LA VERITA' TRA I RAMI DI ULIVO

Le origini del cristianesimo, sacre scritture, storia della Chiesa cattolica, l'Inquisizione, i Templari, le Crociate, il Vaticano e la Curia romana, crimini religiosi, verità scomode e nascoste, storia del papato, i Vangeli, Qumran e Nag Hammadi.

TUTTO CIO' CHE VIENE RIPORTATO IN QUESTO BLOG E' SUPPORTATO DA TESTI, ARTICOLI, DOCUMENTI E TESTIMONIANZE SCRITTE.

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Utente: silas2
07.05.2007 Un ragazzo divenuto uomo inseguendo con passione le sottili tracce della Verità, quella scomoda, imbarazzante, fastidiosa e taciuta....quella che non andrebbe mai raccontata!

In una società così appestata e maleodorante, ci sarà pure qualcosa in cui credere...!

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domenica, 17 maggio 2009

LA FEDE DI PAPA CELESTINO V

FUGA DAL POTERE TEMPORALE E DAI GIOCHI DI POTERE

Pietro Angeleri

Pietro da Morrone, meglio noto come Papa Celestino V, è l'unico esempio, in duemila anni di storia cattolica, di pontefice che decide di "mollare" il comodo scranno papale, per tornare ad occuparsi del proprio interesse principale: l'amore per Cristo e la preghiera.

Pietro Angeleri, le cui origini ed il luogo natio vengono rivendicati da svariati paesi del Molise e dell'Abruzzo, visse in un periodo storico fervido di iniziative di ecumenizzazione e di conquista "religiosa". Un uomo che visse una buona parte della propria esistenza in eremitaggio sulle montagne umbre. Ed anche quando decise di prendere i voti, recandosi a Roma, il suo ritorno tra i picchi e le vallate della Maiella, fu pressoché immediato.

Creò, all'interno dell'Ordine dei Benedettini, un piccolò ordine di ecclesiastici dediti all'ascetismo, che vennero poi chiamati "Celestini". Ed in quel periodo, recandosi a piedi a Lione, per il Concilio di Lione II, ebbe l'opportunità di conoscere alcuni importanti esponenti del Tempio, i quali perorarono la causa del mantenimento del nuovo ordine religioso creato dallo stesso eremita di Morrone

Un uomo di fede, un eremita, un asceta, la cui unica ambizione era quella di poter vivere lontano dall'umanità, in stretta preghiera e che, per gli scherzi che solo il destino alle volte è in grado di fare, si è trovato a dover indossare gli abiti papali.

Era il periodo successivo alla morte di Papa Niccolò IV, momento delicato, dopo i famosi vespri siciliani, e nel quale, l'abbozzo del nostro paese, almeno la parte sud, si divideva tra angioini ed aragonesi, e dove gli Angiò avevano l'assoluta necessità dell'avallo papale ad un accordo da stipulare con gli Aragona, per il dominio della Sicilia. Ma i pochi porporati riuniti a Roma non erano in grado di trovare un accordo soddisfacente alle ambizioni dei vari "uomini di Chiesa", tra i quali spiccavano i Caetani, i Malabranca ed i Colonna.

In maniera del tutto paradossale, senza andare a fondo in merito alle modalità con le quali venne deciso di coinvolgere Pietro Angeleri in giochi politici ed economici, poco confacentesi con la missione della chiesa, gli Angiò e Caetani, il futuro Bonifacio VIII, ebbero il proprio Papa: Celestino V

Pietro da Morrone era assolutamente estraneo ad ogni sorta di governo temporale, principale occupazione dei pochi porporati insediatisi a Roma. La prima cosa che fece tale uomo di fede fu la BOLLA della PERDONANZA, che anticipava di svariati decenni i canoni e le caratteristiche del primo Giubileo, tenutosi a L'Aquila nel 1300. Nominò svariati cardinali, molti dei quali appartenevano al suo ordine, quello dei benedettini, e molti di origine francese come quel personaggio che divenne il tristemente famoso Clemente V, co - autore della presunta distruzione dell'Ordine dei Cavalieri Templari (insieme a Filippo IV Capeto, detto il bello).

Celestino V decise, coccolato e vezzeggiato, di alloggiare nella fastosa residenza di Napoli degli Angiò, grazie alla necessità che gli stessi francesi avevano di tenere dalla propria parte il pontefice, e alla costante pressione  di Caetani.

