LA VERITA' TRA I RAMI DI ULIVO

Le origini del cristianesimo, sacre scritture, storia della Chiesa cattolica, l'Inquisizione, i Templari, le Crociate, il Vaticano e la Curia romana, crimini religiosi, veritĂ  scomode e nascoste, storia del papato, i Vangeli, Qumran e Nag Hammadi.

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Utente: silas2
07.05.2007 Un ragazzo divenuto uomo inseguendo con passione le sottili tracce della VeritĂ , quella scomoda, imbarazzante, fastidiosa e taciuta....quella che non andrebbe mai raccontata!

In una società così appestata e maleodorante, ci sarà pure qualcosa in cui credere...!

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domenica, 09 settembre 2007

NASCITA DELLO STATO PONTIFICIO

 EDITORIALE

 

GLI INTRIGHI POLITICI DELLA CHIESA

 

Simbolo del nascente Stato Pontificio 

Dopo la morte dell’Imperatore Giustiniano, in Italia si stabilirono dei vicini piuttosto scomodi per i vescovi di Roma. Si trattava dei Longobardi che, ad ondate successive, avevano invaso ed occupato buona parte della penisola italiana.

Nell’anno del Signore 728, il re longobardo Liutprando cercò di approfittare di una spinosa questione che investiva la Chiesa di Roma e l’Impero bizantino: l’iconoclastia. Con il banale, ma  efficace pretesto di proteggere il Papa, invase i territori bizantini dell’Esarcato di Ravenna e della Pentapoli (Rimini, Pesaro, Fano, Senigallia, ed Ancona). Sempre nello stesso anno fece dono alla Chiesa romana dei castelli di Sutri, Bomarzo, Orte ed Amelia (la Donazione di Sutri).

Sebbene i territori non avessero un grande valore economico e strategico, rappresentarono il primo nucleo di quello che sarebbe diventato lo Stato Pontificio.

Ma come spesso è accaduto nella storia,  gli amici di un tempo divengono i nemici di oggi. Il regno longobardo divenne, con la sua forte presenza, un serio pericolo per l‘indipendenza d Roma. La Santa Sede chiese aiuto ai Franchi (popolo di origine germanica, stanziato ormai da secoli nell’antica Gallia).

Negli anni 755 e 756, Pipino, re dei Franchi, scese in Italia, per rispondere alla chiamata di Papa Stefano II. Sconfisse i longobardi e regalò alla Chiesa, Ravenna, la Pentapoli e Comacchio. Ma non si trattava di un dono disinteressato, ma il pagamento di un debito contratto qualche anno prima. Infatti Pipino, non era altro che un semplice maestro di palazzo (una specie di attuale “primo ministro”) del re Childerico III (di stirpe Merovingia). Ordì un vero e proprio colpo di Stato, avvalendosi della preventiva approvazione del Papa. Anzi, Stefano II, per consolidare il legame con la stirpe Carolingia di Pipino (padre di Carlo Magno), si recò di persona in Gallia per ungere con olio santo il nuovo sovrano.

I territori così generosamente regalati alla Chiesa da Pipino, erano però di proprietà dell’Imperatore di Bisanzio, che s’infuriò per il furto subito.

Provvidenzialmente sbucò dal nulla un antico documento: il testamento autografo dell’Imperatore Costantino I. In base a tale documento, l’Imperatore che trasformò il cristianesimo in religione di stato, guarito dalla lebbra da Papa Silvestro, aveva già donato alla nascente Chiesa di Roma, non solo i territori riconquistati da Pipino, ma l’intera penisola italica ed il primato sulle Chiese metropolite di Antiochia, Costantinopoli, Alessandria  e Gerusalemme.

Si trattava della famosa “Donazione di Costatino”, un vero e proprio falso storico, ma che avrebbe costituito una giustificazione al potere temporale dei Pontefici. E non solo nel periodo medievale!

Papa Gregorio VII e Papa Innocenzo III, arrivarono a teorizzare la teocrazia, la supremazia del potere della Chiesa su quello di re ed imperatori.

 

Solo nel 1440 venne definitivamente dimostrata la falsità della Donazione.

