Le origini del cristianesimo, sacre scritture, storia della Chiesa cattolica, l'Inquisizione, i Templari, le Crociate, il Vaticano e la Curia romana, crimini religiosi, veritĂ scomode e nascoste, storia del papato, i Vangeli, Qumran e Nag Hammadi.
TUTTO CIO' CHE VIENE RIPORTATO IN QUESTO BLOG E' SUPPORTATO DA TESTI, ARTICOLI, DOCUMENTI E TESTIMONIANZE SCRITTE.
UNA SERIE DI MASSIME.........

Un libro del genere non può non esser letto da chi ha il desiderio di capire qualcosa di più sull'Opus Dei, ma soprattutto sulla figura emblematica del suo fondatore.
Santo dal 2002, mentre Papa Giovanni XXIII attende ancora da oltre 45 anni, "San Josemaria", come lo chiamano gli opusiani, è un personaggio tutto da scoprire.
Non dico niente altro, lasciando a voi la "particolare" scoperta. Anche sul web si trova qualcosa in merito a questo testo!
Un saluto
Silas
LIBRI DA NON PERDERE........
.........PER COMPRENDERE!
Ferruccio Pinotti si mostra uno degli scrittori più interessanti quando si tratta di portare alla luce questioni che danno fastidio.
Questo testo rappresenta la base per comprendere la realtà di un'organizzazione divenuta una vera e propria setta segreta, con il bene placito del pontefice che ha reso "l'Opera" una prelatura personale: Giovanni Paolo II (1982/1983).
Le testimonianze riportate da Pinotti sono incredibili! E' tutto documentato e documentabile. Non viene lasciato spazio alla fantasia!
Di particolare interesse la testimonianza del Prof Alberto Machado, ex opusiano, uscito dai tentacoli della creatura di Balaguer.
Buona lettura
Silas
KAROL WOJTYLA NEL MIRINO DI CHI............?

Mercoledi 13 Maggio 1981, un presunto killer dei "Lupi grigi", Alì Agça, legato al fronte di liberazione turca, spara due colpi di pistola verso Giovanni Paolo II, in Piazza San Pietro.
Il Papa viene trasferito in urgenza al Policlinico Gemelli, dove viene sottoposto ad intervento chirurgico. Se il proiettile che lo ha ferito gravemente all'addome non fosse stato deviato da un dito dello stesso pontefice, il colpo sarebbe risultato mortale.
Da questo drammatico episodio il pontificato di Giovanni Paolo II subì un drastico viraggio. Lo stesso Papa disse che "se era ancora vivo lo doveva alla Madonna, per la Sua intercessione".
Molte cose restano avvolte ancora nel mistero. Il Vaticano non hai mai voluto rendersi partecipe alle indagini della magistratura italiana. Karol Wojtyla si trovava stretto in una morsa micidiale, e le informazioni che gli mancavano o che aveva voluto trascurare, gli giunsero, anche se di questo non potremo mai esserne certi, dal suo stesso attentatore. Rimane nei ricordi di molti, l'immagine del colloquio privato tra il Papa ed Alì Agça, presso il carcere di Rebibbia a Roma. Cosa si dissero non lo sapremo mai, ma la vita del pontefice cambiò radicalmente da quel giorno!
Sono state dette e scritte un'infinità di parole, ma la maggior parte di queste avevano l'unico scopo di depistare le indagini della magistratura italiana. Si è parlato del Fronte Turkesh, di "Bulgaria connection", di tutti i possibili ed inimmaginabili servizi segreti, di un folle, spinto da deliri di onnipotenza, senza alcun legame con "poteri forti".
Ma quelli, sebbene siano in molti a far finta di non ricordarsi, sono gli anni dello scandalo della P2, dell'arresto di Roberto Calvi, del crack del Banco Ambrosiano, di Licio Gelli, gran maestro della loggia Propaganda 2, alla quale aderivano eminenti personaggi del politica e della religione, del boom della Banda della Magliana e del tristemente famoso Renatino, del rapimento di Emanuela Orlandi. E sebbene molti continuino a dire che l'attentato al Papa è stato una macchinazione dei servizi segreti dell'est, lo stesso ex lupo grigio, Alì Agça, affermò "di avere dei complici in Vaticano" senza accennare ad alcun nome.
Quello era anche il periodo di Marcinkus e dei giochi sporchi dello IOR, nei confronti dei quali Wojtyla divenne sempre più consapevole. Sebbene gli scandali dello IOR erano divenuti di dominio pubblico, il Papa aveva un debito nei confronti di Marcinkus, per l'aiuto economico fornitogli per la liberazione della sua Polonia.
