LA VERITA' TRA I RAMI DI ULIVO

Le origini del cristianesimo, sacre scritture, storia della Chiesa cattolica, l'Inquisizione, i Templari, le Crociate, il Vaticano e la Curia romana, crimini religiosi, verità scomode e nascoste, storia del papato, i Vangeli, Qumran e Nag Hammadi.

TUTTO CIO' CHE VIENE RIPORTATO IN QUESTO BLOG E' SUPPORTATO DA TESTI, ARTICOLI, DOCUMENTI E TESTIMONIANZE SCRITTE.

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Utente: silas2
07.05.2007 Un ragazzo divenuto uomo inseguendo con passione le sottili tracce della Verità, quella scomoda, imbarazzante, fastidiosa e taciuta....quella che non andrebbe mai raccontata!

In una società così appestata e maleodorante, ci sarà pure qualcosa in cui credere...!

Lo spazio commenti è di tutti coloro che visitano questo blog e hanno voglia di un confronto sereno e costruttivo!



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martedì, 15 luglio 2008

IN BALIA DEL DUBBIO

CRISTIANESIMO O GIUDAISMO !

(Dove si trovano le nostre radici?)

 

 

 

 

Gesù “padre” del Cristianesimo?

Non c’è cosa più falsa che un fedele possa dire in merito alla propria religione. Si tratterebbe di una grande inesattezza, provocata da oltre due millenni di falsa informazione creata ad hoc da quella enorme istituzione chiamata chiesa cattolica.

L’opera di depistaggio effettuata a partire dalla scomparsa di Gesù, la dobbiamo essenzialmente ad alcuni personaggi che non conobbero mai quello che erano soliti definire come “il proprio Maestro”. Persone che sapevano di Gesù solo per interposta persona, per quello che si narrava di lui, per sentito dire.

Molti furono i diffamatori, molti coloro che amarono veramente Gesù il Cristo, ma altrettanti coloro che usarono tale figura storico – religiosa per propri fini, spesso persino poco chiari.

Uno dei più grandi studiosi delle origini del Cristianesimo, Robert Eisenman, ha scritto una delle pagine più importanti della vera storia della vita del nostro Messia, partendo dal raccontare, su solide basi storiche, dalla famiglia stessa di Gesù. Un modo apparentemente senza un particolare senso, per portare luce sulla reale vita di Gesù; eppure, in maniera semplice e facilmente comprensibile, Eisenman, ci racconta quale importanza abbiano avuto i fratelli del Messia nella nascita del Cristianesimo. In particolare Giacomo il buono, fratello minore di Gesù, e primo sostenitore di quel riformismo giudaico che caratterizzò i pochi anni di predicazione del nostro Signore.

Tra Giacomo e Saulo di Tarso non corse mai buon sangue. Questo perché il redento “di Damasco” (non certo la città siriana), dopo un inizio secondo le indicazioni del primo vescovo di Gerusalemme, si dissociò completamente dagli insegnamenti di Giacomo e del defunto e risorto Gesù.

Giacomo il Buono fu prima di tutto apostolo, poi capo della vera Chiesa voluta da Gesù, secondo quelli che erano stati i veri insegnamenti del Messia, e non secondo le fantastiche elucubrazioni di Saulo di Tarso e, successivamente, anche dello stesso Pietro, e dei vari personaggi, che nei primi secoli del nuovo corso storico, vissero a Roma, la città che rese famoso uno dei fondatori del Cristianesimo, l’Imperatore Costantino.

Gesù, per come ci è stato fatto conoscere, sembra quasi non essere un giudeo. E la responsabilità della sua crocifissione, per troppo tempo è stata fatta cadere sulle spalle del popolo ebreo, senza voler guardare nella giusta direzione: l’impero romano.

Quanti e quali genocidi sono stati compiuti in nome di una presunta colpevolezza ebraica!

Gli ebrei non sono certo esenti da colpe, ma la crocifissione di Cristo è opera del popolo romano. E la stessa figura di Giuda, per 2000 anni lasciata a marcire nel fango dell’ipocrisia, ha un ben altro valore nella vita di Gesù e non nella sua morte.

