per la cristianità, ma per un bottino personale, richiamò l’attenzione anche dei cavalieri più recalcitranti alla missione in Terra Santa: il saccheggiò e la possibilità di impossessarsi di nuove terre non era certo cosa da poco, per uomini pronti a schierarsi dalla parte del migliore offerente.

 

Valida dimostrazione fu la tragica Crociata intrapresa da Pietro l’Eremita che, ancor prima di giungere in Medio Oriente, si dedicò senza misura al saccheggiò e alla distruzione di interi villaggi, anche di fede cattolica. Al primo contatto con i turchi selgiuchidi vennero annientati.

 

Urbano II con “l’invenzione” della I Crociata riuscì a distogliere l’attenzione da tutte quelle nefandezze che ormai parevano abbarbicate alle mura vaticane: la vendita delle indulgenze, la simonia, era ormai diffusa in tutta Europa, ed i sovrani ed i nobili iniziavano a borbottare in maniera sempre più rumorosa; c’era poi il cattivo esempio che gli alti prelati di Roma davano al mondo cristiano, vivendo nella più sfarzosa opulenza, nella lascivia, nel vizio e nell’oscenità.

 

La conquista di Gerusalemme avrebbe rappresentato un grande deterrente nei confronti di tutto ciò che la Chiesa cercava malamente di nascondere.

Si sarebbe trattato di impossessarsi, a discapito degli infedeli, della città del Cristo Gesù, la città del Santo Sepolcro.

Peccato che Urbano II, nel suo discorso di Clermont, fece cenno chiaramente alle oppressioni che i cristiani della Terra Santa dovevano soffrire ad opera dell’oppressore musulmano. La verità era che, tranne un breve periodo di dominio fatimida su Gerusalemme, i cristiani erano liberi di poter seguire il proprio pellegrinaggio in Terra Santa, dove musulmani, ebrei e cristiani potevano pregare nella stessa città senza alcun impedimento.

 

La conquista di Gerusalemme del 1099 provocò il massacro completo degli abitanti della Città Santa, dove non ci fu distinzione di fede, razza, sesso ed età. Migliaia di persone persero la vita.

 

Ma il paradosso di tutta questa poco edificante situazione fu che Urbano II non ricevette mai la notizia della conquista di Gerusalemme: morì alcuni mesi dopo tale storico e macabro evento.

 

Bibliografia:

- J. Riley – Smith: “The First Crusaders”

- A. Demurger: “I Cavalieri di Cristo"

-  K. Laider: “ Il segreto dell’Ordine del Tempio

-  W. Mann: “Il segreto dei Cavalieri Templari”


martedì, 15 luglio 2008

IN BALIA DEL DUBBIO

CRISTIANESIMO O GIUDAISMO !

(Dove si trovano le nostre radici?)

 

 

 

 

Gesù “padre” del Cristianesimo?

Non c’è cosa più falsa che un fedele possa dire in merito alla propria religione. Si tratterebbe di una grande inesattezza, provocata da oltre due millenni di falsa informazione creata ad hoc da quella enorme istituzione chiamata chiesa cattolica.

L’opera di depistaggio effettuata a partire dalla scomparsa di Gesù, la dobbiamo essenzialmente ad alcuni personaggi che non conobbero mai quello che erano soliti definire come “il proprio Maestro”. Persone che sapevano di Gesù solo per interposta persona, per quello che si narrava di lui, per sentito dire.

Molti furono i diffamatori, molti coloro che amarono veramente Gesù il Cristo, ma altrettanti coloro che usarono tale figura storico – religiosa per propri fini, spesso persino poco chiari.

Uno dei più grandi studiosi delle origini del Cristianesimo, Robert Eisenman, ha scritto una delle pagine più importanti della vera storia della vita del nostro Messia, partendo dal raccontare, su solide basi storiche, dalla famiglia stessa di Gesù. Un modo apparentemente senza un particolare senso, per portare luce sulla reale vita di Gesù; eppure, in maniera semplice e facilmente comprensibile, Eisenman, ci racconta quale importanza abbiano avuto i fratelli del Messia nella nascita del Cristianesimo. In particolare Giacomo il buono, fratello minore di Gesù, e primo sostenitore di quel riformismo giudaico che caratterizzò i pochi anni di predicazione del nostro Signore.

Tra Giacomo e Saulo di Tarso non corse mai buon sangue. Questo perché il redento “di Damasco” (non certo la città siriana), dopo un inizio secondo le indicazioni del primo vescovo di Gerusalemme, si dissociò completamente dagli insegnamenti di Giacomo e del defunto e risorto Gesù.

Giacomo il Buono fu prima di tutto apostolo, poi capo della vera Chiesa voluta da Gesù, secondo quelli che erano stati i veri insegnamenti del Messia, e non secondo le fantastiche elucubrazioni di Saulo di Tarso e, successivamente, anche dello stesso Pietro, e dei vari personaggi, che nei primi secoli del nuovo corso storico, vissero a Roma, la città che rese famoso uno dei fondatori del Cristianesimo, l’Imperatore Costantino.