Ma la vita da pontefice non faceva per Pietro Angeleri, e con somma soddisfazione e sollecitudine dello stesso Caetani, venne redatta una Bolla per l'abdicazione (scritta con ogni probabilità da Caetani stesso!). Il desiderio di tornare alle proprie preghiere e alla semplicità della propria vita furono la spinta principale per Pietro da Morrone. Gli Angiò non presero bene la novità, perdendo l'appoggio incondizionato, anche se disinteressato, di un Papa.

Fu Caetani a divenire Papa Bonifacio VIII, il quale, per paura di intromissioni politiche da parte dei francesi e dei nemici di sempre, i Colonna, decise di sbarazzarsi di un pericolo in realtà inesistente: Pietro Angeleri, l'unico ex Papa.
Lo fece catturare e rinchiudere "in carcere", nella Rocca di Fumone, di proprietà dei Caetani, dove per il dolore morì in totale solitudine, sembra dopo aver recitato la sua ultima messa (19 maggio 1296)

« Io Papa Celestino V, spinto da legittime ragioni, per umiltà e debolezza del mio corpo e la malignità della plebe [di questa plebe], al fine di recuperare con la consolazione della vita di prima, la tranquillità perduta, abbandono liberamente e spontaneamente il Pontificato e rinuncio espressamente al trono, alla dignità, all'onere e all'onore che esso comporta, dando sin da questo momento al sacro Collegio dei Cardinali la facoltà di scegliere e provvedere, secondo le leggi canoniche, di un pastore la Chiesa Universale. »
Bolla Papale del dicembre 1294


mercoledì, 11 febbraio 2009

I TEMPLARI OGGI

 Non nobis Domine, non nobis,

 sed nomini Tuo da Gloriam

 

 

Attraversando in lungo e in largo il web, ho avuto la possibilità di incontrare molti siti che fanno riferimento, in modo diretto o meno, all’Ordine dei Poveri Cavalieri di Cristo e del Tempio di Salomone.

C’è sempre qualcosa da imparare, qualcosa che ti era sfuggita o che proprio non sapevi. Molti articoli sono veramente degni di nota, scritti con coerenza e conoscenza dell’argomento affrontato.

Anche perché parlare di Templari non è poi così semplice.

Ormai la parola “Cavaliere Templare” viene usata indiscriminatamente, e sono molti che si vantano di appartenere a tale Ordine cavalleresco. Si tratta delle diffusissime organizzazioni neotemplari, che nulla potranno mai condividere con lo spirito che animava, quasi un millennio fa, il vero Ordine monastico – cavalleresco.

La cosa che mi sconcerta in particolar modo, è come tali pseudo – ordini cavallereschi possano definirsi strettamente legati al Papa e alla Chiesa Cattolica, quando proprio questi ne hanno decretato la fine (anche se era solo una morte apparente).

E’ a dir poco sconcertante vedere su un sito di questi “neocavalieri” l’immagine benedicente di Ratzinger, colui che per venti anni di seguito ha perseguitato tutto e tutti, come prefetto della Congregazione per la dottrina della fede, maschera ecclesiastica del “Sant’Uffizio o Santa Inquisizione”.

Coloro che amano la storia dei Cavalieri Templari, non sono coloro che appartengono a qualche Ordine sparso per il nostro continente, ma gli storici e tutti quegli studiosi che, con spirito di sacrificio e abnegazione, sono costantemente alla ricerca anche della più piccola traccia che possa far luce sui tanti punti oscuri che ancora avvolgo il Tempio.

Conoscere dei cosiddetti “neotemplari” e scoprire che non conoscono chi sia Jacques De Molay, e tanto meno la data della sua morte, come quella dei suoi due carnefici, il re di Francia Filippo IV detto il Bello e Papa Clemente V, rende l’idea di quanto tali persone seguano veramente i precetti dell’Ordine del Tempio.

Anche perché castità, povertà ed obbedienza, non sono certo proponibili in un periodo storico come il nostro.

 

E allora, a quali precetti si rifanno questi “neotemplari”


domenica, 17 agosto 2008

GLI AMICI DI “DIOâ€

UN POPOLO SENZA UNA VERA IDENTITA’

 

 Filippo IV il bello: lo sterminio dei templari

La nostra penisola, nella storia del vecchio continente, è sempre stata terra di conquista. Molti dominazioni si sono susseguite in zone o regioni della nostra amata Italia.

