Le origini del cristianesimo, sacre scritture, storia della Chiesa cattolica, l'Inquisizione, i Templari, le Crociate, il Vaticano e la Curia romana, crimini religiosi, veritĂ scomode e nascoste, storia del papato, i Vangeli, Qumran e Nag Hammadi.
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Bisogna riconoscere che Papa Giovanni Paolo II, fra luci ed ombre che hanno accompagnato il suo pontificato, ha avuto un merito a dir poco eccezionale: è stato l’unico uomo di Chiesa, e nella veste di Vicario di Cristo, a chiedere scusa “all’umanità” per le atrocità perpetrate durante le Crociate, condotte in nome di un Dio “violento e sanguinario” (restano atrocemente famose le parole di Papa Urbano II per indire
I motivi per i quali le numerose Crociate hanno portato a tanto spargimento di sangue, sono numerosi e particolarmente diversificati, molti dei quali non hanno nulla a che vedere con
I motivi religiosi li potremmo accantonare sin dall’inizio, anche perché in quell’oscuro periodo di storia ecclesiastica che fu il Medioevo, c’era ben poco di religioso, e la fede in Cristo era qualcosa che venne scoperta e rivalutata solo da alcuni gruppi di “frati” (i francescani ne sono l’esempio illuminante, anche se il periodo non corrisponde proprio all’inizio del contenzioso musulmano – cristiano).
Quello che
Peccato che nessuno, tranne alcuni storici di scuola esclusivamente laica, ha mai contestato tali spudorate menzogne (
I musulmani che avevano in mano Gerusalemme hanno sempre tenuto un comportamento a dir poco esemplare, diversamente da quello che furono capaci di fare i condottieri cristiani all’indomani della conquista della Città Santa nel 1099, con Goffredo di Buglione.
I cosiddetti infedeli davano libero accesso ai cristiani ai loro luoghi di culto, senza mai creare problemi a nessuno, ad eccezione di qualche esaltato di fede cattolica che, stupidamente (cosa che si ripeterà sempre con maggior frequenza nei secoli a venire!), si cimentava in prodighe opere di proselitismo: qualcuno veniva condannato ed ucciso; la maggior parte venivano semplicemente cacciati dalla Città, con la minaccia di morte in caso di ritorno.
La tolleranza dei musulmani non sfiorava minimamente la mentalità retrograda, l’aggressività, la brama di denaro e di potere dei “combattenti cristiani”.
La conquista di Gerusalemme portò allo sterminio di tutti coloro che vivevano all’interno delle mura gerosolimitane, senza alcuna distinzione di razza, colore di pelle e, soprattutto di fede: morirono molti cristiani ed ebrei che ebbero la sfortuna di trovarsi nel posto sbagliato, sebbene è opportuno ricordare che gli assediati, prima della battaglia finale, fecero uscire dalle mura donne, vecchi e bambini.
Urbano II inoltre cercò nelle Crociate il rimedio alle continue lotte interne tra potentati e le varie e ricche famiglie, che si combattevano da decenni per il comando nei più svariati angoli dell’Europa del tempo, procurando un progressivo impoverimento della stessa Chiesa (le guerre non portavano denaro nelle casse pontificie). Spostare la guerra in Palestina significava la pace nelle terre controllate dalla Chiesa., ed una maggiore possibilità di risorse economiche a disposizione del Papa.
Il ritorno dai saccheggi di Terra Santa avrebbe inoltre garantito entrate supplementari alla chiesa, grazie a le donazioni di cavalieri arricchitisi a discapito dei popoli locali.
C'è un'altro aspetto economico importante. La liberazione di Gerusalemme, avrebbe creato enormi entrate economiche, a motivo dell'inizio di massicci pellegrinaggi di fedeli e dalla gestione delle rotte commerciali, che avrebbe permesso ai cristiani di giungere, per lo più incolumi, verso il Santo Sepolcro.
E la Chiesa continua ad affermare che la creazione di un corpo "speciale" come quello dei Templari, venne creato con il solo scopo di proteggere il cammino dei pellegrini in Terra Santa!
Peccato che nessuno voglia spiegarci come mai, per i primi nove anni di dominio della Terra Santa, tali onorevoli ed onorati cavalieri, rimasero in nove!!!!
Silas
UNA BEATIFICAZIONE SCANDALO

Con la creazione dello "Stato Indipendente della Croatia", grazie all'invasione delle truppe tedesche del Reich, ed il supporto di quelle italiane, i balcani vedono l'improvviso instaurarsi di una dittatura voluta dallo stesso Fuhrer. A capo di tale Stato fantoccio venne posto un militare di particolare crudeltà, accusato di innumerevoli crimini di guerra, e scampato al necessario processo, e alla inevitabile condanna, grazie all'aiuto, in particolare del Vaticano: tale criminale si chiamava Ante Pavelic.