In quegli stessi anni (1982 - 1983), l' Opus Dei ottenne quello che desiderava più di ogni altra cosa: divenire una prelatura personale del pontefice, in modo tale da non dover render merito delle proprie azioni se non esclusivamente allo stesso Papa. Escrivà De Balaguer ci aveva provato con Papa Giovanni XXIII e con Papa Paolo VI, senza ottenere il ben che minimo risultato. Fu il prelato Alvaro del Portillo ad ottenere tale riconoscimento da Giovanni Paolo II. Il Papa polacco dovette procedere in tal senso....questione di "doveri" imprescindibili.
Il rapimento della giovane Emanuela Orlandi, dette il colpo definitivo a quelle che erano le vecchie credenze di un pontefice, divenuto Vicario di Cristo, per raggiungere degli obiettivi più politico- economici che ecumenici.
Ma le cose erano destinate a cambiare rapidamente........
continua....
JOSE'MARIA ESCRIVA DE BALAGUER

Le informazioni che si possono reperire in circolazione, in merito al sacerdote spagnolo di Barbastro, sono quanto mai contraddittorie. Se da una parte si dice tutto il male possibile di colui che è stato il fondatore dell'Opus Dei, da un'altra si sente dire che fu un religioso capace di dedicarsi ai poveri e agli ammalati, compiendo numerose guarigioni "definite" a dir poco miracolose.
Su questo spazio ho riportato in più occasioni quelle che sono testimonianze reali e documentate. Racconti di persone che hanno avuto la "sfortuna" di far parte, per un periodo della propria esistenza, dell'organizzazione di Balaguer, e che sono stati capaci di uscirne, anche se in condizioni disastrose.
In molti paesi, e non solo europei, sono state create delle organizzazioni a sostegno di tutti coloro che, incappati nella ragnatela opusiana, cercano disperatamente di uscirne. Tali siti possono essere trovati tra i link di questo stesso blog. Le testimonianze sono a dir poco raccapriccianti, anche se, a dimostrazione dell'attendibilità di tali parole, molto simili tra di loro.
Balaguer era un uomo di estrema destra che, durante la guerra civile spagnola, fornì il massimo appoggio al governo dittatoriale di Franco. Molti degli elementi principali di quel "governo" erano legati all'Opera.
Lo stesso Balaguer mostrò in più di un occasione di provare una certa stima per le idee politiche di Mussolini e di Hitler.
La sua creatura, datata 1929 (anche se alcuni tendono ad assegnargli il 1928, anche se poco cambia nel contenuto), è tuttora viva e, a dire il vero, è più forte che mai.
La cosa incredibile è che, se si da un'occhiata sul web (e tra i siti di disinformazione si trova anche wikipedia), non si parla del legame tra Opera e Fascismo (Francisco Franco) e, ancora meno, si fa il minimo cenno al fatto che, nel 1982, Papa Giovanni Paolo II conferisce il titolo di prelatura personale ad un'organizzazione da molti definita come una vera e propria setta. In precedenza l'unico Ordine ad aver ricevuto tale particolare vantaggio, è stato quello dei Cavalieri Templari.
C'è anche da dire, e la cosa ha lasciato non poche persone frastornate, che il 6 ottobre del 2002, Balaguer è divenuto "Santo" (lo stesso anno di Padre Pio, sebbene quest'ultimo lo sia diventato con 5 accuse della congregazione per la dottrina della fede, ancora pendenti, e nessuno si è mai degnato di provvedere ad eliminare tanto ingiusto disonore!).
Giovanni Paolo II è riuscito a sorprendere i fedeli in molti modi differenti: alcuni di incredibile portata religiosa ed ecumenica, altri assolutamente deprecabile ed indegni per un pontificato durato un quarto di secolo.
Se si vuole veramente conoscere la figura di Balaguer, ci sono sul mercato cartaceo due testi che non possono non venir letti: il primo è "Il Cammino" dello stesso Balaguer, mentre il secondo è "Opus Dei segreta" di Ferruccio Pinotti
Buona lettura
Silas

Quando ci si ritrova a parlare e a scrivere dell’Opera di José Maria Escrivà de Balaguér, si ha quasi l’impressione di dire o udire delle storielle, fantasie di menti calunniatrici. Eppure quello che ho sempre riportato sul mio blog è solo il frutto di testimonianze reali e veritiere, confrontabile, senza difficoltà, con la bibliografia che sono solito indicare alla fine del testo.
Escrivà de Balaguér era un uomo, prima di essere sacerdote, piuttosto particolare e problematico. Dall’apparenza non è possibile giudicare o, comunque, farsi un’idea precisa di una persona, perché, sebbene apparisse un uomo pressoché normale, di problemi irrisolti doveva averne parecchi.