 

Riferimenti bibliografci:

-         L. Valla: “De falso credita et ementita Costantini Donatione”

-         P. Rodriguez: “Verità e menzogne della Chiesa Cattolica”

-         A. Andreas: “Costantino tra cristianesimo e paganesimo”

-         G. Aberigo: “Storia del Cristianesimo”


postato da: silas2 alle ore 09/09/2007 10:35 | link | commenti (2)
categorie: editoriale, costantino, veritĂ  scomode, merovingi, stato pontificio
martedì, 04 settembre 2007

L’OPUS DEI E L’INFERMITA’ MENTALE

 

 EDITORIALE

 

 

LA DEPRESSIONE: UNA VERGOGNA PER L’OPERA

 

La veritĂ 

 

Carmen Charo Perez è stata numeraria dell’Opus Dei per diciotto anni ed ha vissuto in tre diversi Centri spagnoli: Valencia, Murcia e Pamplona. Di uno di questi ne è divenuta la direttrice. Adesso ha quarantotto anni, vive nei Paesi Baschi ed è sposata.

La sua testimonianza:

“Ho lasciato l’Opus Dei perché mi sentivo morire. Ho sofferto per sette anni di una pesante depressione e sono stata sottoposta anche a trattamento psichiatrico (la cuarta planta – vedere altri articoli sull’Opera).

Quando ero nell’Opus Dei, poco a poco, iniziavo ad essere incapace di fare un numero sempre maggiore di cose e di lavorare; mi sentivo senza vita. Stavo così male che devo ammettere che non avevo nemmeno la forza di prendere la decisione netta di lasciare l’Opus Dei. Non ero neppure in grado di dubitare dell’Opera. Quando me ne andai, non ero nemmeno più capace di intendere e di volere, non ero in grado di ragionare, di analizzare la mia condizione…”

I termini che potevano descrivere la persona di Carmen Charo Pérez erano malessere, distruzione della personalità e, soprattutto, senso di colpa.

“Tutto quello che non funzionava nell’Opera era colpa mia. Ero io che non rispondevo ad un modello di vita, quello dell’Opus Dei… Il mio malessere dava grande scandalo all’interno dell’Opera. Mi fecero credere che avevo una grave infermità mentale cronica, che dovevo offrirla a Dio  e conviverci per il resto dei miei giorni. Era certo che non si poteva curare e nel frattempo, giorno dopo giorno, le manifestazioni del mio disturbo si fecero sempre più intense”

Conclude Carmen Pérez:

“Nell’Opera non si vive il Vangelo, perché si valutano le persone secondo pregiudizi; le si classifica. Tu, nell’Opera, quando hai davanti una persona, vedi solo se ti serve o no. Nell’Opera prevale un senso utilitarista delle persone”


Riferimenti bibliografici:

-         F.Pinott: “Opus Dei segeta”

-         P.Hertel: “I segreti dell’Opus Dei. Doumenti e retroscena”

-         K.Steigleder: “L’Opus Dei vista dall’interno”

-     www.opuslibros.it

 

 


postato da: silas2 alle ore 04/09/2007 11:36 | link | commenti (14)
categorie: editoriale, opus dei, veritĂ  scomode, escrivĂ  de balaguer
domenica, 02 settembre 2007

OPUS DEI: QUELLO CHE NON SI DEVE SAPERE!

 EDITORIALE

 

LA VITA DEI NUMERARI

 

 

Da una testimonianza ufficiale di JEscrivĂ  de Balaguer - il fondatoreohn Roche, ex numerario e elemento di spicco dell’Opus in Gran Bretagna. Esce dall’Ordine opusiano dopo 14 anni. Adesso insegna Storia della Scienza al Linacre College di Oxford:

“Coloro che entrano nell’Opus Dei come numerari vivono vite molto misere, sono continuamente messi sotto pressione, implacabilmente. Ogni dettaglio della loro esistenza è irreggimentato, sono tenuti ad un obbedienza assoluta ai loro direttori, che sono pressoché ‘infallibili’. Viene insegnato loro ad ‘abbandonare ciò che nelle loro coscienze sembra essere un errore’, a ‘rinunciare a tutti i diritti’. Ai numerari viene spiegato che ‘non c’è alcun bisogno di pensare, perché tutto è scritto’. Viene insegnato che ‘l’Opus Dei è un organismo’, che ‘solamente l’intero è efficace’, che ‘il nostro ego è morto e la nostra unica preoccupazione è l’ideale collettivo’…”.