Si tratta di una storia nascosta, repressa e, purtroppo, poco conosciuta, dove i protagonisti principali sono il Vaticano, nella figura dell'allora pontefice Papa Pio XII, del cardinale Siri e del cardinale Montini (futuro Papa Paolo VI); di religiosi come Alexjuis Vicktor Stepinac, arcivescovo di Zagabria, Monsignor Draganovic, inviato a Roma dal governo croato ustascia, ed esso stesso ex colonnello ustascia; di nazisti come il dottor Mengele, Eichman, Priebke ed altri gerarchi nazisti.
Tutti questi personaggi, implicati nel massacro di centinaia di migliaia di innocenti, nell'Europa devastata dal II conflitto mondiale, riuscirono a sfuggire alla giustizia grazie alla famosa "RATLINE", la linea dei topi messa in atto dal Vaticano, non senza l'aiuto di altri protagonisti di rilievo (gli stessi servizi segreti americani ed inglesi, ed alcune organizzazioni religiose).
Monsignor Stepinac, che all'instaurarsi del governo comunista del maresciallo Tito, venne arrestato ed incriminato di orrendi crimini di guerra, non negò mai il suo appoggio al regime nazista croato. Giunse a dire, nel 1942, che "Hitler era un inviato di Dio". Gli stessi nazisti tedeschi, per le atrocità compiute nei confronti di circa 600.000 serbi ortodossi, ebrei e zingari, dovettero mettere un freno ai massacri dei ferventi ustascia.
La cosa che lascia perplesso chiunque si avvicini a questa parte di storia contemporanea, è con quale criterio e quale presupposto, Papa Pio XII, nel 1953, nominò Stepinac cardinale, proprio mentre si trovava in galera per i crimini sopra accennati.
La questione ancora più incomprensibile è che, la Domenica del 04 Ottobre 1998, a Spalato, Papa Giovanni Paolo II procedette alla beatificazione di Stepinac. Wojtila premiò quelli che secondo lui e l'intero Vaticano erano dei meriti!
Bibliografia:
tratto da "Umanità Nuova", pubblicato all'indomani della beatificazione di Stepinac
NOMI LEGATI TRISTEMENTE ALLA CHIESA E ALLE ATROCITA' DEL SECONDO CONFLITTO MONDIALE

I nazisti:
Gli ustascia:
I preti:
La Chiesa è sempre prodiga di parole, sermoni, ammonimenti, consigli non richiesti, invettive, ordini e direttive. Una Chiesa ciarliera insomma!!
Quando però c'è da dare qualche spiegazione su eventi di una certa importanza, su accadimenti di particolare rilievo, il mutismo ed il vittimismo divengono le parole d'ordine.
Perchè il Vaticano non ci spiega chi erano i personaggi sopra elencati e cosa hanno combinato?
Bibliografia:
- Ratlines
di Mark Aarons e John Loftus
PAPA URBANO II: L’IDEATORE DEL GENOCIDIO IN TERRA SANTA
Nel lontano 1095, al termine del Concilio ecclesiastico tenutosi a Clermont, Papa Urbano II fece un discorso alla folla, che per l’occasione si era raccolta nella cittadina. Si trattò di un richiamo alla fede cristiana e cattolica, alla necessità di dover abbracciare
Un appello accorato ad un “pellegrinaggio armato”, rivolto essenzialmente a quegli uomini d’arme che imperversavano per la nascente Europa, al soldo ora di un signorotto, ora di un altro nobile, e provocando delle lotte intestine, capaci di portare alla completa distruzione di interi villaggi.
Urbano II promise la remissione completa dei peccati, ed altri favori, a tutti coloro che avessero abbracciato la causa cristiana, e si fossero recati in Terra Santa a sostegno dei confratelli che soffrivano per mano dei Turchi selgiuchidi, gli stessi che minacciavano prepotentemente le frontiere dell’Impero di Bisanzio.
Si sparse la voce dei massacri perpetrati in nome della fede da parte dei “cani infedeli”, dove né uomini, tanto meno donne di fede cristiana venivano risparmiati a causa del proprio amore per Cristo.
La risonanza data a tale pontificio appello fu a dir poco enorme. Molti furono i nobili ed i cavalieri secolari che abbracciarono
La storia ufficiale riporta date e fatti importanti, ma come accade sempre quando di mezzo c’è il potere ecclesiastico, non tutta la verità viene fuori.