Gesù, per come ci è stato fatto conoscere, sembra quasi non essere un giudeo. E la responsabilità della sua crocifissione, per troppo tempo è stata fatta cadere sulle spalle del popolo ebreo, senza voler guardare nella giusta direzione: l’impero romano.

Quanti e quali genocidi sono stati compiuti in nome di una presunta colpevolezza ebraica!

Gli ebrei non sono certo esenti da colpe, ma la crocifissione di Cristo è opera del popolo romano. E la stessa figura di Giuda, per 2000 anni lasciata a marcire nel fango dell’ipocrisia, ha un ben altro valore nella vita di Gesù e non nella sua morte.

Chissà cosa penserebbe Gesù stesso se tornasse sulla terra e potesse vedere che ne è stato dei suoi insegnamenti? Chissà quale reazione avrebbe nel vedere  cosa è stato creato in suo nome?

Bibliografia:

        -       R.Eisenman: “Giacomo il fratello di Gesù”

-         Vangeli Apocrifi – Einaudi

-         R. Eisenman: “I misteri di Qumran”

-         E. Pagels: “Vangeli Gnostici”

-         E. Pagels: “Il Vangelo di Tommaso”

-         Il Vangelo di Giuda – National Geografic


venerdì, 19 ottobre 2007

“I POPOLI DEL LIBROâ€

 EBREI, MUSULMANI E CRISTIANI

 

 La Bibbia di Gutemberg: la prima ad essere stampata

Sembra incredibile ma è tutto vero.

Ci sono state epoche in cui tradurre la Bibbia in un linguaggio comprensibile al popolo era un gravissimo reato, tanto da poter costare la vita. Altrettanto pericoloso era tenere accanto a se, in casa, un Vangelo, a meno che non si trattasse di un sacerdote.

Il cristianesimo è sempre stata considerata una delle religioni “del Libro”, dato che i relativi fedeli basavano la propria fede sui precetti e sugli insegnamenti riportati sui testi “dettati” da Dio. Ovviamente, in una religione come questa, il fedele oltre ad avere il diritto di leggere le Sacre Scritture, aveva anche il “dovere” di leggere e comprendere “il Libro”.

Se nel mondo protestante la lettura della Bibbia è una tradizione, nel mondo cattolico, soltanto negli ultimi decenni del secolo scorso è sorto il problema di “un’alfabetizzazione biblica” dei fedeli.

Il primo problema che una religione basata su precetti scritti è costretta ad affrontare è quello della lingua. Il trascorrere del tempo produce modificazioni e l’evoluzione del linguaggio, tale che la Rivelazione riportata sui i Testi diviene sempre più di difficile comprensione.

Già nei secoli che precedettero la nascita di Gesù gli scritti religiosi erano per lo più in ebraico. La Bibbia stessa, non era di facile comprensione, proprio perché non tutti conoscevano la lingua dei propri padri. Bastava che passassero due o tre generazioni a fare in modo che si perdesse la capacità di padroneggiare la lingua degli avi.

Con la progressiva evangelizzazione di popoli non ebrei, i cosiddetti gentili, di origine ellenica, il problema della lingua divenne sempre più pressante. Fu nel III d.C., ad Alessandria d’Egitto, che la residente comunità ebraica tradusse le Scritture dall’ebraico al greco, producendo la versione nota con il nome di “Bibbia dei Settanta” (dai settanta saggi che si ritiene abbiano contribuito alla redazione e alla traduzione della nuova versione).

Lo stesso problema sorse quando, grazie all’imperatore Costantino, la religione cattolica si espanse in occidente e divenne culto di Stato. San Girolamo (347 – 420) tradusse la Bibbia cristiana in latino, la lingua più diffusa nei territori occidentali dell’Impero romano. Ancora oggi, tale traduzione è conosciuta con il nome di “Vulgata” (popolare, accessibile).

Più o meno negli stessi anni, il vescovo ariano Wulfila, creò un nuovo alfabeto per poter tradurre la Bibbia in goto, tale da renderla accessibile alle numerose popolazioni di stirpe germanica.

Un secolo dopo San Patrizio diffuse il Vangelo in lingua celtica per cristianizzare l’Irlanda. San Cirillo, anche se molto dopo più tardi, sistematizzò l’alfabeto glagolitico, antenato del cirillico, per diffondere la fede tra i popoli slavi.

Sembra un fatto naturale che la Chiesa favorisse le varie traduzioni della Bibbia, in modo che i fedeli delle varie parti d’Europa potessero, se non proprio leggere (l’analfabetismo era la norma!), almeno sentirla leggere in una lingua a loro comprensibile.