 

Ma la presenza più impensabile, la dominazione più assurda, è stata quella del popolo ecclesiastico, tanto da dare vita allo Stato Pontificio.

 

Per lungo tempo il centro Italia è stato nelle mani delle truppe pontificie, il cui comandante in capo era niente meno che il rappresentante di Dio in terra: il Papa.

 

Ma un altro popolo, con il quale neanche tutt’ora riusciamo ad avere un rapporto di vera cordialità, fu molto vicino ai vari pontefici che si susseguirono sul soglio di Pietro: i francesi.

 

I transalpini, come nessun altro popolo nella storia del vecchio continente, sono sempre stati strenui difensori del potere temporale della Chiesa romana. Il legame era a doppia mandata, con reciproci benefici: per lo Stato Vaticano, che otteneva un alleato di tutto rispetto, e delle truppe di appoggio nelle proprie dominazioni; per i francesi, capaci di sfruttare il potere spirituale della Chiesa, e  poter fare i propri comodi in terra straniera, sotto la protezione intimidatoria dello stesso Papa (la paura di una scomunica era talmente forte da frenare qualsiasi contenzioso riguardasse francesi o papalini!).

 

Una forte alleanza, ancor prima che truppe francesi si stanziassero in terra pontificia, fu quella che condusse alla campagna di sterminio dei Catari. Le terre del sud della “Francia” vennero cosparse del sangue di centinaia di migliaia di innocenti, senza distinzione di sesso, età e fede:

 

“Comandante, come facciamo a distinguere gli eretici (catari) dalle altre persone?”

“Uccideteli tutti, sarà Dio a riconoscere i suoi!”

 

Questa frase rappresenta in pieno il sodalizio che si venne a stabilire progressivamente tra “francesi e papalini”. Niente pietà, nessuna compassione di fronte agli interessi del Papa e della Chiesa cattolica romana.

 

Il genocidio dei Catari avvenne solo perché questi ultimi risultavano colpevoli di pensarla diversamente dal dogmatismo di Roma, e si “presero la libertà” di far notare la lascivia e l’opulenza che regnava nel cuore della Chiesa cattolica.

 

I francesi, in tale massacro inumano, ebbero un ruolo fondamentale, e non solo perché avvenne in terra di Provenza, ma anche e soprattutto perché, il maggiore impegno economico e militare fu proprio a carico del nascente stato transalpino.

 

Secondo la tradizione storica, sebbene la stirpe Merovingia fosse per metà di origini “francesi” (la stirpe che discendeva in linea diretta da quella di Gesù e della Maddalena!), venne comunque estirpata, come sorprendersi, dagli stessi “francesi”; da un personaggio di nome Pipino il Breve, che dette i natali alla dinastia Carolingia, con Carlo Martello ed il ben noto Carlo Magno…….ma con quanta infamia raggiunsero la notorietà tali individui!!!

 

Nel famoso episodio storico dello “schiaffo di Anagni”, tanto per cambiare, c’erano di mezzo i “francesi”, sempre con l’appoggio di una parte religiosa importante: la famiglia Colonna, che ambiva al soglio pontificio.

 

Come non ricordare i “Poveri Cavalieri di Cristo e del Tempio di Salomone”, più notoriamente chiamati Cavalieri Templari.

 

Risulta quasi superfluo dire come il re Augusto il bello, Nogaret ed in particolar modo, il pontefice che dette il via alla “cattività Avignonese”, Papa Clemente V, massacrarono, per interessi politici ed economici, dopo averli spremuti come agrumi, l’Ordine dei Templari.

 

La cosa che ha del paradossale è che in questi ultimi anni si sta vivendo un magro, quanto misero tentativo di riabilitare la figura “pupesca” di Clemente V, affermando che il Tempio venne distrutto solo dal re francese, quasi all’insaputa dell’allora pontefice. La pergamena di Chinon è del tutto paradossale, trascurando il legame esistente tra Clemente V  e Filippo IV il bello, nelle loro oscure macchinazioni, mediante il gravissimo fatto del trasferimento, per oltre un secolo, della sede pontificia, da Roma ad Avignone

 

La Chiesa era nelle mani ed al servizio della nascente Francia.