Urbano II, pontefice di origini francesi, fu abile a cogliere un’occasione imperdibile per ottener vantaggio da una situazione piuttosto complessa, nel mezzo della quale la stessa Chiesa navigava a stento ormai da quasi un secolo.
Roma doveva affrontare lo Scisma dalla Chiesa di Bisanzio, una frattura all’interno del potere ecclesiastico che Urbano II cercò di risanare andando in soccorso dei Comneno contro i turchi selgiuchidi, che premevano alle frontiere dell’Impero bizantino, ponendosi come capo spirituale della missione nascente, che se di religioso aveva ben poco.
E’ facile immaginare come coloro che risposero “all’appello” del pontefice fossero della stessa nazionalità dello stesso Urbano II: la nascente Francia forniva la maggior parte delle armate, il maggior numero di nobili (Borgogna, Champagne, Provenza ed altre zone ancora), e colui che, pur rifiutando, venne nominato primo re di Gerusalemme nell’estate del 1099, Goffredo di Buglione.
Il pontefice, coinvolgendo la cavalleria secolare nella spedizione in Terra Santa, riuscì ad allontanare dalle terre continentali il principale strumento nobiliare di conquista, vendetta e distruzione. I villaggi che, nelle faide tra signorotti, venivano devastati o, addirittura, rasi al suolo, non producevano più alcuna entrata per
C’è anche da ricordare che la sola idea, per guerrieri abili, come molti mercenari europei, di combattere, non tanto per la cristianità, ma per un bottino personale, richiamò l’attenzione anche dei cavalieri più recalcitranti alla missione in Terra Santa: il saccheggiò e la possibilità di impossessarsi di nuove terre non era certo cosa da poco, per uomini pronti a schierarsi dalla parte del migliore offerente.
Valida dimostrazione fu la tragica Crociata intrapresa da Pietro l’Eremita che, ancor prima di giungere in Medio Oriente, si dedicò senza misura al saccheggiò e alla distruzione di interi villaggi, anche di fede cattolica. Al primo contatto con i turchi selgiuchidi vennero annientati.
Urbano II con “l’invenzione” della I Crociata riuscì a distogliere l’attenzione da tutte quelle nefandezze che ormai parevano abbarbicate alle mura vaticane: la vendita delle indulgenze, la simonia, era ormai diffusa in tutta Europa, ed i sovrani ed i nobili iniziavano a borbottare in maniera sempre più rumorosa; c’era poi il cattivo esempio che gli alti prelati di Roma davano al mondo cristiano, vivendo nella più sfarzosa opulenza, nella lascivia, nel vizio e nell’oscenità.
La conquista di Gerusalemme avrebbe rappresentato un grande deterrente nei confronti di tutto ciò che
Si sarebbe trattato di impossessarsi, a discapito degli infedeli, della città del Cristo Gesù, la città del Santo Sepolcro.
Peccato che Urbano II, nel suo discorso di Clermont, fece cenno chiaramente alle oppressioni che i cristiani della Terra Santa dovevano soffrire ad opera dell’oppressore musulmano. La verità era che, tranne un breve periodo di dominio fatimida su Gerusalemme, i cristiani erano liberi di poter seguire il proprio pellegrinaggio in Terra Santa, dove musulmani, ebrei e cristiani potevano pregare nella stessa città senza alcun impedimento.
La conquista di Gerusalemme del 1099 provocò il massacro completo degli abitanti della Città Santa, dove non ci fu distinzione di fede, razza, sesso ed età. Migliaia di persone persero la vita.
Ma il paradosso di tutta questa poco edificante situazione fu che Urbano II non ricevette mai la notizia della conquista di Gerusalemme: morì alcuni mesi dopo tale storico e macabro evento.
Bibliografia:
- J. Riley – Smith: “The First Crusaders”
- A. Demurger: “I Cavalieri di Cristo"
- K. Laider: “ Il segreto dell’Ordine del Tempio
- W. Mann: “Il segreto dei Cavalieri Templari”
UN POPOLO SENZA UNA VERA IDENTITA’

La nostra penisola, nella storia del vecchio continente, è sempre stata terra di conquista. Molti dominazioni si sono susseguite in zone o regioni della nostra amata Italia.
Ma la presenza più impensabile, la dominazione più assurda, è stata quella del popolo ecclesiastico, tanto da dare vita allo Stato Pontificio.
Per lungo tempo il centro Italia è stato nelle mani delle truppe pontificie, il cui comandante in capo era niente meno che il rappresentante di Dio in terra: il Papa.