Chissà cosa penserebbe Gesù stesso se tornasse sulla terra e potesse vedere che ne è stato dei suoi insegnamenti? Chissà quale reazione avrebbe nel vedere  cosa è stato creato in suo nome?

Bibliografia:

        -       R.Eisenman: “Giacomo il fratello di Gesù”

-         Vangeli Apocrifi – Einaudi

-         R. Eisenman: “I misteri di Qumran”

-         E. Pagels: “Vangeli Gnostici”

-         E. Pagels: “Il Vangelo di Tommaso”

-         Il Vangelo di Giuda – National Geografic


venerdì, 03 agosto 2007

IL GESU’ STORICO

E SE GESU’….?

 

PARTE I


Il simbolo cattolico

 

Quante potrebbero essere le domande sulla vita, morte e resurrezione di Gesù ad iniziare con un “E se…?”. Un’infinità, una tale quantità da poter redarre un testo di discrete dimensioni. Questo ovviamente senza tenere in considerazione le eventuali e possibili risposte a ciascun quesito.

Le considerazioni su Gesù possono essere veramente notevoli, grazie, in particolare, alle scoperte storico – archeologiche del XX secolo.

Il ritrovamento della biblioteca di Nag Hammadi, dei rotoli del Mar Morto, a Qumran, e, ultimi cronologicamente, i manoscritti contenenti importanti frammenti del Vangelo di Giuda Iscariota, hanno indotto l’opinione pubblica a porsi, finalmente, domande, per le quali, un tempo, la Chiesa Cattolica, aveva sempre e comunque delle risposte “prestampate”.

Molti storici delle origini del cristianesimo, sostenuti dalle numerose scoperte archeologiche, si pongono sempre con maggior frequenza la domanda, inquietante per il rigido dogmatismo cattolico, se il Signore sia veramente morto in Croce!

La tradizione parla della morte per crocifissione, e la successiva resurrezione di Gesù Cristo, emergendo dal sepolcro, donato dal segreto discepolo Giuseppe di Arimatea, importante membro del sinedrio gerosolimitano.

In questo contesto, come di norma nel presente blog, non viene mai messa in discussione la fede cristiana, ma la sola storicità dei testi biblici, canonici e non, giunti sino a noi.

Ci sono, però, delle questioni che vanno esaminate, al fine di valutare se ci sia anche la minima possibilità che il Signore sia effettivamente sopravvissuto alla Croce.

Gli storici, ovviamente, sono divisi in due differenti correnti di pensiero: quella che propende per la veridicità dei testi sacri, e coloro che ritengono che esistano dati storici più che sufficienti per poter dichiarare che Gesù, in effetti, non sia morto sul famoso Golgota.

Dal punto di vista scientifico è necessario ricordare alcuni dati di rilievo, rimanendo sempre imparziali davanti a duemila anni di storia.

La crocifissione, molto in uso al tempo tra i romani, era una modalità per condannare un uomo, ovviamente colpevole, ad una morte lenta e penosa. Spesso occorrevano dai 3 ai 7 giorni perché il condannato spirasse. Fatto sta che in molte occasioni, i soldati romani, per accelerare la morte del condannato, gli spezzavano le gambe con una mazza, provocando, in tal modo, un decesso rapido per insufficienza respiratoria (collasso polmonare).

La lentezza della morte per crocifissione era l’inevitabile conseguenza dell’infissione di enormi chiodi in entrambi i polsi (e non nel palmo delle mani come da Sacre Scritture!), e nei calcagni, con un unico chiodo, giustapponendo le ossa dei due piedi in una posizione delle gambe semi accucciata ( e non nel dorso dei piedi come da Sacre Scritture!).

In questa maniera, il condannato veniva sottoposto ad una costante difficoltà respiratoria (con un eventuale versamento pleurico!).

Ma questo non necessariamente voleva dire morte per il condannato.

Le ferite inferte dai chiodi erano invece ben più pericolose, essendo, con grande frequenza, la porta d’entrata di microrganismi. La permanenza del condannato sulla croce causava l’insorgenza di una setticemia letale, in un periodo storico dove la medicina e l’igiene non erano certo all’avanguardia.