 

Eppure Napoleone Bonaparte sembrò dimenticarsi di tutto il retroscena esistente tra il suo popolo e quello papalino: prese possesso dell’intero archivio Vaticano, e lo trasferì in Francia. Tutti i documenti che la Chiesa aveva accumulato e nascosto da secoli era passato in mani per lo più amiche, ma pur sempre inaffidabili.

 

Quello che fece ritorno, parecchi anni dopo, nella Biblioteca Vaticana, non era però l’intero Archivio trafugato dallo stesso Napoleone; molto di quel materiale non ha più visto le mura invalicabili dello Stato pontificio.

 

Quanti misteri la Curia romana continua a condividere con i nostri vicini d’oltralpe?


martedì, 29 luglio 2008

CAVALIERI D'ALTRI TEMPI !

I TEMPLARI:

SANTI O ERETICI ?

JACQUES DE MOLAY

 

NESSUNO DEI DUE.

ERANO MONACI GUERRIERI DI FEDE CRISTIANA, TEMUTI E RISPETTATI IN TUTTO IL MONDO ALLORA CONOSCIUTO.

IL "FEROCE" SALADINO GLI RESE ONORE SUL CAMPO DI BATTAGLIA, ED IN TEMPO DI PACE.

ERETICI ERANO COLORO CHE NE HANNO VOLUTO LA "DISTRUZIONE"

 

 

 

 

 


postato da: silas2 alle ore 29/07/2008 21:52 | link | commenti (3)
categorie: cavalieri templari, clemente v, filippo 4°, jacques de molay
mercoledì, 02 luglio 2008

LA VITA ETERNA DELL'ORDINE

 

L'ORDINE DEL TEMPIO

 

POVERTA', CASTITA' ed OBBEDIENZA

ONORE, FEDE e CORAGGIO

TRASCORRONO I SECOLI, SI SUSSEGUONO I PAPI, LA CHIESA VACILLA, MA OGGI, COME SEMPRE, I PRECETTI DEI CAVALIERI TEMPLARI SARANNO PRESSOCHE' GLI STESSI!

LE PAROLE PASSANO, LO SPIRITO RIMANE.


postato da: silas2 alle ore 02/07/2008 21:28 | link | commenti (2)
categorie: templari, cavalieri templari, clemente v, filippo 4°, jacques de molay
venerdì, 09 maggio 2008

LOS TEMPLARIOS

1314 - ILE DE FRANCE:

JACQUES DE MOLAY

E

GEOFFROY DE CHARNEY

MUOIONO ARSI VIVI PER ORDINE DI FILIPPO IL

BELLO E CON IL BENESTARE DI PAPA 

CLEMENTE V.

FINISCE LA STORIA DELL'ORDINE DEI

TEMPLARI.....MA E' SOLTANTO LA VERSIONE

UFFICIALE DELLA CHIESA!!

BEN ALTRA COSA E' LA REALTA' DEI FATTI.........

Eccomi

Silas


giovedì, 18 ottobre 2007

E IL PAPA DIFESE I TEMPLARI ?

700 ANNI FA : L’ALBA DI VENERDI 13 OTTOBRE DEL 1307 !

 

 

“La leggenda del complotto ordito dal re di Francia complice una Chiesa supina ed interessata contro i Templari fu ampiamente sfatata sei anni fa dalle ricerche di una storica italiana, Barbara Frale, che inequivocabilmente mostrano quanto il Pontefice abbia fatto per salvare i Cavalieri dai rapaci artigli di Filippo il Bello. Ma in un mondo dove best – sellers, ciarlatani e pseudo – storici new age la fanno da padroni, la verità storica fatica non poco a farsi sentire…”

 

di Mariano Bizzarri

Università La Sapienza – Roma

 

La Pergamena di Chinon” è un documento storico contenente gli atti del processo condotto contro l’Ordine dei Templari. Sarebbe stato ritrovato nel 2001 nell’archivio segreto del Vaticano e, a quanto sembra, verrà pubblicato il 25 ottobre p.v. Questo non ha impedito, comunque, alla storica Barbara Frale, di pubblicare, nel 2003, un testo interamente basato su tale documento, “Il papato ed il processo ai templari”, senza che ancora niente fosse stato reso pubblico, nemmeno per gli studiosi di tali materie storiche.

La spiegazione è molto semplice: Barbara Frale, oltre ad essere una storica è, soprattutto, ufficiale dell’Archivio Segreto del Vaticano.