E invece le cose non andarono così!

A partire dal ‘200, tutti i tentativi di tradurre le Sacre Scritture, rendendole comprensibili al popolo, vennero condannati, ed i loro artefici perseguitati.

Per la chiesa una Bibbia comprensibile rappresentava una mina vagante, soprattutto se nelle mani delle correnti cosiddette eretiche: queste usavano “il Libro” per far comprendere alla gente comune come la Chiesa ufficiale si stesse sempre più allontanando dagli insegnamenti evangelici di povertà ed umiltà.

Nel 1229 il Concilio di Tolosa sancì l’assoluta proibizione ai laici di possedere e di leggere la Bibbia, in particolare se in volgare. Lo studio e la predicazione della Bibbia erano di esclusiva pertinenza del clero. Coloro che infrangevano tali regole, venivano accusati di eresia, rischiando di finire al rogo.

E di persone arse vive per aver “tradotto” e letto, non autorizzati, i Vangeli, ne è piena la storia dei crimini commessi dalla Chiesa cattolica!

 

Continua…

 

Bibliografia:

-         D. Christie – Murray: “I percorsi delle eresie”

-         Epistola Cum ex iniuncto del 12 luglio 1199 (Papa Innocenzo III)

-         G. Fragnito: “La Bibbia al rogo”

-         Donini: “Storia del cristianesimo – dalle origini a Giustiniano”


domenica, 16 settembre 2007

TANTE PAROLE E POCHI FATTI !

EDITORIALE

 

RATZINGER SI CONFERMA NEL PROPRIO DOGMATISMO

 

 Eccolo!

 

Ho letto un articolo del 12 settembre riguardante alcune parole dell’attuale pontefice, e riportate su Oknotizie dall’amico Zaccheo.

Come sempre il Papa tedesco riesce ad inquietarmi per quello che riesce a dire ogni volta che si pronuncia su argomenti di uso comune. Lasciamo perdere  le questioni veramente importanti!

E’ incredibile come questo uomo, definibile come Vicario di Cristo, successore di Pietro sul soglio pontificio, riesca a dire delle amenità anche su cose banali.

Il Cristianesimo avrebbe salvato la società, credo moderna (!), dal nichilismo e dal fondamentalismo. Se è vero che Ratzinger è un grande studioso, allora è il caso che si renda conto che alle volte vale più un attimo di silenzio, piuttosto che due frasi di circostanza.

Il Cristianesimo non ha salvato niente e nessuno da chissà quale catastrofe umanitaria. La Chiesa Cattolica ha sempre fatto quello che voleva, guardando prima di ogni cosa ai propri interessi, che, tra l’altro, non coincidevano mai con le necessità spirituali dei propri fedeli. Il nichilismo è semmai una prerogativa di alcune frange della Chiesa, ed il terrore di altre. La Chiesa cattolica ha bisogno di specchiarsi nei propri fedeli per poter convalidare la propria esistenza. Ma l’immagine che in questi anni gli sta ritornando, appare distorta e rimpicciolita dalla fuga non solo delle vocazioni, ma anche, e soprattutto, di coloro un tempo fedeli al dogmatismo ecclesiastico. La gente, con questi chiari di luna, apre gli occhi ed è molto più facile che si renda conto di ciò che la circonda. E’ meno disposta a bersi tutto quello che gli viene imposto come verità assoluta ed indiscutibile. Come dire: il risveglio della ragione!

Parlare poi di fondamentalismo da parte di un pontefice come Ratzinger, equivale al detto “senti da che pulpito viene la predica”. Un Papa strettamente legato all’Opus Dei e alle frange più estremiste del cattolicesimo (tanto per fare un esempio, i Legionari di Cristo), così come lo era il suo predecessore, non dovrebbe fare prediche sul fondamentalismo, ma riconoscerlo ed abbatterlo, come tutti gli estremismi. Ratzinger dovrebbe anche fare mente locale sul numero di anni in cui è stato prefetto della Congregazione per la dottrina della fede (Inquisizione). Oltre 20 anni di svariate persecuzioni!

Per concludere vorrei sottolineare come, dicendo che il giorno santo per i cristiani è la domenica, e come tale va rispettato e dedicato al Signore, non a cose frivole, Ratzinger mostra di falsificare apertamente la storia, dato che Gesù il Cristo, Colui sul quale è stata “costruita la Chiesa”, era ebreo ed il giorno sacro era il Sabbath. La domenica era il giorno del Sol Invictus costantiniano, così come il 25 Dicembre era una celebrazione pagana sempre per la stessa divinità.

 

Ma grazie alle parole di Ratzinger c’è sempre qualcosa da dire!!

 

 

Nessun riferimento bibliografico:

si tratta dell’opinione personale dell’autore.


postato da: silas2 alle ore 16/09/2007 21:38 | link | commenti (9)
categorie: ratzinger, chiesa romana


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