LA VERITA' TRA I RAMI DI ULIVO

Le origini del cristianesimo, sacre scritture, storia della Chiesa cattolica, l'Inquisizione, i Templari, le Crociate, il Vaticano e la Curia romana, crimini religiosi, verità scomode e nascoste, storia del papato, i Vangeli, Qumran e Nag Hammadi.

TUTTO CIO' CHE VIENE RIPORTATO IN QUESTO BLOG E' SUPPORTATO DA TESTI, ARTICOLI, DOCUMENTI E TESTIMONIANZE SCRITTE.

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Utente: silas2
07.05.2007 Un ragazzo divenuto uomo inseguendo con passione le sottili tracce della Verità, quella scomoda, imbarazzante, fastidiosa e taciuta....quella che non andrebbe mai raccontata!

In una società così appestata e maleodorante, ci sarà pure qualcosa in cui credere...!

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giovedì, 18 ottobre 2007

E IL PAPA DIFESE I TEMPLARI ?

700 ANNI FA : L’ALBA DI VENERDI 13 OTTOBRE DEL 1307 !

 

 

“La leggenda del complotto ordito dal re di Francia complice una Chiesa supina ed interessata contro i Templari fu ampiamente sfatata sei anni fa dalle ricerche di una storica italiana, Barbara Frale, che inequivocabilmente mostrano quanto il Pontefice abbia fatto per salvare i Cavalieri dai rapaci artigli di Filippo il Bello. Ma in un mondo dove best – sellers, ciarlatani e pseudo – storici new age la fanno da padroni, la verità storica fatica non poco a farsi sentire…”

 

di Mariano Bizzarri

Università La Sapienza – Roma

 

La Pergamena di Chinon” è un documento storico contenente gli atti del processo condotto contro l’Ordine dei Templari. Sarebbe stato ritrovato nel 2001 nell’archivio segreto del Vaticano e, a quanto sembra, verrà pubblicato il 25 ottobre p.v. Questo non ha impedito, comunque, alla storica Barbara Frale, di pubblicare, nel 2003, un testo interamente basato su tale documento, “Il papato ed il processo ai templari”, senza che ancora niente fosse stato reso pubblico, nemmeno per gli studiosi di tali materie storiche.

La spiegazione è molto semplice: Barbara Frale, oltre ad essere una storica è, soprattutto, ufficiale dell’Archivio Segreto del Vaticano.

Appare evidente come Barbara Frale abbia avuto l’esclusiva su un documento storico, patrimonio dell’umanità. La pubblicazione, se l’informazione è reale, avverrà con oltre 6 anni di ritardo, rispetto al relativo ritrovamento. Forse i controlli ecclesiastici sono così lunghi ed indaginosi? Si tratta, comunque, di una storia trita e ritrita, di cui spero di non essere il solo ad esserne stufo. La stessa reticenza c’è stata e c’è tuttora (molto è il materiale ancora non reso pubblico!) con il materiale della biblioteca di Nag Hammadi, con i Rotoli del Mar Morto (Qumran), e ci sono voluti 30 anni prima della pubblicazione del Vangelo di Giuda.

Sono veramente indignato per l’atteggiamento che la Chiesa Cattolica Romana continua a sostenere impunemente.

C’è da dire che quanto affermato da Barbara Frale e da Mariano Bizzarri, recensore della collega, non può essere considerato attendibile fino a quando anche altri eminenti studiosi non esprimano la propria opinione in merito.

Leggendo quanto Bizzarri dice in merito al testo della Frale e, soprattutto, alla “Pergamena di Chinon”, traspare palesemente la vicinanza all’ambiente Vaticano.

Sul materiale sul quale mi sono potuto documentare non c’è proprio niente da essere entusiasti per la riabilitazione di un pontefice, che in realtà non ha fatto niente di quanto “gridato” ai quattro venti, dagli ambienti vicini alla Curia romana.

Tale documento inedito riporterebbe l’innocenza di Papa Clemente V (1305 – 1314) nella distruzione dei Templari. Se bisogna trovare un vero e proprio colpevole, questo è sicuramente il re di Francia Filippo il Bello. Quest’uomo avido e senza scrupoli ha fatto l’impossibile per far scomparire dalla faccia della terra i Cavalieri Templari, cercando di impadronirsi del loro “famoso” tesoro.

Nella “Pergamena di Chinon” sembra siano riportate le indagini pontificie effettuate dai commissari inviati dallo stesso Clemente V a Poiteirs nel 1308. Il Papa, ormai ostaggio francese ad Avignone, sotto la minaccia di uno scisma contro la Chiesa di Roma, se il Tempio non fosse stato distrutto, doveva prendere una decisione.

Nel 1312 nel Concilio di Vienne il Papa emise la bolla “Vox in eccelso”, nella quale dichiarava l’Ordine esente dall’accusa di eresia, ma essendosi macchiato di infamia, tollerando un rituale di iniziazione non ortodosso, ne sanciva lo scioglimento, eliminando a tutti gli effetti i vantaggi della prelatura personale papale.

