LA VERITA' TRA I RAMI DI ULIVO

Le origini del cristianesimo, sacre scritture, storia della Chiesa cattolica, l'Inquisizione, i Templari, le Crociate, il Vaticano e la Curia romana, crimini religiosi, verità scomode e nascoste, storia del papato, i Vangeli, Qumran e Nag Hammadi.

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Utente: silas2
07.05.2007 Un ragazzo divenuto uomo inseguendo con passione le sottili tracce della Verità, quella scomoda, imbarazzante, fastidiosa e taciuta....quella che non andrebbe mai raccontata!

In una società così appestata e maleodorante, ci sarà pure qualcosa in cui credere...!

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domenica, 15 febbraio 2009

DAL GIUDAISMO AL CRISTIANESIMO

UN “VIRAGGIO” EPOCALE

 Un'unica fede

 

La crocifissione di Gesù fu uno di quegli eventi capaci di dare una svolta alla storia, così come avvenne con l’annuncio della resurrezione da parte del primo apostolo storico, Maria Maddalena.

Il Gesù ebreo, riformatore di una religione arcaica, dette involontariamente il via ad una predicazione che vide coinvolti popoli vicini e lontani alle terre di Palestina.

A Gerusalemme, nel periodo successivo agli anni 40 d.C., prese forma e si affermò una forma di giudaismo moderato, da molti definito “giudeo – cristianesimo”, rappresentato “dalle tre colonne gerosolimitane”. Si trattava di Giacomo “il Giusto”, fratello di Gesù, da Pietro e da Giovanni. La loro predicazione, pur portando avanti le idee ed i pensieri del Cristo, rimaneva legata alla legge ebraica. La legge promulgata attraverso la Torah era sentita ancora in maniera molto forte, ed i precetti seguiti come fedeli ebraici.

Il solito Saulo di Tarso fu “l’eversore”, colui che, spinto da presunte visioni di Gesù, fu in grado, in circa 20 anno di tempo, di travolgere l’orientamento di una religione. Fu capace di lasciare dei segni talmente forti nei popoli che incontrò, da consentire una lenta quanto inesorabile trasformazione. In alcune sue Lettere è lo stesso Saulo che riferisce di esser costretto a dare spiegazioni “alle tre colonne” di Gerusalemme.

La storia ci dice, però, che il risultato di tali incontri (almeno tre) fu pressoché inesistente. Saulo, divenuto poi santo, fu l’artefice del mancato rispetto, per i nuovi fedeli, di alcune delle regole fondamentali per gli ebrei. La circoncisione venne considerata superflua, se non proprio inutile. Per Saulo, la circoncisione nel corpo poteva essere sostituita da quella ben più importante del cuore, segno di reale redenzione ed adesione alla fede cristiana. Per lo stesso apostolo delle genti, mangiare cibo Kasher, non aveva senso: precetti superati dagli stessi insegnamenti del Cristo. Peccato che lo stesso Gesù rispettasse tutti tali precetti. Nel cristianesimo delle origini il 1° Gennaio, Capodanno, non era tanto la festività per l’inizio dell’anno nuovo, bensì era una festa in memoria della circoncisione di Gesù stesso che, come in tutti i bambini ebrei avveniva all’8° giorno di vita (lasciamo stare il fatto che Gesù non è mai nato il 25 Dicembre, festa romana del Sol Invictus).

Un enorme impulso alla nascita del cristianesimo, come costola sempre più autonoma dell’ebraismo, molti storici lo stabiliscono con una data ben precisa: il 135 d.C.

Quell’anno, dopo quanto era già avvenuto nel 70 con il futuro imperatore Tito e la distruzione del Tempio di Gerusalemme, Roma sconfisse ogni velleità di indipendenza del popolo ebraico, questa volta portata avanti da Simon Bar Kochba, ritenuto, fino alla distruzione totale, il vero Messia che Israele attendeva.

E’ a partire proprio dal 135 che l’antico e solido ramo di Israele vede germogliare tre nuove correnti religiose e politiche: il giudeo – cristianesimo, ben presto cristianesimo; la corrente giudaica dei rabbini; ed un impulso alla nascita della terza grande fede monoteistica, l’islam.