Appare evidente come Barbara Frale abbia avuto l’esclusiva su un documento storico, patrimonio dell’umanità. La pubblicazione, se l’informazione è reale, avverrà con oltre 6 anni di ritardo, rispetto al relativo ritrovamento. Forse i controlli ecclesiastici sono così lunghi ed indaginosi? Si tratta, comunque, di una storia trita e ritrita, di cui spero di non essere il solo ad esserne stufo. La stessa reticenza c’è stata e c’è tuttora (molto è il materiale ancora non reso pubblico!) con il materiale della biblioteca di Nag Hammadi, con i Rotoli del Mar Morto (Qumran), e ci sono voluti 30 anni prima della pubblicazione del Vangelo di Giuda.

Sono veramente indignato per l’atteggiamento che la Chiesa Cattolica Romana continua a sostenere impunemente.

C’è da dire che quanto affermato da Barbara Frale e da Mariano Bizzarri, recensore della collega, non può essere considerato attendibile fino a quando anche altri eminenti studiosi non esprimano la propria opinione in merito.

Leggendo quanto Bizzarri dice in merito al testo della Frale e, soprattutto, alla “Pergamena di Chinon”, traspare palesemente la vicinanza all’ambiente Vaticano.

Sul materiale sul quale mi sono potuto documentare non c’è proprio niente da essere entusiasti per la riabilitazione di un pontefice, che in realtà non ha fatto niente di quanto “gridato” ai quattro venti, dagli ambienti vicini alla Curia romana.

Tale documento inedito riporterebbe l’innocenza di Papa Clemente V (1305 – 1314) nella distruzione dei Templari. Se bisogna trovare un vero e proprio colpevole, questo è sicuramente il re di Francia Filippo il Bello. Quest’uomo avido e senza scrupoli ha fatto l’impossibile per far scomparire dalla faccia della terra i Cavalieri Templari, cercando di impadronirsi del loro “famoso” tesoro.

Nella “Pergamena di Chinon” sembra siano riportate le indagini pontificie effettuate dai commissari inviati dallo stesso Clemente V a Poiteirs nel 1308. Il Papa, ormai ostaggio francese ad Avignone, sotto la minaccia di uno scisma contro la Chiesa di Roma, se il Tempio non fosse stato distrutto, doveva prendere una decisione.

Nel 1312 nel Concilio di Vienne il Papa emise la bolla “Vox in eccelso”, nella quale dichiarava l’Ordine esente dall’accusa di eresia, ma essendosi macchiato di infamia, tollerando un rituale di iniziazione non ortodosso, ne sanciva lo scioglimento, eliminando a tutti gli effetti i vantaggi della prelatura personale papale.

Sebbene Clemente V si fosse reso conto che i Templari non fossero assolutamente degli eretici, e che le numerose accuse, portate avanti dal re di Francia, fossero totalmente fasulle ed estorte con la tortura, non fece niente per impedire il massacro di un Ordine cavalleresco che aveva sempre servito con onore e dignità il papato, anche in momenti non particolarmente esaltanti per la Chiesa.

Clemente V, schiavo del suo stesso potere e di colui dal quale aveva ricevuto tale carica, si limitò ad assolvere i “peccati” dei Templari, riconducendoli alla comunione cristiana: vennero perdonati.

Nessuno però mosse un dito per salvare l’Ordine, primo tra tutti il Papa: Jacques de Molay, ultimo Gran Maestro del Tempio, insieme al suo fidato compagno Geoffroy de Charny, Precettore di Normandia, vennero arsi vivi nel 1314.

 

Tutto questo non sembra proprio riabilitare la figura di Papa Clemente V!

 

Riferimenti bibliografici:

-         A. Demurger: “I Cavalieri di Cristo”

-         K. Laider: “ Il segreto dell’Ordine del Tempio”

-         W. Mann: “Il segreto dei Cavalieri Templari”

-         P.P. Read: “La vera storia dei Templari

-         B. Frale: “I Templari”

-         P. Partner: “I Templari”

-         M. Bauer: “Il mistero dei Templari”


domenica, 19 agosto 2007

L’ORDINE DEL TEMPIO IN ITALIA

 

 PIETRO DA BOLOGNA, MARTIRE DI UNA GIUSTIZIA APPROSSIMATIVA

 


 

L'Italia ed il Tempio

 

Pietro da Bologna venne accolto come prete nell’Ordine dei Poveri Cavalieri di Cristo nel 1282, da Guglielmo di Novi. Rivestì compiti di procuratore, maneggiando grosse somme di denaro che la Santa Sede aveva destinato al sovvenzionamento della lotta contro gli Aragona, nel periodo dei Vespri Siciliani. Ma, soprattutto, fu parte attiva nel prestito di un ingente somma in fiorini d’oro, fatto dagli stessi Templari a Papa Bonifacio VIII, nella sua personale guerra contro la potente famiglia romana dei Colonna.