E’ importante sottolineare come, presso i romani, fosse pressoché normale lasciare il condannato, ormai deceduto, appeso alla croce, in balia degli animali, capaci in poco tempo di straziarne le carni.

 

In quello che accadde sul Golgota c’è sicuramente qualcosa capace di rendere il quadro incerto e confuso!!

 

 

Riferimenti bibliografici:

-         T. Egeland: “Il cerchio si chiude”

-         J. D. Tabor: “La dinastia di Gesù”

-         R. Eisenman: “Giacomo, il fratello di Gesù”

-         C. Augias, M. Pesce: “Inchiesta su Gesù”

-         M. Meyer: “I Vangeli gnostici di Gesù”

-         E. Bart: “Gesù non l’ha mai detto”

-         D. Donnini: “Gesù e i manoscritti del Mar Morto”

-         Baigent, Leigh, Lincoln: “L’eredità mesianica”

-         Baigent, Leigh: “Il mistero del Mar Morto”

-         E. Pagels: “I Vangeli gnostici”

-         P. Rodriguez: “Verità e menzogne della Chiesa Cattolica”


martedì, 19 giugno 2007

I 33 GIORNI DI PAPA LUCIANI

 

 IL VATICANO TACE !

 



Il Papa del sorriso 

 

E quanto a lei signor Patriarca, la Corona di Cristo

e i giorni di Cristo.

(Suor Lucia ad Albino Luciani, Coimbra, 11 luglio 1977)

 

 

La storia di Papa Giovanni Paolo I è rimasta nel cuore di molti fedeli, e anche in coloro che tutto sommato non credono. Con Albino Luciani si è aperta e chiusa una delle pagine più tristi e malinconiche della Chiesa cattolica romana. Un uomo, prima di tutto, che non desiderava divenire Papa, e che una volta eletto, ha dovuto lasciare tale incarico sulla base di decisioni prese da altre persone, e non certo dal Dio in cui Luciani credeva fermamente, tanto da accogliere serenamente la propria fine.

Si, perché Albino Luciani, già prima di essere eletto pontefice, sapeva già quale sarebbe stato il suo destino.

Un uomo ed un pontefice che avrebbe potuto realmente cambiare il volto della Chiesa, e riportare vicino al Signore tutti coloro che progressivamente avevano abbandonato, in un angolo del proprio cuore, la fede.

Il Vaticano, sebbene siano trascorsi ben 29 anni dalla morte del pontefice, non ha mai mostrato la minima intenzione di andare a fondo nella ricerca di una verità che a molti sta veramente a cuore. La sua opera di copertura, omertà ed insabbiamento degli eventi accaduti, è continuata in tutto questo tempo, e niente ci fa sperare che non sia la stessa cosa in futuro.

La morte di un pontefice è sempre qualcosa di eccezionale, anche se naturale come evento. Quando però manca l’aspetto “naturale” di tale morte, le cose prendono una strada del tutto diversa.

Che la Chiesa cattolica continui a dire che Papa Luciani sia morto di un infarto del miocardio è una cosa falsa, oltre che vergognosa. Il primo a dire tale stupidaggine, senza ancora l’opinione dei medici, fu il camerlengo e segretario di stato Jean Marie Villot. Fu un maestro nell’occultare tutte le possibili prove a conferma dell’assassinio di Luciani, perché di questo si è trattato: un omicidio portato a termine da persone appartenenti a qualche organizzazione che riteneva Luciani pericoloso, con l’ausilio, l’appoggio e l’aiuto di membri della Curia.

I documenti emersi ultimamente, forse dagli ultra segreti archivi Vaticani, per mano di qualcuno che ha a cuore la verità, non fanno che confermare tutte le ipotesi già menzionate sull’uccisione di Albino Luciani la mattina del 29 settembre 1978.

Si è avuta la conferma del coinvolgimento, diretto o indiretto, di personaggi particolarmente importante nel quadro politico economico del periodo.