Sebbene Clemente V si fosse reso conto che i Templari non fossero assolutamente degli eretici, e che le numerose accuse, portate avanti dal re di Francia, fossero totalmente fasulle ed estorte con la tortura, non fece niente per impedire il massacro di un Ordine cavalleresco che aveva sempre servito con onore e dignità il papato, anche in momenti non particolarmente esaltanti per la Chiesa.

Clemente V, schiavo del suo stesso potere e di colui dal quale aveva ricevuto tale carica, si limitò ad assolvere i “peccati” dei Templari, riconducendoli alla comunione cristiana: vennero perdonati.

Nessuno però mosse un dito per salvare l’Ordine, primo tra tutti il Papa: Jacques de Molay, ultimo Gran Maestro del Tempio, insieme al suo fidato compagno Geoffroy de Charny, Precettore di Normandia, vennero arsi vivi nel 1314.

 

Tutto questo non sembra proprio riabilitare la figura di Papa Clemente V!

 

Riferimenti bibliografici:

-         A. Demurger: “I Cavalieri di Cristo”

-         K. Laider: “ Il segreto dell’Ordine del Tempio”

-         W. Mann: “Il segreto dei Cavalieri Templari”

-         P.P. Read: “La vera storia dei Templari

-         B. Frale: “I Templari”

-         P. Partner: “I Templari”

-         M. Bauer: “Il mistero dei Templari”


mercoledì, 17 ottobre 2007

L’ITALIA NEL MEDIOEVO DELLE ERESIE

ARNALDO DA BRESCIA

 

EDITORIALE

 

 

 Arnaldo da Brescia - busto commemorativo al Pincio - Roma

Arnaldo da Brescia, personaggio non particolarmente noto, ma sacerdote dalla vita esemplare, affermava che nessun membro del clero dovesse possedere delle proprietà, tanto meno interessarsi ed esercitare il potere temporale. Era contrario al battesimo degli infanti, come molte delle correnti religiose definite “dall’ortodossia cattolica” come eretiche (senza scordarsi dell’età in cui Gesù venne battezzato da Giovanni, nda!). Dichiarava inoltre che i sacramenti amministrati da religiosi indegni venissero invalidati.

Le sue idee, come è facile immaginare, trovarono un forte riscontro negativo nella Chiesa Cattolica Romana, subendo più volte l’esilio, e costretto a condurre una vita raminga in giro per l’Europa del tempo.

Nel 1145 Arnaldo giunse a Roma, e grazie al suo grande carisma e alla sua eloquenza, riuscì a divenire una delle principali guide politiche e, soprattutto, spirituali, del comune romano, nato pochi anni prima in evidente funzione antipapale.

Un cronista dell’epoca ci riporta quanto segue: Arnaldo criticava ormai apertamente i Cardinali, dicendo che il loro consesso…non era la chiesa di Dio, ma un mercato e una spelonca di ladri…Nemmeno il Papa era ciò che si professava, uomo apostolico e pastore di anime, ma uomo sanguinario, che fondava la sua autorità su incendi e omicidi, torturatore delle chiese, persecutore dell’innocenza, il quale non faceva altro al mondo che vessare la gente, riempiendo le proprie casse e svuotando quelle degli altri”.

Nonostante tutto la popolarità di Arnaldo crebbe, permettendogli di agire indisturbato a Roma per anni. Nel 1155 Papa Adriano IV riuscì a farlo esiliare con la minaccia di lanciare un interdetto contro la città (una specie di embargo religioso che sospendeva le attività ecclesiastiche su un territorio)

Mentre Arnaldo fuggiva da Roma, venne catturato dalle truppe di Federico Barbarossa, che lo consegnò direttamente nelle mani del Papa.

Venne impiccato. Poi, per paura che attorno ai suoi resti potesse nascere un culto popolare, il suo corpo venne bruciato e le ceneri disperse nel Tevere.

I suoi seguaci, noti come Araldisti continuarono a fare proseliti ancora per svariati anni.

Solo in seguito confluirono nei Valdesi.

 

Bibliografia:

-         I. Mereu: “Storia dell’intolleranza in Europa”

-          P. Rodriguez: “ Verità e menzogne della Chiesa Cattolica”

-          G. G. Merlo: “Eretici ed eresie medievali”

-          D. Christie – Murray: “ I percorsi delle eresie…”


postato da: silas2 alle ore 17/10/2007 09:16 | link | commenti
categorie: eresia, arnaldo da brescia, papa adriano iv
lunedì, 11 giugno 2007

LA “SANTA†INQUISIZIONE

 C’E’ SEMPRE UN “INNOCENZO” NEI GENOCIDI DELLA CHIESA !



Papa Innocenzo III


Papa Innocenzo IV

 

 

 

Agli inizi dell’XI secolo Pier Damiani affermò, non senza giustificato orgoglio, che i santi sono disposti a sacrificare la propria vita per la fede, ma non uccidono gli eretici.

Nel 1162, Papa Alessandro III, valutando il caso di alcuni catari, dichiarò, con estrema semplicità, che “era meglio perdonare il colpevole, piuttosto che togliere la vita all’innocente”.

