Le origini del cristianesimo, sacre scritture, storia della Chiesa cattolica, l'Inquisizione, i Templari, le Crociate, il Vaticano e la Curia romana, crimini religiosi, veritĂ scomode e nascoste, storia del papato, i Vangeli, Qumran e Nag Hammadi.
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LIBRI DA NON PERDERE........
.........PER COMPRENDERE!
Ferruccio Pinotti si mostra uno degli scrittori più interessanti quando si tratta di portare alla luce questioni che danno fastidio.
Questo testo rappresenta la base per comprendere la realtà di un'organizzazione divenuta una vera e propria setta segreta, con il bene placito del pontefice che ha reso "l'Opera" una prelatura personale: Giovanni Paolo II (1982/1983).
Le testimonianze riportate da Pinotti sono incredibili! E' tutto documentato e documentabile. Non viene lasciato spazio alla fantasia!
Di particolare interesse la testimonianza del Prof Alberto Machado, ex opusiano, uscito dai tentacoli della creatura di Balaguer.
Buona lettura
Silas
NON DA QUESTA PORTA!
Sebbene l’Opera sia una organizzazione di particolare importanza, che può contare sulla “presenza” di svariate migliaia di persone tra le sua fila, non esistono indicazioni che possano aiutare chiunque volesse ad avere un minimo riferimento, un posto o una persona alla quale rivolgersi.
Sono in molti gli studiosi ed i giornalisti che hanno definito “l’Opera di Dio” come una vera e propria setta, nascosta ad occhi indiscreti, ma sempre pronta ad entrare in azione quando ce ne sia bisogno e particolari interessi in gioco.
Fino alla pubblicazione del ben noto libro “il Codice da Vinci” di Dan Brown, dove si parla in termini poco lusinghieri dei membri dell’Opera (il famoso sicario albino SILAS), erano poche le persone a conoscenza dell’Opus Dei, e se la conoscevano, sebbene lo scrittore americano abbia in realtà forzato un po’ la mano, non sapevano tutto quello che accadeva all’interno di quella prelatura papale, e tutto ciò che gli ruotava attorno.
In quasi 80 anni di storia le cose, in tale camaleontica organizzazione, non sono particolarmente cambiate e, soprattutto, non sono affatto migliorate. Il padre della setta, divenuto persino Santo nel 2002, Escrivà de Balaguer, è riuscito a tracciare un percorso, che ha poco a che fare con la spiritualità, ma che ha consentito ai suoi successori, Alvaro del Portillo ed Echaverria, di continuare in un “opera” di proselitismo ed arricchimento, riuscendo a mettere radici in posti dove non era pensabile potesse accadere.
A Roma, il Vaticano, presente ormai da quasi duemila anni, è stato affiancato in maniera piuttosto imponente dall’Opus Dei, con le proprie sontuose ville dentro e fuori la capitale, le residenze nascoste dei numerari e delle numerarie (in particolare ai Parioli), ed ora con una struttura sanitaria di prim’ordine in Italia, grazie anche al contributo economico del nostro governo, legato a triplice mandata ai desideri dell’attuale pontefice (50 milioni di euro di sovvenzionamento grazie anche alle nostre involontarie e sempre più vuote tasche).
Quando l’Opera venne attaccata da Mr Brown, la prima preoccupazione dell’alta nomenclatura opusiana, non fu quella di difendersi dalle accuse (vennero chiamate così, anche se in alcuni casi non erano proprio tali!) contro il Cristianesimo, contro le fede, contro Gesù e
L’Opera è apparenza, non fede!
Sia i numerari che i soprannumerari vivono d’apparenza e penitenza, sempre se vogliamo aggiungere qualcosa. Non c’è spazio al vero amore “cristiano”, quell’amore che Gesù cercò vanamente di insegnarci oltre venti secoli fa!
Ai numerari non interessa che i propri “adepti” abbiano veramente fede in Cristo: interessa l’apparenza! Interessa che i membri dell’Opera siano sempre a posto, in ordine, capaci di mostrare ciò che hanno di meglio! E’ importante avere la giusta abitazione, la macchina all’altezza dell’individuo o della famiglia: “ogni membro dell’Opera è uno spot pubblicitario, ogni famiglia deve considerarsi una famiglia testimone – vedendola deve venir voglia di assomigliarle”!
L’apparenza e la mancanza di umanità prende il posto della fede!
Bibliografia:
L’OPUS DEI E
Dalle testimonianze di John Roche, ex numerario, e Padre Vladimir Feltzmann, ex sacerdote dell’Opus Dei.