Fare nomi non è mai stato così facile, anche perché sono sempre gli stessi. Il coinvolgimento della P2 (Propaganda 2) è quanto mai scontato, in special modo nella figura del suo Gran Maestro (così gli piaceva farsi chiamare), Licio Gelli. Ovviamente Gelli non era l’unico elemento della sua setta segreta ad essere, in qualche modo coinvolto, nell’omicidio Luciani: abbiamo anche i tristemente famosi Roberto Calvi e Michele Sindona, deceduti in circostanze “particolari”.

Lo stesso camerlengo Jean Marie Villot era un membro della massoneria, e a quanto pare colui che, sebbene avesse tentato di far desistere Luciani dal procedere nei numerosi cambiamenti all’interno del Vaticano, ha dato il nulla osta per procedere all’eliminazione del “problema”.

Paul Marcinkus, a capo dello IOR, e coinvolto in numerose operazioni poco pulite, come il riciclaggio di denaro sporco proveniente dal mercato delle armi, dalla prostituzione, dal traffico di droga e molto altro, è stato uno dei personaggi ad acquisire una maggiore tranquillità dopo la morte del Papa. Sarebbe stato il primo ad essere cacciato dal Vaticano, dato che Papa Luciani era venuto a conoscenza di tutto quello che aveva combinato e che continuava a compiere insieme agli amici di sempre: Calvi, Sindona, Gelli ed alcuni ecclesiastici della Banca Vaticana.

Papa Giovanni Paolo I aveva ricevuto dei documenti sulla situazione all’interno dello Stato Pontificio, corredati da una lunga lista degli appartenenti alla P2. Il mittente era il giornalista di OP, Mino Pecorelli, che venne assassinato da dei killer professionisti. E a quanto pare il mandante è stato l’attuale senatore a vita Giulio Andreotti, condannato a 24 anni di carcere in prima istanza, assolto in via definitiva. Non c’è da meravigliarsi, dato che la P2 è ancora oggi esistente, e mantiene un grande potere nelle proprie mani (Gelli, dopo tutto quello che ha fatto, oggi è agli arresti domiciliari nella sua villa di Arezzo).

Papa Luciani si rese conto che molti dei più influenti membri della Curia romana era dei massoni ed appartenevano alla P2.

In tutto questo giro di vite, che condusse alla morte di Albino Luciani, c’era di mezzo anche la mafia, con le sue famiglie più importanti: Inzerillo, Spatola, Gambino e per finire i Provenzano (amici di Sindona). Inoltre la stessa CIA appoggiava la politica del Gran Maestro Gelli.

Nella P2 c’erano anche elementi essenziali della politica italiana di quel periodo, fra i quali lo stesso ministro del consiglio, ed altri personaggi altolocati.

Non è un mistero che anche Craxi, ed in un periodo successivo Berlusconi, i Savoia, Costanzo, Gervaso e molti altri, facessero parte delle liste segrete della loggia.

 

Come poteva Papa Albino Luciani sopravvivere ad un tale schieramento di forze !

 

Il nome dell’assassino ancora non è noto, ma verrà fuori presto!

 

Riferimenti bibliografici:

 

-         David Yallop: “In nome di Dio”

-         Luis Miguel Rocha: “La morte del Papa”

-         David Yallop: “Habemus Papam”


postato da: silas2 alle ore 19/06/2007 21:13 | link | commenti (6)
categorie: papa luciani, verità scomode, croce di cristo
venerdì, 11 maggio 2007

LA RIUNIONE DEI FEDELI

 

 

PERCHE’ ANDIAMO A MESSA?

 

 Ovunque!

La chiesa rappresenta da svariati secoli il punto di incontro e di ritrovo tra i fedeli ed il Signore. Il sacerdote, il prete, i diaconi o chi per loro rappresentano gli intermediari tra Dio e l’umile ed “insignificante “ essere umano. Si, “insignificante” perché a quanto pare l’uomo non sarebbe in grado di entrare in contatto da solo con il nostro Signore. Non parlo di esoterismo, sedute spiritiche o metodiche analoghe per cercare il contatto con qualcosa di “soprannaturale”. Quello a cui mi riferisco è la corda con la quale la chiesa ci ha legato le mani per tanti secoli, impedendoci di pregare da soli, in una stanza in silenzio, fra quattro mura amiche. La Chiesa per tanto tempo, troppo tempo, ci ha addirittura proibito di leggere la Bibbia: si trattava di un testo il cui accesso era consentito solo agli uomini di Chiesa. Solo loro erano in grado di comprendere quello che era stato detto sugli avvenimenti del I secolo d.C., e solo loro avrebbero potuto dare una giusta spiegazione ed interpretazione alle parole dei discepoli di Gesù Cristo.