Ma un altro popolo, con il quale neanche tutt’ora riusciamo ad avere un rapporto di vera cordialità, fu molto vicino ai vari pontefici che si susseguirono sul soglio di Pietro: i francesi.
I transalpini, come nessun altro popolo nella storia del vecchio continente, sono sempre stati strenui difensori del potere temporale della Chiesa romana. Il legame era a doppia mandata, con reciproci benefici: per lo Stato Vaticano, che otteneva un alleato di tutto rispetto, e delle truppe di appoggio nelle proprie dominazioni; per i francesi, capaci di sfruttare il potere spirituale della Chiesa, e poter fare i propri comodi in terra straniera, sotto la protezione intimidatoria dello stesso Papa (la paura di una scomunica era talmente forte da frenare qualsiasi contenzioso riguardasse francesi o papalini!).
Una forte alleanza, ancor prima che truppe francesi si stanziassero in terra pontificia, fu quella che condusse alla campagna di sterminio dei Catari. Le terre del sud della “Francia” vennero cosparse del sangue di centinaia di migliaia di innocenti, senza distinzione di sesso, età e fede:
“Comandante, come facciamo a distinguere gli eretici (catari) dalle altre persone?”
“Uccideteli tutti, sarà Dio a riconoscere i suoi!”
Questa frase rappresenta in pieno il sodalizio che si venne a stabilire progressivamente tra “francesi e papalini”. Niente pietà, nessuna compassione di fronte agli interessi del Papa e della Chiesa cattolica romana.
Il genocidio dei Catari avvenne solo perché questi ultimi risultavano colpevoli di pensarla diversamente dal dogmatismo di Roma, e si “presero la libertà” di far notare la lascivia e l’opulenza che regnava nel cuore della Chiesa cattolica.
I francesi, in tale massacro inumano, ebbero un ruolo fondamentale, e non solo perché avvenne in terra di Provenza, ma anche e soprattutto perché, il maggiore impegno economico e militare fu proprio a carico del nascente stato transalpino.
Secondo la tradizione storica, sebbene la stirpe Merovingia fosse per metà di origini “francesi” (la stirpe che discendeva in linea diretta da quella di Gesù e della Maddalena!), venne comunque estirpata, come sorprendersi, dagli stessi “francesi”; da un personaggio di nome Pipino il Breve, che dette i natali alla dinastia Carolingia, con Carlo Martello ed il ben noto Carlo Magno…….ma con quanta infamia raggiunsero la notorietà tali individui!!!
Nel famoso episodio storico dello “schiaffo di Anagni”, tanto per cambiare, c’erano di mezzo i “francesi”, sempre con l’appoggio di una parte religiosa importante: la famiglia Colonna, che ambiva al soglio pontificio.
Come non ricordare i “Poveri Cavalieri di Cristo e del Tempio di Salomone”, più notoriamente chiamati Cavalieri Templari.
Risulta quasi superfluo dire come il re Augusto il bello, Nogaret ed in particolar modo, il pontefice che dette il via alla “cattività Avignonese”, Papa Clemente V, massacrarono, per interessi politici ed economici, dopo averli spremuti come agrumi, l’Ordine dei Templari.
La cosa che ha del paradossale è che in questi ultimi anni si sta vivendo un magro, quanto misero tentativo di riabilitare la figura “pupesca” di Clemente V, affermando che il Tempio venne distrutto solo dal re francese, quasi all’insaputa dell’allora pontefice. La pergamena di Chinon è del tutto paradossale, trascurando il legame esistente tra Clemente V e Filippo IV il bello, nelle loro oscure macchinazioni, mediante il gravissimo fatto del trasferimento, per oltre un secolo, della sede pontificia, da Roma ad Avignone
Eppure Napoleone Bonaparte sembrò dimenticarsi di tutto il retroscena esistente tra il suo popolo e quello papalino: prese possesso dell’intero archivio Vaticano, e lo trasferì in Francia. Tutti i documenti che
Quello che fece ritorno, parecchi anni dopo, nella Biblioteca Vaticana, non era però l’intero Archivio trafugato dallo stesso Napoleone; molto di quel materiale non ha più visto le mura invalicabili dello Stato pontificio.
Quanti misteri
700 ANNI FA : L’ALBA DI VENERDI 13 OTTOBRE DEL 1307 !
“La leggenda del complotto ordito dal re di Francia complice una Chiesa supina ed interessata contro i Templari fu ampiamente sfatata sei anni fa dalle ricerche di una storica italiana, Barbara Frale, che inequivocabilmente mostrano quanto il Pontefice abbia fatto per salvare i Cavalieri dai rapaci artigli di Filippo il Bello. Ma in un mondo dove best – sellers, ciarlatani e pseudo – storici new age la fanno da padroni, la verità storica fatica non poco a farsi sentire…”
di Mariano Bizzarri
Università
“
La spiegazione è molto semplice: Barbara Frale, oltre ad essere una storica è, soprattutto, ufficiale dell’Archivio Segreto del Vaticano.