“Padre Josémaria era un uomo vanitoso ed arrogante. Chiedeva obbedienza assoluta.Era un uomo sostanzialmente volgare, intelligente ma non raffinato, certamente non uno studioso o un uomo di cultura. Di fondo era disonesto, un autentico leader di una setta, fedele alla propria interpretazione della Chiesa cattolica, ma pronto a rivoltarsi contro il Papa e contro
“Quale condizione di appartenenza all’Opera, Escrivà esigeva dai suoi membri l’accettazione del fatto che l’Opera stessa fosse stata rivelata direttamente a lui da Dio, e che essa fosse quindi assolutamente perfetta; che lui fosse infallibile nelle questioni dello spirito dell’Opus Dei…” – John Roche.
“La crociata dell’Opus Dei si propone di mutare il volto della Chiesa…Dio lo vuole! Noi siamo gli eletti di Dio! Una convinzione di molti dei membri facenti parte dell’Opera, anche di persone che ricoprono alti incarichi nella Curia romana. Ripetono con grande spirito di persuasione: l’Opus Dei è stata eletta da Dio per salvare
Secondo l’ex sacerdote dell’Opus Dei, molto vicino al fondatore dell’organizzazione, Escrivà vedeva
“Se Padre Josémaria ha odiato qualcosa, questo era proprio il comunismo. Esso rappresentava il male per lui, perché aveva sofferto a causa di questo. Vedeva
“Nei Centri opusiani non si diceva Hitler contro gli ebrei o Hitler contro gli slavi, ma Hitler contro il comunismo…Una volta mi disse – e lo disse proprio a me – che, se la gente pensa che Hitler abbia ucciso sei milioni di ebrei, certamente esagera. Hitler non era così malvagio. Potrebbe aver ucciso al massimo tre o quattro milioni di ebrei…”
“Le tre macchie che segnavano la storia, ed in particolare
Riferimenti bibliografici:
- P.Hertel: “I segreti dell’Opus Dei. Documenti e retroscena”
- J.Ynfante: “La prodigiosa aventura del Opus Dei: genesis y desarrollo de
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- K.Steigleder: “L’Opus Dei vista dall’interno”
EDITORIALE

Amina Mazzali, ex numeraria di 36 anni, entrò nell’Opus Dei, grazie alle intense manovre di proselitismo, all’età di 15 anni. Donna forte e determinata, resa tale dalle immense sofferenze patite all’interno dell’Opera, ha avuto grande difficoltà a tornare a parlare di quello che per lei è stato un incubo: la vita all’interno di un’organizzazione, definita da alcuni testimoni diretti, “opus diabulii”. Lo scrittore Ferruccio Pinotti è riuscito, con grande fatica, ad ottenere un’intervista con Amina, che racconta:
“A 17 anni ho iniziato la mortificazione corporale: dovevo portare il cilicio alla coscia (per due ore al giorno), e frustarmi con la disciplina, cioè la frusta. Non è una scelta, o una cosa facoltativa: te la chiedono espressamente, la mortificazione corporale. Il cilicio e la disciplina li dovevo usare solo quando mi trovavo nei Centri dell’Opus Dei…”
“…Fu la numeraria che mi fece entrare nell’Opera che iniziò a parlarmi, in maniera approssimativa ma decisa, della mortificazione corporale. Disse che era per volere del Padre. Io rimasi allibita, pensando che si trattasse di uno scherzo, e quando gli espressi tutto il mio stupore, mi disse che era un modo per avvicinarsi a Cristo. Mi ricordò che avevo promesso di essere disposta a dare tutto. Ti dicono che se ti tiri indietro sei una persona inaffidabile e vigliacca e che non sei degna della chiamata privilegiata di Dio…”
“…Mi venne detto che le numerarie, per volere del Padre, devono compiere ogni giorno la mortificazione corporale…Mi dissero che bisognava essere disposti a tutto; che il cilicio si ispirava alla corona di spine di Gesù…”
“…La disciplina è costituita da una corda intrecciata e annodata, che forma un manico da cui si dipartono tre o quattro funi intrecciate con nodi. Tra i numerari si diceva che il Padre Josemarìa avesse inserito dei chiodi nella frusta, delle lamette da taglio (lo conferma John Allen – in bibliografia)”
Amina descrive il cilicio:
“…Una cintura di metallo composta da vari semianelli, ognuno dei quali ha delle punte, e va posizionata nella parte alta della coscia. Ovviamente si può stringere a “piacimento”. A me sono rimaste le cicatrici…Si doveva indossare anche mentre camminavi, senza far vedere che portavamo il cilicio: all’esterno non doveva saperlo nessuno…”
Riferimenti bibliografici:
- J.Allen: “Opus Dei – La vera storia: i segreti della forza più controversa nella Chiesa cattolica”
- P.Hertel: “I segreti dell’Opus Dei. Doumenti e retroscena”
- K.Steigleder: “L’Opus Dei vista dall’interno”