“Ai numerari non solo non è permesso andare a teatro, al cinema o alle partite di calcio: possono guardare solamente i programmi della televisione approvati dall’Opera e leggere unicamente i libri e i giornali consentiti. I testi religiosi sono limitati quasi completamente alle scritture del fondatore…Il risultato è che molti membri diventano esseri spersonalizzati, stereotipati, ombre di se stessi…”.

“I numerari sono ermeticamente controllati anche sul piano finanziario, girano i loro salari all’Opera e vengono persuasi a fare testamento a favore dell’Opus Dei. La loro corrispondenza viene letta; sono tenuti a raccontare la loro vita durante le confidenze settimanali con il loro direttore e con un sacerdote dell’Opera; in definitiva sono costretti a praticare un’obbedienza assoluta…I numerari sono addestrati a sembrare allegri nei loro incontri in pubblico, a dichiarare  che sono felici nell’Opus Dei e che l’Opera è una famiglia meravigliosa. Coloro che dovessero non essere adatti ad un tale tipo di addestramento gli verrebbe detto che la loro infelicità è causata da una mancanza di dedizione. Queste persone vengono trattate senza alcuna compassione…”

 

Riferimenti bibliografici:

-         F.Pinott: “Opus Dei segeta”

-         P.Hertel: “I segreti dell’Opus Dei. Doumenti e retroscena”

-         K.Steigleder: “L’Opus Dei vista dall’interno”


postato da: silas2 alle ore 02/09/2007 18:26 | link | commenti (11)
categorie: editoriale, opus dei, escrivĂ  de balaguer
venerdì, 31 agosto 2007

I SEGRETI DELL’OPUS DEI*

 EDITORIALE

 

L’OPERA DIETRO LE QUINTE


Testo fondamentale 

Agustina Lopez de los Mozos è stata numeraria dell’Opus Dei per nove anni. Adesso, a cinquantun anni, fa la giornalista a Madrid, ed ha creato il famoso sito web www.opuslibros.it , dove ex membri dell’Opera possono condividere le proprie esperienze.

Racconta le sue esperienze:

“Non si può dire che nei Centri dell’Opus Dei ci sia un ambiente familiare, come ci viene detto. Ci sono così tante norme ed obblighi da seguire che l’Opera non potrà mai considerarsi una famiglia. Non ci sono inoltre né fiducia né affetto. Tu ad esempio non puoi avere amici che siano dell’Opera: ti è consentito sfogarti solo con la persona con la quali devi fare la charla, la chiacchierata per mettere per mettere a nudo la tua vita interiore. Questa confessione deve avvenire con la direttrice del Centro, con una numeraria che ti è stata assegnata o con un sacerdote”.

Agustina Lopez riferisce della crudeltà nei rapporti umani, tutto con l’intento di mantenere una costante distanza tra individui (sia fisica che emotiva),ed un rigido formalismo:

“Si arriva ad un punto in cui, se tu vedi una persona piangere, se la vedi gravemente preoccupata, ugualmente non puoi avvicinarti. L’unica cosa che ti è consentito fare, è andare dalla sua direttrice spirituale e dirle: ‘Quella persona sta piangendo’. Lei si incaricherà di andare a parlare con la numeraria in difficoltà.

Uno dei principali obblighi di un membro è il proselitismo. In tutte le chiacchierate di formazione ti ripetono costantemente che devi portare nuove vocazioni all’Opera. Io stessa mi adoperai affinché mio fratello e mia sorella entrassero nell’Opus Dei”.

 

 

* Seguiranno una serie di Editoriali che affronteranno la questione “Opus Dei” dalla sua fondazione ad oggi. Saranno riportate solo ed esclusivamente informazioni provenienti da documenti ufficiali

 

 

Riferimenti bibliografici:

-         F.Pinott: “Opus Dei segeta”

-         P.Hertel: “I segreti dell’Opus Dei. Doumenti e retroscena”

-         K.Steigleder: “L’Opus Dei vista dall’interno”

 


postato da: silas2 alle ore 31/08/2007 11:17 | link | commenti
categorie: editoriale, opus dei, escrivĂ  de balaguer


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