“L’opera di Dio”, creata nel 1928 da questo individuo, non aveva, e non ha, niente di divino. L’Opus Dei, oltre ad essere considerata dalla maggior parte degli addetti ai lavori, una setta segreta, difficilmente riconoscibile, sia nei membri che ne fanno parte, sia in molte delle loro sedi “istituzionali”, risulta essere un’organizzazione particolarmente politicizzata, sottilmente partecipe ad ogni forma di vita sociale.
Per farsi un idea, durante il periodo del governo franchista in Spagna, la maggior parte degli elementi che dirigevano il paese erano membri dell’Opera. Fedeli alle ideologie di Franco e vicini ai movimenti politici di destra, dopo il crollo del fascismo e del nazismo, l’Opus Dei ha perso molta della forza che riteneva di aver acquisito da tale appartenenza.
E’ interessante leggere il testo scritto dallo stesso Escrivà de Balaguér, “Il Cammino”. L’apoteosi della follia che niente ha a che vedere con la religione cristiana. Un inno alla fustigazione, all’umiliazione, alla denigrazione, all’annientamento dell’uomo come singola persona, alla disintegrazione della propria autostima. Il tormento della carne è un lato impressionante, anche se, in fin dei conti, il meno peggiore rispetto all’annullamento psichico a cui vanno inevitabilmente incontro certe persone che cadono nelle maglie dell’Opera.
Il cilicio e la fustigazione sembrano bazzecole rispetto al tasso di suicidi registrato tra membri ed ex appartenenti all’Opus Dei (anche se Escrivà de Balaguèr, per la fustigazione, utilizzava una particolare frusta a più corde, con in fondo legate o delle biglie di ferro o delle lamette, tanto che, persone a lui vicine hanno scritto di aver visto muri imbrattati di sangue – Alberto Moncada).
In Spagna, a Pamplona, esiste un ospedale notoriamente di appartenenza opusiana. Sono molte le testimonianze scritte su ciò che accade al quinto piano di quella struttura, il reparto psichiatrico, che oltre ad accogliere pazienti con veri disturbi mentali, contiene molti membri dell’Opera che hanno realizzato cosa sia realmente l’organizzazione in cui sono rimasti intrappolati.
Ci vuole coraggio a chiamare tale organizzazione “Opera di Dio”
Bibliografia
F.Pinotti : “Opus Dei Segreta
P.Hertel: “I segreti dell’Opus Dei. Documenti e retroscena”
J.Ynfante: “La prodigiosa aventura del Opus Dei: genesis y desarrollo de
J.Allen: “Opus Dei – La vera storia: i segreti della forza più controversa nella Chiesa cattolica”
K.Steigleder: “L’Opus Dei vista dall’interno”
FALSITA’ ANCHE IN TERZA SERATA

Di solito non guardo la televisione. Preferisco di gran lunga un buon libro, un posto dove poter dar libero sfogo alla mia fantasia, senza i freni “psicotici” del tubo catodico.
Qualche sera fa, però, e chissà per quale motivo, sul piccolo schermo si parlava “apertamente” di una delle organizzazioni più potenti e più nascoste della chiesa cattolica: l’Opus Dei.
Dall’ormai storico anno palindromo 2002, che ha visto la santificazione di Escrivà De Balaguer, con l’Opera che diveniva una prelatura personale del pontefice, l’organizzazione nata in Spagna nel 1929, ne ha fatta parecchia di strada, senza far troppo rumore.
Un tentativo era stato fatto, per la prelatura personale pontificia, con il Papa buono, il grande Roncalli, e con l’ambiguo Paolo VI, ricevendo però sempre degli espliciti dinieghi.
I detrattori dell’Opus si riferiscono a questa organizzazione come ad una setta, dove la segretezza rappresenta uno dei precetti fondamentali. E’ difficile, se non proprio impossibile, identificare un opusiano, se non è lui stesso ad identificarsi come tale.
Sui canali della televisione di stato, qualche giorno fa, come dicevo, è stato mandato in onda un programma (era quasi in “quarta” serata, un programma per insonni!), dove i personaggi intervistati parlavano dell’Opera come se si trattasse dell’organizzazione più umanitaria presente sulla faccia della terra. Anche l’attuale prelato, Echeverria, dialogava serenamente sulla bontà della struttura religiosa da lui stesso condotta.
Uno degli obiettivi principali era quello di screditare una certa “Veronique” autrice del libro “In fuga dall’Opus Dei”, e che dopo tanti anni era riuscita ad emergere dall’oscurità in cui si era cacciata entrando a far parte dell’Opera (“fischiando”, come si dice in gergo opusiano).