Per quasi due millenni la Chiesa Cattolica romana ci ha tenuto all’oscuro di troppi avvenimenti essenziali alla comprensione del vero Cristo.

La prima cosa che mi colpisce quando entro nella cosiddetta “casa del Signore” (come se realmente avesse bisogno di un domicilio) è la croce. Ogni Chiesa ne ha almeno una, di dimensioni variabilissime. Ma la cosa che non riesco a comprendere è perché si ostinano a fare delle croci con sopra ancora inchiodato Gesù Cristo. Ma porca di una miseria vogliamo o no far scendere dalla croce, dopo 2000 anni di raffigurazioni, quel povero Cristo. Gia di per se la croce è un simbolo piuttosto triste, ma d’altra parte rappresenta il martirio del nostro signore e non possiamo certo fare dei cambiamenti rivoluzionari, ne ora ne mai.

Inoltre, alcuni studiosi dell’epoca, riferiscono che la croce usata per uccidere Gesù aveva la forma del tau greco, mancando della parte soprastante l’asse orizzontale. La scritta INRI, sembra sia stata scritta su una tavoletta di legno ed appesa con una cordicella al collo di Gesù.

E allora, almeno adesso che sono trascorsi tanti secoli dal tragico evento, lasciamo che la croce, sebbene poco rallegrante, rimanga vuota, a dimostrazione di quello che poi è accaduto in seguito: la resurrezione del Signore.

E’ stato lo gnosticismo, una corrente religiosa parallela alla Chiesa tradizionale dei primi secoli, che ha cercato di dare una scrollata all’establishment cattolico che gia allora si stava creando. Lo gnostico cercava di conoscere Dio attraverso la preghiera, l’introspezione, l’esame di coscienza, il tutto senza l’intermediazione di un sacerdote. Gli uomini di chiesa non servivano a niente poiché ogni uomo, come tale, aveva la possibilità di entrare in contatto con il Signore. Per gli gnostici valeva, almeno in parte, quanto promulgato gia dai greci: “conosci te stesso”. In questo modo, essendo parti di Dio, scintille divine, ogni uomo può avvicinarsi a Dio.

Ovviamente, lo gnosticismo, per quello che cercava di promulgare, e, soprattutto, per il pericolo che rappresentava per la costituzione di una religione, come quella cristiana, forte e stabile, ha avuto vita piuttosto breve, anche se ha lasciato molte tracce nella chiesa tradizionale attuale.

Le sacre scritture riportano che quando due o più persone si riuniscono nel nome del Signore, il Signore è lì, in mezzo a loro (tipico esempio della tradizione cattolica romana, che conferisce estrema importanza alle riunioni in Chiesa – la messa). Ma i Vangeli dicono anche di chiudersi in una stanza in silenzio e pregare il Signore: Lui sarà lì con noi (versione molto più vicina allo gnosticismo).

Sarebbe una cosa meravigliosa che l’incontro tra fedeli fosse una festa, così come era nello spirito del nostro Signore, l’unione di uomini e donne che amano la vita e dalla vita sono riamati.

 


postato da: silas2 alle ore 11/05/2007 21:52 | link | commenti
categorie: croce di cristo
giovedì, 10 maggio 2007

MORI’ SOTTO PONZIO PILATO

 

 

MA IN CHE MODO ?

 

La vera croce di Cristo! 

La Chiesa Cattolica ci racconta da sempre che Gesù il Cristo venne condannato a morte dalle autorità romane, che in quel periodo, nella persona di Ponzio Pilato, governavano l’intera terra di Palestina e, con un ottica particolare, la Giudea e la sua capitale Gerusalemme.