Appare evidente come Barbara Frale abbia avuto l’esclusiva su un documento storico, patrimonio dell’umanità. La pubblicazione, se l’informazione è reale, avverrà con oltre 6 anni di ritardo, rispetto al relativo ritrovamento. Forse i controlli ecclesiastici sono così lunghi ed indaginosi? Si tratta, comunque, di una storia trita e ritrita, di cui spero di non essere il solo ad esserne stufo. La stessa reticenza c’è stata e c’è tuttora (molto è il materiale ancora non reso pubblico!) con il materiale della biblioteca di Nag Hammadi, con i Rotoli del Mar Morto (Qumran), e ci sono voluti 30 anni prima della pubblicazione del Vangelo di Giuda.
Sono veramente indignato per l’atteggiamento che
C’è da dire che quanto affermato da Barbara Frale e da Mariano Bizzarri, recensore della collega, non può essere considerato attendibile fino a quando anche altri eminenti studiosi non esprimano la propria opinione in merito.
Leggendo quanto Bizzarri dice in merito al testo della Frale e, soprattutto, alla “Pergamena di Chinon”, traspare palesemente la vicinanza all’ambiente Vaticano.
Sul materiale sul quale mi sono potuto documentare non c’è proprio niente da essere entusiasti per la riabilitazione di un pontefice, che in realtà non ha fatto niente di quanto “gridato” ai quattro venti, dagli ambienti vicini alla Curia romana.
Tale documento inedito riporterebbe l’innocenza di Papa Clemente V (1305 – 1314) nella distruzione dei Templari. Se bisogna trovare un vero e proprio colpevole, questo è sicuramente il re di Francia Filippo il Bello. Quest’uomo avido e senza scrupoli ha fatto l’impossibile per far scomparire dalla faccia della terra i Cavalieri Templari, cercando di impadronirsi del loro “famoso” tesoro.
Nella “Pergamena di Chinon” sembra siano riportate le indagini pontificie effettuate dai commissari inviati dallo stesso Clemente V a Poiteirs nel 1308. Il Papa, ormai ostaggio francese ad Avignone, sotto la minaccia di uno scisma contro
Nel 1312 nel Concilio di Vienne il Papa emise la bolla “Vox in eccelso”, nella quale dichiarava l’Ordine esente dall’accusa di eresia, ma essendosi macchiato di infamia, tollerando un rituale di iniziazione non ortodosso, ne sanciva lo scioglimento, eliminando a tutti gli effetti i vantaggi della prelatura personale papale.
Sebbene Clemente V si fosse reso conto che i Templari non fossero assolutamente degli eretici, e che le numerose accuse, portate avanti dal re di Francia, fossero totalmente fasulle ed estorte con la tortura, non fece niente per impedire il massacro di un Ordine cavalleresco che aveva sempre servito con onore e dignità il papato, anche in momenti non particolarmente esaltanti per
Clemente V, schiavo del suo stesso potere e di colui dal quale aveva ricevuto tale carica, si limitò ad assolvere i “peccati” dei Templari, riconducendoli alla comunione cristiana: vennero perdonati.
Nessuno però mosse un dito per salvare l’Ordine, primo tra tutti il Papa: Jacques de Molay, ultimo Gran Maestro del Tempio, insieme al suo fidato compagno Geoffroy de Charny, Precettore di Normandia, vennero arsi vivi nel 1314.
Tutto questo non sembra proprio riabilitare la figura di Papa Clemente V!
Riferimenti bibliografici:
- A. Demurger: “I Cavalieri di Cristo”
- K. Laider: “ Il segreto dell’Ordine del Tempio”
- W. Mann: “Il segreto dei Cavalieri Templari”
- P.P. Read: “La vera storia dei Templari
- B. Frale: “I Templari”
- P. Partner: “I Templari”
- M. Bauer: “Il mistero dei Templari”
I MISSIONARI ED IL NUOVO CONTINENTE

La colonizzazione e la cristianizzazione forzata portarono gli indios non solo alla morte fisica, ma anche a quella morale.
Le deportazioni di massa ebbero degli effetti devastanti sui popoli nativi. I conquistadores, con l’ausilio di preti, riuscivano a convincere gli indigeni che tali spostamenti avvenivano per condurli in una Terra Promessa.