Ovviamente è stata una cosa piuttosto facile far apparire “Veronique” come una squilibrata, e l’Opera come un’istituzione caritatevole e misericordiosa.
Ed ovviamente non è stato interpellato nessuno che portasse testimonianza contraria alla creatura di Balaguer. Sono stati letti dei passi del libro del fondatore, “Il Cammino”, attraverso il quale le frasi e le parole dette, non avevano nulla a che vedere con ciò che ormai centinaia, se non migliaia di persone dichiarano essere la realtà dell’Opus Dei.
Basterebbe leggere il testo del noto Ferruccio Pinotti – “Opus Dei segreta” – dove le testimonianze di coloro che sono usciti dall’Opera sono convalidate da un’abbondante bibliografia e da una documentazione reperibile da chiunque voglia saperne di più.
Il cilicio e la fustigazione sono briciole quasi insignificanti di quanto accade normalmente negli ambienti dell’Opera.
Con un pontefice molto legato all’organizzazione dai natali spagnoli, non poteva essere altrimenti, e la tv di stato deve adeguarsi a quelle che sono le esigenze dello Stato Vaticano, anche se si tratta di uno Stato a parte (quando gli fa comodo).
L’ingerenza della Curia romana nella vita degli italiani sta raggiungendo limiti finora insospettati e la forza dell’Opera sta divenendo inaudita.
NON DA QUESTA PORTA!
Sebbene l’Opera sia una organizzazione di particolare importanza, che può contare sulla “presenza” di svariate migliaia di persone tra le sua fila, non esistono indicazioni che possano aiutare chiunque volesse ad avere un minimo riferimento, un posto o una persona alla quale rivolgersi.
Sono in molti gli studiosi ed i giornalisti che hanno definito “l’Opera di Dio” come una vera e propria setta, nascosta ad occhi indiscreti, ma sempre pronta ad entrare in azione quando ce ne sia bisogno e particolari interessi in gioco.
Fino alla pubblicazione del ben noto libro “il Codice da Vinci” di Dan Brown, dove si parla in termini poco lusinghieri dei membri dell’Opera (il famoso sicario albino SILAS), erano poche le persone a conoscenza dell’Opus Dei, e se la conoscevano, sebbene lo scrittore americano abbia in realtà forzato un po’ la mano, non sapevano tutto quello che accadeva all’interno di quella prelatura papale, e tutto ciò che gli ruotava attorno.
In quasi 80 anni di storia le cose, in tale camaleontica organizzazione, non sono particolarmente cambiate e, soprattutto, non sono affatto migliorate. Il padre della setta, divenuto persino Santo nel 2002, Escrivà de Balaguer, è riuscito a tracciare un percorso, che ha poco a che fare con la spiritualità, ma che ha consentito ai suoi successori, Alvaro del Portillo ed Echaverria, di continuare in un “opera” di proselitismo ed arricchimento, riuscendo a mettere radici in posti dove non era pensabile potesse accadere.
A Roma, il Vaticano, presente ormai da quasi duemila anni, è stato affiancato in maniera piuttosto imponente dall’Opus Dei, con le proprie sontuose ville dentro e fuori la capitale, le residenze nascoste dei numerari e delle numerarie (in particolare ai Parioli), ed ora con una struttura sanitaria di prim’ordine in Italia, grazie anche al contributo economico del nostro governo, legato a triplice mandata ai desideri dell’attuale pontefice (50 milioni di euro di sovvenzionamento grazie anche alle nostre involontarie e sempre più vuote tasche).
Quando l’Opera venne attaccata da Mr Brown, la prima preoccupazione dell’alta nomenclatura opusiana, non fu quella di difendersi dalle accuse (vennero chiamate così, anche se in alcuni casi non erano proprio tali!) contro il Cristianesimo, contro le fede, contro Gesù e
L’Opera è apparenza, non fede!
Sia i numerari che i soprannumerari vivono d’apparenza e penitenza, sempre se vogliamo aggiungere qualcosa. Non c’è spazio al vero amore “cristiano”, quell’amore che Gesù cercò vanamente di insegnarci oltre venti secoli fa!
Ai numerari non interessa che i propri “adepti” abbiano veramente fede in Cristo: interessa l’apparenza! Interessa che i membri dell’Opera siano sempre a posto, in ordine, capaci di mostrare ciò che hanno di meglio! E’ importante avere la giusta abitazione, la macchina all’altezza dell’individuo o della famiglia: “ogni membro dell’Opera è uno spot pubblicitario, ogni famiglia deve considerarsi una famiglia testimone – vedendola deve venir voglia di assomigliarle”!