La prima cosa inesatta che ci viene raccontata è che la morte di Gesù sia stata voluta soprattutto dall’ordine sacerdotale gerosolimitano, mentre il “gerarca” Pilato si sia limitato a lavarsene le mani.

Gesù, per l’epoca in cui viveva, caratterizzata dai continui fermenti politici e religiosi di un popolo, quello ebraico, sempre sottomesso con la violenza al dominatore di turno, venne condannato dal governatore romano per sedizione. Si trattava di una accusa piuttosto grave, data la presenza di continui attentati, omicidi, piccole rivolte prontamente sedate da un esercito romano sempre sotto tensione, fino alla fatidica rivolta del 66 d.C.1 , culminata nella distruzione di Gerusalemme e nella caduta “dell’inespugnabile” roccaforte di Masada (74 d.C.).

La questione che però viene raramente affrontata, è la modalità con la quale Gesù è stato ucciso. In tutti i testi canonici e non, il Messia è stato crocifisso insieme a due personaggi difficilmente identificabili, storicamente, ma che di certo non erano due ladroni2. La croce, nella maggior parte delle rappresentazioni che ci vengono, era costituita da un asse di legno verticale, incrociato, in prossimità dell’apice, da un altro asse orizzontale, da utilizzare per inchiodare le mani del condannato.

Ci sono numerosi dati storici che affermano che la croce di Gesù Cristo non sia stata come sempre descritta, bensì come il tau greco3. La stessa scritta, che risulta apposta sopra la croce, con la dicitura INRI, non è stata apposta sopra la testa di Gesù, inchiodata anch’essa all’asse verticale di legno, ma, tramite una cordicella, appesa al collo del Signore.

Inoltre c’è da ricordare che, le condanne e le uccisioni sulla croce, erano tipiche del popolo romano e non di quello ebraico. Secondo le regole giudaiche, Gesù sarebbe dovuto morire per lapidazione, ed il sinedrio, quasi interamente contro il Messia, aveva tutto il potere di condannalo a morte.

I cosiddetti testi canonici hanno sempre cercato di addossare la colpa della morte di Gesù esclusivamente agli ebrei del tempo; ma così non è: i romani hanno avuto la loro notevole importanza, ed il governatore della Giudea non era uno stinco di santo come “fumosamente dipinto”.

C’è una questione particolare, ridicola ed inquietante allo stesso tempo, che mi preme di riportare in questo contesto: “è una ricerca effettuata da storici dell’epoca e biblisti inglesi che hanno evidenziato come non vi siano prove del fatto che Gesù sia stato inchiodato alla croce per mani e piedi con braccia aperte e testa in alto, e non invece in altre posizioni, proprie dell’epoca”4 .

Lo studioso John D. Parsons sostiene che lo stesso simbolo di tutto il cristianesimo non ha alcun fondamento storico5. “Una questione più importante per i veri cristiani è se sia appropriato venerare lo strumento usato per uccidere Gesù….” Era quello che infatti non facevano i catari, che, per aver ripudiato il simbolo della croce, come simbolo di tortura, e per motivi inventati da elementi dell’ortodossia cattolica del tempo, sono stati sterminati durante la crociata contro gli Albigesi (o catari) nei primi anni del XIII secolo.

L’unica cosa di personale che vorrei aggiungere, a prescindere da tutti gli argomenti storici qui riportati, è che almeno si usino dei crocifissi dove Gesù il Cristo “è riuscito a scendere”: sono duemila anni che lo rappresentiamo appiccicato a quella croce!

 

Bibliografia:

1 Giuseppe Flavio: “Le guerre giudaiche”

2  David Donnini: “Gesù e i manoscritti del Mar Morto”

3   Pepe Rodriguez: “Verità e menzogne della Chiesa Cattolica. Come è stata manipolata la Bibbia

4   Giorgio Galli: “Non credo”

5    John D. Parsons: “The Non-Christian Cross”


postato da: silas2 alle ore 10/05/2007 21:08 | link | commenti (8)
categorie: croce di cristo


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