I preti, senza il minimo scrupolo di “coscienza”, imbevevano di false credenze e di ideali di libertà e felicità popoli che non conoscevano la realtà della natura umana, e di cosa fosse capace un uomo pur raggiungere il proprio obiettivo di ricchezza e potere.
Solo quando si rendevano conto di essere stati ingannati, gli indios, ormai ridotti alla totale schiavitù, si suicidavano o si lasciavano morire di fame, rifiutando qualsiasi tipo di cibo.
Non venivano più procreati bambini, onde evitargli una vita di schiavitù. La fame e la fatica erano le uniche compagne della vita della maggior parte delle famiglie indios.
I neonati, con le donne prive di latte, morivano nei primi mesi di vita. A Cuba, in tre mesi, morirono circa 7000 bambini. Altre madri affogavano la propria prole per disperazione, ed alcune, rimaste casualmente incinte, usavano particolari erbe per poter abortire.
“Si tratta di un assassinio economico e i colonizzatori ne portano tutta intera la responsabilità”.
Ci furono missionari che benedirono massacri e stragi di innocenti, colpevoli solo di vivere pacificamente su terre ritenute ricche di tesori, ed i reali di Spagna, per completare il quadro, istituirono dei tribunali dell’Inquisizione, dedicati specificatamente per gli indios.
Non tutti i missionari approvarono la politica dei conquistadores: uno tra i più famosi membri della Chiesa che denunciarono le atrocità, gli abusi ed i massacri, commessi in nome di chissà quale Dio, fu il vescovo Bartolomè De Las Casas.
Cercò di far capire al governo spagnolo e all’intero “mondo civile” che i continui eccidi perpetrati dai colonizzatori, avrebbero condotto, come avvenne nella realtà, allo spopolamento del nuovo continente.
La soluzione dei conquistadores, alla quale
Riferimenti bibliografici:
- Tzvetan Todorov: “La conquista dell’America. Il problema dell’altro”
- David Stannard: “Olocausto americano: la conquista del nuovo mondo”
- T. Todorov, G. Baudat: “Racconti aztechi della conquista”
PARTE II
La conquista del Nuovo Continente, ad opera di persone senza scrupoli e votate alla distruzione indiscriminata, oltre all’appoggio incondizionato della Chiesa cattolica, aveva una base, per così dire, “legale”: il REQUERIMIENTO.
Si trattava di un documento che i conquistadores leggevano, rigorosamente in spagnolo, a coloro che stavano per essere sottomessi, prima dei massacri sommari.
La figura centrale di questo documento, paradossalmente, era Cristo, considerato “capo della stirpe umana”. Gesù donò il potere a Pietro (e anche qui ci sarebbe da discutere!), e questi ai suoi successori: i vescovi di Roma. Uno di questi pontefici, il ben noto Alessandro VI Borgia, donò il continente americano agli spagnoli, dichiarati quindi “legittimi dominatori”.
Le conseguenze furono tragiche, in termini di vite umane, di sviluppo economico e sociale!!
“Con ciò garantisco e giuro che, con l’aiuto di Dio e con la nostra forza, penetreremo nella vostra terra e condurremo guerra contro di voi…per sottomettervi al giogo e al potere della Santa Chiesa…infliggendovi ogni danno possibile e di cui siamo capaci, come si conviene a vassalli ostinati e ribelli che non riconoscono il loro Signore e non vogliono ubbidire, bensì a lui contrapporsi…” (tratto dal documento “Requerimiento”)
Le testimonianze degli storici, i racconti dell’epoca ed i documenti ufficiali relativi alla conquista del nuovo mondo, narrano di eventi di inaudita ferocia e crudeltà, dove il rispetto per gli esseri umani, uomini, donne o bambini che fossero, era inesistente. Solo l’accecante brama di conquista, ricchezza e potere spingeva i colonizzatori a degli atti efferati, dei veri e propri “crimini contro l’umanità”.
“Agli spagnoli piacque escogitare ogni sorta di inaudita atrocità…Costruirono pure larghe forche, in modo tale che i piedi toccassero appena il terreno (onde evitare il soffocamento), ed appesero – ad onore del redentore e dei dodici apostoli – ad ognuna di esse, gruppi di tredici indios, mettendovi sotto legna e braci e bruciandoli vivi” (tratto da una testimonianza dell’epoca – in bibliografia).

In altre situazioni gli spagnoli inventarono altre “piacevolezze”:
“Spesso staccavano ad uno un braccio, ad altri una gamba o una coscia, per troncare di colpo la testa a qualcun altro, non diversamente da un macellaio che squarta le pecore per il marcato”
Vasco de Balboa ne fece sbranare quaranta dai cani affamati!!