Il cristianesimo assunse la forma di una vera e propria religione, staccandosi dal giudaismo e rinnegandolo fino alla persecuzione, grazie ad un arguto imperatore romano, che in nome di una “presunta nuova fede”, alla quale si convertì solo in punto di morte, riuscì a tenere in piedi,  ma ancora per poco, un Impero ormai all’ultimo giro di boa.

Grazie a Costantino e al Concilio di Nicea del 325 d.C. , il cristianesimo indossò ben altra veste, lasciando gli stracci della fede perseguitata, e dando ai fedeli quella libertà di culto mai posseduta fin ad allora.

 

Bibliografia

-          C.Augias – M. Cacitti: “Inchiesta sul cristianesimo”

-          C.Augias – M. Pesce: “Inchiesta su Gesù”

-          T.Leedom – M. Murdy: “Il libro che la tua chiesa non ti farebbe mai leggere”

-          R.Eisenman: “Codice Gesù”

-          E. Renan: “Gli Apostoli”


lunedì, 15 settembre 2008

UNA FEDE OBBLIGATA

IL PROSELITISMO COME MISSIONE

 

Saulo di Tarso (Cilicia) 

 

Tra gli autori e gli studiosi più estremi si fa spesso cenno ad un’opera di proselitismo da parte dello stesso Gesù, durante i suoi pochi mesi di predicazione nelle terre di Palestina.

 

In tal senso è più corretto, se non addirittura necessario, affermare che furono le persone che entrarono in contatto con il figlio di Maria e di Giuseppe, a decidere spontaneamente di seguirlo nelle sue peregrinazioni. Portava un messaggio riformatore, capace di far vacillare le rigide convinzioni della casta farisaica e sadducea; un messaggio di pace e di amore, dove non c’era spazio per la rigorosità di parole “dettate da Dio stesso” a “Mosè”, e raccolte nel libro sacro, la Torah.

 

Per Gesù “la legge ebraica doveva essere per l’uomo, e non l’uomo per la legge”, ed ovviamente ciò non poteva soddisfare menti deboli e timorose come quelle dei farisei dell’epoca, legati a parole e dogmi, ritenuti emanazioni di Dio, anche se, in realtà, niente più che creazioni dell’uomo.

 

La prima vera e propria campagna di proselitismo vede come principale protagonista il convertito Saulo di Tarso. Dopo aver “incontrato” Gesù sulla strada per Damasco, si è sentito in dovere di diffondere un messaggio che con il passare del tempo divenne sempre più distante dalle poche e semplici parole di Gesù stesso. Incontrò anche l’ostilità di quelle comunità che, ingenuamente, vennero definite cristiane, ma che in realtà non erano altro che seguaci del Cristo; gruppi di ebrei riformatori, contrari alla rigidità delle arcaiche leggi mosaiche. Si trattava sempre e comunque di ebrei. E non di seguaci di una nuova religione: Gesù non ha mai voluto creare una nuova religione.

 

Le svariate campagne di “reclutamento di fedeli” vennero portate avanti in maniera decisa, ma non violenta, fino a quando un personaggio, riportato su tutti i libri scolastici di storia, non decise di prendere in mano le redini della religione cattolica nascente, trasformandola, non certo per scopi benefici o per fede, in religione di Stato: Costantino, imperatore romano, grazie al Concilio di Nicea del 325 d.C., riuscì a conferire stabilità alla religione di provenienza medio – orientale, e ad autoproclamarsi capo della neonata chiesa cattolica romana.

 

Di pari grado iniziarono le persecuzioni per coloro che non si convertivano, in particolare pagani ed ebrei, che vennero espropriati dei loro averi, e cacciati dai territori, nei casi più lievi, o condannati al carcere o uccisi, nelle situazioni più tragiche.

 

Esempi di proselitismo estremo da parte di persone o ecclesiastici di fede cattolica, riempiono le pagine di tutti i libri di storia, anche se tali eventi vengono passati sotto mentite spoglie, e la parte dei cattivi veniva fatta sempre da quelle semplici persone che, nella propria “innocente ignoranza”, neanche capivano le parole di coloro che in un certo periodo storico potrebbero esser persino definiti dei veri e propri untori.

 

Saulo di Tarso, divenuto ben presto San Paolo, oltre ad aver inventato la religione cristiana, frutto delle fantasie che, secondo numerosi storici, nascevano in una mente non proprio sana, ha avuto anche il merito, se tale può esser chiamato, di “diffondere” il nuovo culto ai gentili, i pagani, cambiando oltre tutto le carte in tavola.

