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EDITORIALE
ERESIE MEDIEVALI IN ITALIA

Al perfido e scrupoloso controllo della “Santa Inquisizione”, nemmeno gli Ordini riconosciuti dalla Chiesa, riuscirono a sottrarsi, subendo inopinatamente l’accusa di eresia.
Già prima della morte del Santo fondatore, i francescani si divisero in due correnti: i conventuali, favorevoli ad un ammorbidimento della Regola della povertà, e gli spirituali, detti “zeloti”, fedeli alla Regola originaria e fortemente critici nei confronti della Chiesa di Roma.
Dopo la morte di Francesco, nel 1226, le posizioni tra le due correnti si irrigidirono al punto da giungere ad un vero e proprio scontro. Nel 1274 un gruppo di frati marchigiani, preoccupati dalla notizia, peraltro falsa, che
Nell’anno 1294, Papa Celestino V concesse a questa frangia legata alla Regola francescana originaria, di costituirsi in un Ordine separato. Tale concessione venne revocata da Papa Bonifacio VIII (appartenente alla famiglia Castani), e li perseguitò.
Tale “eresia” consisteva, essenzialmente, nel tenere in grande considerazione profezie apocalittiche, in special modo nell’interpretazione “estrema della Regola della povertà.
La loro affermazione che “Cristo e gli apostoli non possedevano alcuna proprietà”, costò il rogo a svariati frati francescani, durante il pontificato di Urbano IV (1261 – 1264).
Papa Giovanni XXII, condannato dai “fraticelli” come l’anticristo, iniziò a perseguitarli a partire dal 1316, anno della sua salita al soglio pontificio.
Nel 1322 il Capitolo generale dei frati Minori (i francescani spirituali), prese posizione nella discussione teologica, dichiarando chiaramente che “Cristo e gli apostoli avevano patito l’assoluta povertà”. L’anno successivo, sempre Papa Giovanni XXII, bollò come eretiche le tesi dei frati Minori e ordinò all’Inquisizione di perseguire chiunque sostenesse tali teorie.
Negli anni successivi finirono sul rogo numerosi frati francescani !
Riferimenti bibliografici:
- D. Christie-Murray: “I percorsi delle eresie”
- G.G. Merlo: “Eretici ed eresie medievali”