L’apparenza e la mancanza di umanità prende il posto della fede!
Bibliografia:
IL 19 MARZO DI OGNI ANNO SI FESTEGGIA
SAN GIUSEPPE, LA BEN NOTA FESTA DEL PAPA',
IN MEMORIA DI GIUSEPPE "PADRE" DI GESU'.
IL 19 MARZO DI OGNI ANNO E' LA DATA
FONDAMENTALE IN CUI OGNI MEMBRO E'
CHIAMATO A RICONFERMARE LA PROPRIA
APPARTENENZA ALLA PRELATURA PERSONALE
DEL PAPA: L'OPUS DEI.
PER POCHI RAPPRESENTA IL GIORNO DELLA
SPERANZA E DELLA LIBERTA'!!!
Silas
A ROMA L'OPUS DEI INIZIA VERAMENTE A
MOSTRARSI ALLA LUCE DEL SOLE:
A CHE PUNTO E' GIUNTA LA SUA POTENZA?
ED IL SUO LEGAME CON IL VATICANO?
A molto presto
Silas
L’OPUS DEI E
Dalle testimonianze di John Roche, ex numerario, e Padre Vladimir Feltzmann, ex sacerdote dell’Opus Dei.
“Padre Josémaria era un uomo vanitoso ed arrogante. Chiedeva obbedienza assoluta.Era un uomo sostanzialmente volgare, intelligente ma non raffinato, certamente non uno studioso o un uomo di cultura. Di fondo era disonesto, un autentico leader di una setta, fedele alla propria interpretazione della Chiesa cattolica, ma pronto a rivoltarsi contro il Papa e contro
“Quale condizione di appartenenza all’Opera, Escrivà esigeva dai suoi membri l’accettazione del fatto che l’Opera stessa fosse stata rivelata direttamente a lui da Dio, e che essa fosse quindi assolutamente perfetta; che lui fosse infallibile nelle questioni dello spirito dell’Opus Dei…” – John Roche.
“La crociata dell’Opus Dei si propone di mutare il volto della Chiesa…Dio lo vuole! Noi siamo gli eletti di Dio! Una convinzione di molti dei membri facenti parte dell’Opera, anche di persone che ricoprono alti incarichi nella Curia romana. Ripetono con grande spirito di persuasione: l’Opus Dei è stata eletta da Dio per salvare
Secondo l’ex sacerdote dell’Opus Dei, molto vicino al fondatore dell’organizzazione, Escrivà vedeva
“Se Padre Josémaria ha odiato qualcosa, questo era proprio il comunismo. Esso rappresentava il male per lui, perché aveva sofferto a causa di questo. Vedeva
“Nei Centri opusiani non si diceva Hitler contro gli ebrei o Hitler contro gli slavi, ma Hitler contro il comunismo…Una volta mi disse – e lo disse proprio a me – che, se la gente pensa che Hitler abbia ucciso sei milioni di ebrei, certamente esagera. Hitler non era così malvagio. Potrebbe aver ucciso al massimo tre o quattro milioni di ebrei…”
“Le tre macchie che segnavano la storia, ed in particolare
Riferimenti bibliografici:
- P.Hertel: “I segreti dell’Opus Dei. Documenti e retroscena”
- J.Ynfante: “La prodigiosa aventura del Opus Dei: genesis y desarrollo de
-
- K.Steigleder: “L’Opus Dei vista dall’interno”
EDITORIALE

Amina Mazzali, ex numeraria di 36 anni, entrò nell’Opus Dei, grazie alle intense manovre di proselitismo, all’età di 15 anni. Donna forte e determinata, resa tale dalle immense sofferenze patite all’interno dell’Opera, ha avuto grande difficoltà a tornare a parlare di quello che per lei è stato un incubo: la vita all’interno di un’organizzazione, definita da alcuni testimoni diretti, “opus diabulii”. Lo scrittore Ferruccio Pinotti è riuscito, con grande fatica, ad ottenere un’intervista con Amina, che racconta:
“A 17 anni ho iniziato la mortificazione corporale: dovevo portare il cilicio alla coscia (per due ore al giorno), e frustarmi con la disciplina, cioè la frusta. Non è una scelta, o una cosa facoltativa: te la chiedono espressamente, la mortificazione corporale. Il cilicio e la disciplina li dovevo usare solo quando mi trovavo nei Centri dell’Opus Dei…”
“…Fu la numeraria che mi fece entrare nell’Opera che iniziò a parlarmi, in maniera approssimativa ma decisa, della mortificazione corporale. Disse che era per volere del Padre. Io rimasi allibita, pensando che si trattasse di uno scherzo, e quando gli espressi tutto il mio stupore, mi disse che era un modo per avvicinarsi a Cristo. Mi ricordò che avevo promesso di essere disposta a dare tutto. Ti dicono che se ti tiri indietro sei una persona inaffidabile e vigliacca e che non sei degna della chiamata privilegiata di Dio…”