 

La nuova religione si appropriava con ingordigia di miti pagani (Iside, Osiride e Horus, p.e.), di festività pagane (Sol Invictus, p.e.), di elementi religiosi in seguito condannati come eretici ( gnosticismo, arianesimo, p.e.), e di tutto quello che poteva riuscire a dare una stabilità alla nascita del Cristianesimo.

 

Bibliografia:

-          R. Eisenman: “Giacomo, fratello di Gesù”

-          J.D. Tabor: “La dinastia di Gesù”

-          Eusebio: "Storia della Chiesa"

-          Robert Eisenmann: “Codice Gesù”


postato da: silas2 alle ore 15/09/2008 14:38 | link | commenti (7)
categorie: costantino, san paolo, gesù storico, origini del cristianesimo, chiesa romana
martedì, 15 luglio 2008

IN BALIA DEL DUBBIO

CRISTIANESIMO O GIUDAISMO !

(Dove si trovano le nostre radici?)

 

 

 

 

Gesù “padre” del Cristianesimo?

Non c’è cosa più falsa che un fedele possa dire in merito alla propria religione. Si tratterebbe di una grande inesattezza, provocata da oltre due millenni di falsa informazione creata ad hoc da quella enorme istituzione chiamata chiesa cattolica.

L’opera di depistaggio effettuata a partire dalla scomparsa di Gesù, la dobbiamo essenzialmente ad alcuni personaggi che non conobbero mai quello che erano soliti definire come “il proprio Maestro”. Persone che sapevano di Gesù solo per interposta persona, per quello che si narrava di lui, per sentito dire.

Molti furono i diffamatori, molti coloro che amarono veramente Gesù il Cristo, ma altrettanti coloro che usarono tale figura storico – religiosa per propri fini, spesso persino poco chiari.

Uno dei più grandi studiosi delle origini del Cristianesimo, Robert Eisenman, ha scritto una delle pagine più importanti della vera storia della vita del nostro Messia, partendo dal raccontare, su solide basi storiche, dalla famiglia stessa di Gesù. Un modo apparentemente senza un particolare senso, per portare luce sulla reale vita di Gesù; eppure, in maniera semplice e facilmente comprensibile, Eisenman, ci racconta quale importanza abbiano avuto i fratelli del Messia nella nascita del Cristianesimo. In particolare Giacomo il buono, fratello minore di Gesù, e primo sostenitore di quel riformismo giudaico che caratterizzò i pochi anni di predicazione del nostro Signore.

Tra Giacomo e Saulo di Tarso non corse mai buon sangue. Questo perché il redento “di Damasco” (non certo la città siriana), dopo un inizio secondo le indicazioni del primo vescovo di Gerusalemme, si dissociò completamente dagli insegnamenti di Giacomo e del defunto e risorto Gesù.

Giacomo il Buono fu prima di tutto apostolo, poi capo della vera Chiesa voluta da Gesù, secondo quelli che erano stati i veri insegnamenti del Messia, e non secondo le fantastiche elucubrazioni di Saulo di Tarso e, successivamente, anche dello stesso Pietro, e dei vari personaggi, che nei primi secoli del nuovo corso storico, vissero a Roma, la città che rese famoso uno dei fondatori del Cristianesimo, l’Imperatore Costantino.

Gesù, per come ci è stato fatto conoscere, sembra quasi non essere un giudeo. E la responsabilità della sua crocifissione, per troppo tempo è stata fatta cadere sulle spalle del popolo ebreo, senza voler guardare nella giusta direzione: l’impero romano.

Quanti e quali genocidi sono stati compiuti in nome di una presunta colpevolezza ebraica!

Gli ebrei non sono certo esenti da colpe, ma la crocifissione di Cristo è opera del popolo romano. E la stessa figura di Giuda, per 2000 anni lasciata a marcire nel fango dell’ipocrisia, ha un ben altro valore nella vita di Gesù e non nella sua morte.

Chissà cosa penserebbe Gesù stesso se tornasse sulla terra e potesse vedere che ne è stato dei suoi insegnamenti? Chissà quale reazione avrebbe nel vedere  cosa è stato creato in suo nome?