Durante il processo sommario contro i Templari, da parte del re di Francia, Filippo IV (un capetingio), e da Papa Clemente V, Pietro da Bologna reclamò con vigore, per sé ed i suoi confratelli, il passaggio ad un processo ecclesiale: l’Ordine dei Templari era, da “sempre”, una prelatura personale del pontefice. Tale situazione consentiva ai Cavalieri del Tempio di rispondere, per qualsiasi cosa o avvenimento, solo ed esclusivamente al Papa.

Pietro da Bologna aveva compreso benissimo che, in processo del genere, nelle mani di Filippo IV il bello, l’Ordine sarebbe durato ancora ben poco. In tal senso chiese una istruttoria organizzata dalla Santa Sede.

Per un breve periodo, il prete del Tempio, riuscì a tener fuori i membri dell’Ordine in Italia dalle spire avide e “forcaiole” del re capetingio di Francia.

Ma alcune questioni di fondamentale importanza non vennero tenute nella dovuta considerazione, sia da Pietro che dai propri confratelli.

Prima di tutto, la debole caratura di Papa francese Clemente V (Bertrand de Got), posto sul soglio pontificio grazie ad una serie di manovre mirate e truffaldine di Filippo IV.

Inoltre lo stesso pontefice, accettò di buon grado la forzata cattività Avignonese, cosa che, il predecessore, Bonifacio VIII, non avrebbe mai tollerato. Controprova né fu il fallito tentativo di rapimento di Papa Caetani ad Anagni, organizzato da membri della famiglia Colonna e dal fido collaboratore di Filippo IV, Nogaret.

Se Bonifacio VIII aveva sempre mostrato interesse ed attenzione per un Ordine cavalleresco storico, senza il ben che minimo desiderio di liberarsene, per Clemente V le cose stavano in maniera diametralmente opposta.

Bisogna anche tenere in considerazione che, l’Ordine dei Templari, nel periodo successivo la perdita della città di Acri in Terra Santa (1291), ultimo baluardo della cristianità in “Otremer”, iniziava ad esser considerato come una specie di creatura preistorica. Finite le Crociate, anche se proprio in Francia non mancavano i teorici della riconquista della Terra Santa, anche la funzione ed il ruolo dei Templari andava sbiadendo nel nulla.

Nacque persino una letteratura sarcastica e denigratoria nei confronti dei crociati, degli ordini cavallereschi e delle loro imprese (poeta francese Rotbeuf).

I Templari erano di troppo, anche per la stessa Chiesa !

Dal processo di Parigi l’Ordine ne uscì a pezzi, con Clemente V che si limitava ad escogitare ogni mezzo per tergiversare, senza mai affrontare direttamente la questione.

Durante il Concilio di Troyes del 1312, il Papa si limitò a sciogliere l’Ordine dei Cavalieri Templari, pur essendo a conoscenza del trattamento che Filippo IV, insieme alla “Santa Inquisizione”, stava riservando ai vari membri dell’Ordine.

Molti vennero sacrificati in nome dell’arroganza, dell’avidità e di una smisurata cupidigia, senza che la Chiesa di “Roma” (leggere Avignone), nella figura di Clemente V, facesse qualcosa di sensato.

In Italia le torture ed il massacro furono minori (in Francia le atrocità furono di ben altro tipo), e la Chiesa riuscì  a mantenere i territori dei Templari. I martiri, i sacrificati al potere temporale e a quello “spirituale” furono limitati in Italia.

Pietro da Bologna, però, fu uno di questi !

 

Riferimenti bibliografici:

-         M.Cennamo: “Templari in Italia”

-         A.Demurger: “Vita e morte dell’Ordine dei Templari”

-         M.Barber: “Processo ai Templari: una questione politica”

-         M.Barber: “Storia dei Templari”

-         S.Runcimann: “Storia delle Crociate”


postato da: silas2 alle ore 19/08/2007 23:04 | link | commenti (2)
categorie: templari, clemente v, filippo 4°


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