“…Mi venne detto che le numerarie, per volere del Padre, devono compiere ogni giorno la mortificazione corporale…Mi dissero che bisognava essere disposti a tutto; che il cilicio si ispirava alla corona di spine di Gesù…”
“…La disciplina è costituita da una corda intrecciata e annodata, che forma un manico da cui si dipartono tre o quattro funi intrecciate con nodi. Tra i numerari si diceva che il Padre Josemarìa avesse inserito dei chiodi nella frusta, delle lamette da taglio (lo conferma John Allen – in bibliografia)”
Amina descrive il cilicio:
“…Una cintura di metallo composta da vari semianelli, ognuno dei quali ha delle punte, e va posizionata nella parte alta della coscia. Ovviamente si può stringere a “piacimento”. A me sono rimaste le cicatrici…Si doveva indossare anche mentre camminavi, senza far vedere che portavamo il cilicio: all’esterno non doveva saperlo nessuno…”
Riferimenti bibliografici:
- J.Allen: “Opus Dei – La vera storia: i segreti della forza più controversa nella Chiesa cattolica”
- P.Hertel: “I segreti dell’Opus Dei. Doumenti e retroscena”
- K.Steigleder: “L’Opus Dei vista dall’interno”

Carmen Charo Perez è stata numeraria dell’Opus Dei per diciotto anni ed ha vissuto in tre diversi Centri spagnoli: Valencia, Murcia e Pamplona. Di uno di questi ne è divenuta la direttrice. Adesso ha quarantotto anni, vive nei Paesi Baschi ed è sposata.
La sua testimonianza:
“Ho lasciato l’Opus Dei perché mi sentivo morire. Ho sofferto per sette anni di una pesante depressione e sono stata sottoposta anche a trattamento psichiatrico (la cuarta planta – vedere altri articoli sull’Opera).
Quando ero nell’Opus Dei, poco a poco, iniziavo ad essere incapace di fare un numero sempre maggiore di cose e di lavorare; mi sentivo senza vita. Stavo così male che devo ammettere che non avevo nemmeno la forza di prendere la decisione netta di lasciare l’Opus Dei. Non ero neppure in grado di dubitare dell’Opera. Quando me ne andai, non ero nemmeno più capace di intendere e di volere, non ero in grado di ragionare, di analizzare la mia condizione…”
I termini che potevano descrivere la persona di Carmen Charo Pérez erano malessere, distruzione della personalità e, soprattutto, senso di colpa.
“Tutto quello che non funzionava nell’Opera era colpa mia. Ero io che non rispondevo ad un modello di vita, quello dell’Opus Dei… Il mio malessere dava grande scandalo all’interno dell’Opera. Mi fecero credere che avevo una grave infermità mentale cronica, che dovevo offrirla a Dio e conviverci per il resto dei miei giorni. Era certo che non si poteva curare e nel frattempo, giorno dopo giorno, le manifestazioni del mio disturbo si fecero sempre più intense”
Conclude Carmen Pérez:
“Nell’Opera non si vive il Vangelo, perché si valutano le persone secondo pregiudizi; le si classifica. Tu, nell’Opera, quando hai davanti una persona, vedi solo se ti serve o no. Nell’Opera prevale un senso utilitarista delle persone”
Riferimenti bibliografici:
- F.Pinott: “Opus Dei segeta”
- P.Hertel: “I segreti dell’Opus Dei. Doumenti e retroscena”
- K.Steigleder: “L’Opus Dei vista dall’interno”
Da una testimonianza ufficiale di J
ohn Roche, ex numerario e elemento di spicco dell’Opus in Gran Bretagna. Esce dall’Ordine opusiano dopo 14 anni. Adesso insegna Storia della Scienza al Linacre College di Oxford:
“Coloro che entrano nell’Opus Dei come numerari vivono vite molto misere, sono continuamente messi sotto pressione, implacabilmente. Ogni dettaglio della loro esistenza è irreggimentato, sono tenuti ad un obbedienza assoluta ai loro direttori, che sono pressoché ‘infallibili’. Viene insegnato loro ad ‘abbandonare ciò che nelle loro coscienze sembra essere un errore’, a ‘rinunciare a tutti i diritti’. Ai numerari viene spiegato che ‘non c’è alcun bisogno di pensare, perché tutto è scritto’. Viene insegnato che ‘l’Opus Dei è un organismo’, che ‘solamente l’intero è efficace’, che ‘il nostro ego è morto e la nostra unica preoccupazione è l’ideale collettivo’…”.