Bibliografia:

        -       R.Eisenman: “Giacomo il fratello di Gesù”

-         Vangeli Apocrifi – Einaudi

-         R. Eisenman: “I misteri di Qumran”

-         E. Pagels: “Vangeli Gnostici”

-         E. Pagels: “Il Vangelo di Tommaso”

-         Il Vangelo di Giuda – National Geografic


domenica, 09 settembre 2007

NASCITA DELLO STATO PONTIFICIO

 EDITORIALE

 

GLI INTRIGHI POLITICI DELLA CHIESA

 

Simbolo del nascente Stato Pontificio 

Dopo la morte dell’Imperatore Giustiniano, in Italia si stabilirono dei vicini piuttosto scomodi per i vescovi di Roma. Si trattava dei Longobardi che, ad ondate successive, avevano invaso ed occupato buona parte della penisola italiana.

Nell’anno del Signore 728, il re longobardo Liutprando cercò di approfittare di una spinosa questione che investiva la Chiesa di Roma e l’Impero bizantino: l’iconoclastia. Con il banale, ma  efficace pretesto di proteggere il Papa, invase i territori bizantini dell’Esarcato di Ravenna e della Pentapoli (Rimini, Pesaro, Fano, Senigallia, ed Ancona). Sempre nello stesso anno fece dono alla Chiesa romana dei castelli di Sutri, Bomarzo, Orte ed Amelia (la Donazione di Sutri).

Sebbene i territori non avessero un grande valore economico e strategico, rappresentarono il primo nucleo di quello che sarebbe diventato lo Stato Pontificio.

Ma come spesso è accaduto nella storia,  gli amici di un tempo divengono i nemici di oggi. Il regno longobardo divenne, con la sua forte presenza, un serio pericolo per l‘indipendenza d Roma. La Santa Sede chiese aiuto ai Franchi (popolo di origine germanica, stanziato ormai da secoli nell’antica Gallia).

Negli anni 755 e 756, Pipino, re dei Franchi, scese in Italia, per rispondere alla chiamata di Papa Stefano II. Sconfisse i longobardi e regalò alla Chiesa, Ravenna, la Pentapoli e Comacchio. Ma non si trattava di un dono disinteressato, ma il pagamento di un debito contratto qualche anno prima. Infatti Pipino, non era altro che un semplice maestro di palazzo (una specie di attuale “primo ministro”) del re Childerico III (di stirpe Merovingia). Ordì un vero e proprio colpo di Stato, avvalendosi della preventiva approvazione del Papa. Anzi, Stefano II, per consolidare il legame con la stirpe Carolingia di Pipino (padre di Carlo Magno), si recò di persona in Gallia per ungere con olio santo il nuovo sovrano.

I territori così generosamente regalati alla Chiesa da Pipino, erano però di proprietà dell’Imperatore di Bisanzio, che s’infuriò per il furto subito.

Provvidenzialmente sbucò dal nulla un antico documento: il testamento autografo dell’Imperatore Costantino I. In base a tale documento, l’Imperatore che trasformò il cristianesimo in religione di stato, guarito dalla lebbra da Papa Silvestro, aveva già donato alla nascente Chiesa di Roma, non solo i territori riconquistati da Pipino, ma l’intera penisola italica ed il primato sulle Chiese metropolite di Antiochia, Costantinopoli, Alessandria  e Gerusalemme.

Si trattava della famosa “Donazione di Costatino”, un vero e proprio falso storico, ma che avrebbe costituito una giustificazione al potere temporale dei Pontefici. E non solo nel periodo medievale!

Papa Gregorio VII e Papa Innocenzo III, arrivarono a teorizzare la teocrazia, la supremazia del potere della Chiesa su quello di re ed imperatori.

 

Solo nel 1440 venne definitivamente dimostrata la falsità della Donazione.

 

Riferimenti bibliografci:

-         L. Valla: “De falso credita et ementita Costantini Donatione”

-         P. Rodriguez: “Verità e menzogne della Chiesa Cattolica”

-         A. Andreas: “Costantino tra cristianesimo e paganesimo”

-         G. Aberigo: “Storia del Cristianesimo”


postato da: silas2 alle ore 09/09/2007 10:35 | link | commenti (2)
categorie: editoriale, costantino, verità scomode, merovingi, stato pontificio


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