Spesso e volentieri le uccisioni degli indios non erano che un atto di pura ed immotivata crudeltà:
“Alcuni ‘cristiani’ incontrarono un’indiana con un neonato tra le braccia, a cui stava dando il latte; il cane che li accompagnava era affamato. Questi ‘uomini’ strapparono il bambino dalle braccia della madre e lo gettarono vivo in pasto al cane che, sotto i suoi occhi, lo fece a pezzi. Altre volte, se capitava che un neonato piangesse, gli stessi ‘cristiani’, prendevano la piccola creatura per le gambe e lo sbattevano contro le rocce”
Le atrocità commesse dalla “civiltà” colonizzatrice degli spagnoli sembravano essere la risultante dello sfogo ad ogni più macabra fantasia. Agli indios venivano amputate mani, piedi, naso, orecchie, genitali, mammelle, lingua.
Ad un enorme albero, sui cui rami erano state impiccate un gran numero di indiane, lo scempio era stato completato appendendo alle loro caviglie, per la gola, i loro figli piccoli.
La storia ci insegna, al di là di ogni possibile controversia, che questa è stata la civiltà portata dai colonizzatori, i famosi conquistadores.

Riferimenti bibliografici:
- Tzvetan Todorov: “La conquista dell’America. Il problema dell’altro”
- David Stannard: “Olocausto americano: la conquista del nuovo mondo”
- T. Todorov, G. Baudat: “Racconti aztechi della conquista”


Agli inizi dell’XI secolo Pier Damiani affermò, non senza giustificato orgoglio, che i santi sono disposti a sacrificare la propria vita per la fede, ma non uccidono gli eretici.
Nel 1162, Papa Alessandro III, valutando il caso di alcuni catari, dichiarò, con estrema semplicità, che “era meglio perdonare il colpevole, piuttosto che togliere la vita all’innocente”.
Purtroppo la storia ha ampiamente contraddetto questi due personaggi: il percorso propugno non è stato mai seguito, in particolare durante il periodo più buio del Medioevo.
Pochi individui illuminati non potevano riuscire nell’impresa di penetrare nella profonda oscurità di quei secoli successivi all’anno mille, secoli di terrore, follia e morte.
Proprio Papa Alessandro III, durante il suo “mandato” sul soglio pontificio, dette indicazioni, come conseguenza del Concilio Laterano III, direttamente ai vescovi, di indagare sugli eretici, anche sulla base del solo “sospetto”. Tale decisione fu il primo passo verso la creazione della “Santa Inquisizione”!
La storia non potrà mai smettere di indicare la figura di Papa Innocenzo III come colui che indisse
La caccia ai càtari, fu una persecuzione senza tregua, dove non vennero risparmiati vecchi, donne e bambini.
Come se tutto ciò non fosse sufficiente, Papa Innocenzo III, con i decreti del 1199, Licet heli, e del 1206, Qualiter et quando, stabilì che l’accusa d eresia poteva essere formalizzata anche sulla sola base della “fama pubblica” (erano sufficienti le voci che correvano sul conto delle varie persone).
Anche Papa Gregorio IX ebbe un ruolo di primo piano nel massacro indiscriminato dei “presunti” eretici, creando un clima surreale, dove tutti, pur di salvare la pelle, accusavano tutti.
Tale pontefice tolse il potere di indagare sugli eretici ai vescovi, ed istituì un’organizzazione speciale della Chiesa cattolica, denominata “Santa” Inquisizione. Nata nel 1233, tale organismo persecutorio (ancora vivo e vegeto oggi, anno 2007, con un nome diverso: Congregazione per
L’attività inquisitoria fu capillare e scrupolosa, lavorando alacremente nel massacro degli ultimi catari. Le ultime roccaforti di tale “eresia” furono la rocca di Montsegur (1244) e la città di Queribus (1255).
Da questo periodo la “Santa” Inquisizione divenne a tutti gli effetti un vero e proprio corpo di polizia della Chiesa cattolica romana, comandata dal pontefice in persona.
Il quadro disarmante, e terrificante allo stesso tempo, divenne completo con Papa Innocenzo IV, che deliberò ed autorizzò ufficialmente il ricorso alla tortura per “promuovere l’opera di fede in modo più veritiero”.
Bonifacio VIII dichiarò “…che nel processo inquisitorio contro la malvagità eretica, si possa procedere in modo semplice ed extra-giudiziario, al di fuori del fracasso degli avvocati e dalla procedura giudiziaria”
I processi rimasero sempre una stretta prerogativa dell’ordine ecclesiastico, e furono sempre dei processi sommari, dove l’accusato non poteva sapere chi l’accusava, per cosa era accusato e, soprattutto, la condanna veniva comminata senza la possibilità di difendersi.