“Ai numerari non solo non è permesso andare a teatro, al cinema o alle partite di calcio: possono guardare solamente i programmi della televisione approvati dall’Opera e leggere unicamente i libri e i giornali consentiti. I testi religiosi sono limitati quasi completamente alle scritture del fondatore…Il risultato è che molti membri diventano esseri spersonalizzati, stereotipati, ombre di se stessi…”.
“I numerari sono ermeticamente controllati anche sul piano finanziario, girano i loro salari all’Opera e vengono persuasi a fare testamento a favore dell’Opus Dei. La loro corrispondenza viene letta; sono tenuti a raccontare la loro vita durante le confidenze settimanali con il loro direttore e con un sacerdote dell’Opera; in definitiva sono costretti a praticare un’obbedienza assoluta…I numerari sono addestrati a sembrare allegri nei loro incontri in pubblico, a dichiarare che sono felici nell’Opus Dei e che l’Opera è una famiglia meravigliosa. Coloro che dovessero non essere adatti ad un tale tipo di addestramento gli verrebbe detto che la loro infelicità è causata da una mancanza di dedizione. Queste persone vengono trattate senza alcuna compassione…”
- F.Pinott: “Opus Dei segeta”
- P.Hertel: “I segreti dell’Opus Dei. Doumenti e retroscena”
- K.Steigleder: “L’Opus Dei vista dall’interno”
L’OPERA DIETRO LE QUINTE
Agustina Lopez de los Mozos è stata numeraria dell’Opus Dei per nove anni. Adesso, a cinquantun anni, fa la giornalista a Madrid, ed ha creato il famoso sito web www.opuslibros.it , dove ex membri dell’Opera possono condividere le proprie esperienze.
Racconta le sue esperienze:
“Non si può dire che nei Centri dell’Opus Dei ci sia un ambiente familiare, come ci viene detto. Ci sono così tante norme ed obblighi da seguire che l’Opera non potrà mai considerarsi una famiglia. Non ci sono inoltre né fiducia né affetto. Tu ad esempio non puoi avere amici che siano dell’Opera: ti è consentito sfogarti solo con la persona con la quali devi fare la charla, la chiacchierata per mettere per mettere a nudo la tua vita interiore. Questa confessione deve avvenire con la direttrice del Centro, con una numeraria che ti è stata assegnata o con un sacerdote”.
Agustina Lopez riferisce della crudeltà nei rapporti umani, tutto con l’intento di mantenere una costante distanza tra individui (sia fisica che emotiva),ed un rigido formalismo:
“Si arriva ad un punto in cui, se tu vedi una persona piangere, se la vedi gravemente preoccupata, ugualmente non puoi avvicinarti. L’unica cosa che ti è consentito fare, è andare dalla sua direttrice spirituale e dirle: ‘Quella persona sta piangendo’. Lei si incaricherà di andare a parlare con la numeraria in difficoltà.
Uno dei principali obblighi di un membro è il proselitismo. In tutte le chiacchierate di formazione ti ripetono costantemente che devi portare nuove vocazioni all’Opera. Io stessa mi adoperai affinché mio fratello e mia sorella entrassero nell’Opus Dei”.
* Seguiranno una serie di Editoriali che affronteranno la questione “Opus Dei” dalla sua fondazione ad oggi. Saranno riportate solo ed esclusivamente informazioni provenienti da documenti ufficiali
Riferimenti bibliografici:
- F.Pinott: “Opus Dei segeta”
- P.Hertel: “I segreti dell’Opus Dei. Doumenti e retroscena”
- K.Steigleder: “L’Opus Dei vista dall’interno”
UN’APERTA VIOLAZIONE DEI DIRITTI UMANI
Secondo
Il famoso sociologo e docente universitario, oltre che ex – numerario, Alberto Moncada, nella sua attività di studioso, si è occupato con particolare impegno allo studio della funzione e del ruolo dei bambini all’interno dell’Opus Dei.
E’ essenziale ricordare che esiste una norma ecclesiastica che fissa ai diciotto anni l’età minima per poter entrare a far parte dell’Organizzazione opusiana: i vertici dell’Opera la pensano in maniera completamente differente, e fomentano in ogni modo “l’arruolamento” nell’Organizzazione di bambini di quattordici anni di età e anche meno. E’ stata creata la figura dell’aspirante, che non dovrebbe avere un legame particolare con l’Opus, ma che in realtà, fin dall’inizio, viene obbligato ad una vita di castità, povertà ed obbedienza.