Purtroppo la storia ha ampiamente contraddetto questi due personaggi: il percorso propugno non è stato mai seguito, in particolare durante il periodo più buio del Medioevo.

Pochi individui illuminati non potevano riuscire nell’impresa di penetrare nella profonda oscurità di quei secoli successivi all’anno mille, secoli di terrore, follia e morte.Papa Gregorio IX

Proprio Papa Alessandro III, durante il suo “mandato” sul soglio pontificio, dette indicazioni, come conseguenza del Concilio Laterano III, direttamente ai vescovi, di indagare sugli eretici, anche sulla base del solo “sospetto”. Tale decisione fu il primo passo verso la creazione della “Santa Inquisizione”!

La storia non potrà mai smettere di indicare la figura di Papa Innocenzo III come colui che indisse la Crociata contro i càtari (chiamati Albigesi dalla città, Albi, dove molti di loro vivevano in pace e armonia). Si trattò di un vero e proprio massacro: “il massacro degli innocenti”! Una Crociata di cristiani contro cristiani, colpevoli, per lo più, di non condividere il modo di vivere della maggioranza degli alti prelati che albergavano nello Stato Pontificio. Un modello da non imitare, fatto di lascivia, ricchezza, scandali, immoralità e tutto ciò che non aveva a che fare con la cura spirituale delle anime dei propri fedeli.

La caccia ai càtari, fu una persecuzione senza tregua, dove non vennero risparmiati vecchi, donne e bambini.

Come se tutto ciò non fosse sufficiente, Papa Innocenzo III, con i decreti del 1199, Licet heli, e del 1206, Qualiter et quando, stabilì che l’accusa d eresia poteva essere formalizzata anche sulla sola base della “fama pubblica” (erano sufficienti le voci che correvano sul conto delle varie persone).

Anche Papa Gregorio IX ebbe un ruolo di primo piano nel massacro indiscriminato dei “presunti” eretici, creando un clima surreale, dove tutti, pur di salvare la pelle, accusavano tutti.

Tale pontefice tolse il potere di indagare sugli eretici ai vescovi, ed istituì un’organizzazione speciale della Chiesa cattolica, denominata “Santa” Inquisizione. Nata nel 1233, tale organismo persecutorio (ancora vivo e vegeto oggi, anno 2007, con un nome diverso: Congregazione per la Dottrina della fede!), divenne effettivo nel 1235, ed il suo controllo venne affidato all’ordine dei domenicani, nato alcuni anni prima per opera di Domenico di Guzman.

L’attività inquisitoria fu capillare e scrupolosa, lavorando alacremente nel massacro degli ultimi catari. Le ultime roccaforti di tale “eresia” furono la rocca di Montsegur (1244) e la città di Queribus (1255).

Da questo periodo la “Santa” Inquisizione divenne a tutti gli effetti un vero e proprio corpo di polizia della Chiesa cattolica romana, comandata dal pontefice in persona.

Il quadro disarmante, e terrificante allo stesso tempo, divenne completo con Papa Innocenzo IV, che deliberò ed autorizzò ufficialmente il ricorso alla tortura per “promuovere l’opera di fede in modo più veritiero”.

Bonifacio VIII dichiarò “…che nel processo inquisitorio contro la malvagità eretica, si possa procedere in modo semplice ed extra-giudiziario, al di fuori del fracasso degli avvocati e dalla procedura giudiziaria”Papa Bonifacio VIII

I processi rimasero sempre una stretta prerogativa dell’ordine ecclesiastico, e furono sempre dei processi sommari, dove l’accusato non poteva sapere chi l’accusava, per cosa era accusato e, soprattutto, la condanna veniva comminata senza la possibilità di difendersi.

Federico Barbarossa dichiarò fuorilegge gli eretici nel 1184, e nel 1197 Pietro d’Aragona li condannò al rogo.

L’imperatore Federico II emanò una serie di editti, tra il 1220 ed il 1239, con i quali condannava gli eretici alla confisca dei beni, all’esilio, alla prigione a vita ed infine al rogo.

In Inghilterra, la pena del rogo, venne approvata nel 1401 con l’editto “De haeretico comburendo”.

La “Santa” Inquisizione ebbe il suo massimo “fulgore” verso la metà del ‘300, sviluppandosi, in maniera capillare, soprattutto in alcuni paesi europei, da sempre considerati devoti all’ordine pontificio e difensori del cristianesimo (Spagna, Francia, Germania).

 

Riferimenti bibliografici:

 

-          Vanna De Angelis: “Le streghe – roghi, processi, riti e pozioni”

-          David C. Murray: “I percorsi delle eresie”

-          Italo Mereu: “Storia dell’intolleranza in europa”

-          N.Benazzi, M. D’Amico: “Il libro nero dell’Inquisizione

-          G. G. Merlo: “Eretici ed eresie medievali”


postato da: silas2 alle ore 11/06/2007 11:11 | link | commenti (3)
categorie: eresia, santa inquisizione, crociata contro gli albigesi, genocidi cattolici


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