Tale prassi, sebbene criticata da alcuni membri della stessa Chiesa Cattolica, continua indisturbata grazie alla tacita approvazione del Vaticano e di elementi della Curia vicini all’Opus Dei.
Il professor Moncada, con toni particolarmente duri, parla di “pedofilia spirituale”. Il lavoro di apostolato sui minori rappresenta una elemento particolarmente importante della vita di ogni un numerario.
Un ex numeraria, “Lala”, racconta: “Tempo fa ho ritrovato delle vecchie agende personali, relative agli ultimi anni che ho trascorso nell’Opera. Tra queste c’era un quaderno dove tenevo le cose del club giovanile dell’Opus Dei. Nel periodo al quale si riferisce il quaderno io ed altre numerarie stavamo organizzando un club dell’Opera ed avevamo un numero abbastanza consistente di bambine, da otto – nove a quattordici anni. Rileggendo quello che era scritto nel quaderno, mi sono resa conto che tutto, in quel club, era progettato per catturare l’attenzione delle bambine affinché entrassero a farne parte – all’inizio solo per divertimento, attraverso giochi e gare canore – ed in seguito, mediante incontri individuali di dieci minuti per volta, per riuscire a conquistarle allo spirito dell’Opera…Chi cattura le bambine di quell’età è una ragazza giovane, di circa diciotto – venti anni, che sa rapportarsi bene con loro, secondo le loro esigenze psicologiche. Dopo che l’istruttrice ha conquistato la ragazzina, le spiega che ha consegnato il suo cuore a Dio, e che se Dio le chiede di diventare numeraria deve essere generosa…Il lavoro sulle bambine era continuo…Devo dire che non mi ero neanche resa conto di una simile macchinazione, perché quando sei dentro l’Opera quello che più desideri è che la gente si avvicini a Dio, in questo caso attraverso l’Opus Dei…Una pagina del mio quaderno ha attirato in particolare la mia attenzione: l’ultima pagina prima di lasciare l’Opera. Parlava di amicizia. Tutto doveva essere diretto all’amicizia delle bambine da conquistare. L’obiettivo era farci amiche le bambine, far sì che le bambine credessero che eravamo le loro amiche…Le direttrici dell’Opus Dei pretendevano che gli venisse raccontato ogni anche banale confidenza, dato che su quelle bambine, come venni a sapere, veniva tenuta una vera e propria contabilità. Alle delegazioni dell’Opera venivano inviati, alla fine di ogni mese, i resoconti di ogni Centro, con il numero delle bambine che si confessavano, che discutevano con noi della loro entrata nell’Opus Dei; quante avrebbero potuto chiedere l’ammissione…”
Secondo Moncada i bambini che venivano reclutati in tale maniera, entravano in un ambito ideologico, caratterizzato da imposizioni e proibizioni di ogni tipo: dalla vigilanza sulle amicizie e sulle letture, alla consegna del denaro e della libertà civili. Tutto questo si verificava quando si andava a vivere in una delle residenze dell’Organizzazione, trasformando tali bambini in servitori di una “regola” minuziosa, nella quale il fattore essenziale non era la religione, ma la disciplina.
In molti paesi, in particolare Stati Uniti ed Inghilterra, non si esita ad avviare cause milionarie in merito agli abusi sull’infanzia. Moncada riferisce invece che nei paesi latini, la denuncia della violazione dei diritti umani all’interno dell’Opus Dei non fa parte della propria attitudine sociale.
Si tratta di un modello in cui viene privilegiato e favorito l’infantilismo, in modo da garantire una modalità di gestione di tipo “patriarcale”. Gli stessi membri dell’Opera non amano le regole caratterizzanti una normale democrazia: per questo che l’Opus Dei è particolarmente cresciuta durante le dittature di Franco e Pinochet.
Una massima: "Il male viene dall'interno della Chiesa e dai suoi vertici. Nella Chiesa c'è una autentica putredine e a volte sembra che il corpo mistico di Cristo sia un cadavere in maleodorante decomposizione".
Escrivá de Balaguer, 1972
- Alberto Moncada: “Niños en el Opus Dei”, pubblicato sulla rivista “El Siglo”, n° 608, maggio 2004
- Ferrucio Pinotti: “Opus Dei segreta”
- Josèmaria Escrivà De Balaguer: “Cammino”
- Alberto Moncada: “Historia Oral del Opus Dei”
- Javier Ropero: “Hijos en el Opus Dei”
- Maria Del Carmen Tapia: “Oltre la soglia. Una vita nell’Opus Dei”