Federico Barbarossa dichiarò fuorilegge gli eretici nel 1184, e nel 1197 Pietro d’Aragona li condannò al rogo.
L’imperatore Federico II emanò una serie di editti, tra il 1220 ed il 1239, con i quali condannava gli eretici alla confisca dei beni, all’esilio, alla prigione a vita ed infine al rogo.
In Inghilterra, la pena del rogo, venne approvata nel 1401 con l’editto “De haeretico comburendo”.
La “Santa” Inquisizione ebbe il suo massimo “fulgore” verso la metà del ‘300, sviluppandosi, in maniera capillare, soprattutto in alcuni paesi europei, da sempre considerati devoti all’ordine pontificio e difensori del cristianesimo (Spagna, Francia, Germania).
Riferimenti bibliografici:
- Vanna De Angelis: “Le streghe – roghi, processi, riti e pozioni”
- David C. Murray: “I percorsi delle eresie”
- Italo Mereu: “Storia dell’intolleranza in europa”
- N.Benazzi, M. D’Amico: “Il libro nero dell’Inquisizione
- G. G. Merlo: “Eretici ed eresie medievali”
Durante le ricerche effettuate in merito alle vere origini del cristianesimo e alla storia della Chiesa cattolica, lo studioso si imbatte spesso in storie di “ordinaria follia”. Quello che i testi di storia riportano, e cercano di insegnare agli studenti, sono solo notizie frammentarie, per lo più redatte dai consueti vincitori. Il vero problema è che tutto quello che si cela sotto questa pseudo – verità, è in realtà la parte più autentica e consistente del nostro retroterra storico. Sebbene l’omertà sia un vizio piuttosto diffuso, spesso, una voce fuori dal coro, riesce a destabilizzare tutto il costrutto teorico di secoli di verità celate.
Dopo che Cristoforo Colombo, nel 1492, fece la scoperta del nuovo continente, l’evoluzione storica dell’Europa ebbe un’improvvisa svolta: la brama di conquista, di nuove terre, di tesori nascosti, fece presa sulla maggioranza delle più importanti figure dell’epoca, Papa compreso.
Fu proprio il pontefice Alessandro VI Borgia che, con la bolla “Inter Caetera”, suddivise l’intero globo tra le principali potenze coloniali europee (principalmente spagnoli e portoghesi).
Ed è proprio dalla fine del XV secolo che iniziarono i guai per i popoli dell’America Latina. Lo stesso Cristoforo Colombo (come ci riferiscono cronisti dell’epoca) sognava di poter armare una nuova crociata in Terra Santa con l’oro “delle Indie”. C’è anche da dire che, quando lo stesso Colombo sbarcò a Cuba, i suoi abitanti erano circa otto milioni. Quattro anni dopo, grazie alla politica colonialistica europea, avallata e benedetta dai pontefici di turno, la popolazione dell’isola caraibica era scesa a poco meno della metà.
L’opera di conquista e sfruttamento del nuovo continente passava attraverso lo sterminio indiscriminato delle popolazioni autoctone, condotta dai conquistadores, sotto l’egida dei reali di Spagna e della fede cattolica. Tali condottieri avevano sempre al loro fianco dei “bravi sacerdoti”.
Hernando Cortez, Francisco Pizarro, Hernando De Soto, Pedro De Alvarado e molti molti altri, forti della schiacciante superiorità tecnologica e militare di cui erano in possesso, annientarono fiorenti civiltà come quella Maya, quella Inca e quella Azteca. Tale evento passò attraverso lo sterminio di milioni di persone.
Nei “Racconti aztechi della conquista”, raccolti da dei francescani, viene esplicitamente espresso che, sin dall’inizio, il massacro dei nativi americani, fu “benedetto da Dio”. Lo stesso Cortés era appoggiato dallo Stato pontificio: “questa era la volontà del Papa che aveva dato il suo assenso alla loro venuta”.
La conquista auspicata da Dio, e agita dai vari conquistadores, come detto poco prima, portò ad un vero e proprio genocidio: in Messico, in poco più di un secolo (1520 – metà del ‘600), la popolazione passò da 12 milioni di abitanti, a meno di un milione e trecentomila persone (il 90% della popolazione era stato sterminato); agli inizi del ‘500 i nativi del continente centro – sud americano erano all’incirca 70 milioni di persone. Alla metà del ‘600 erano ridotti a 7 milioni.
I racconti sulle atrocità dei conquistadores ci sono pervenuti grazie all’opera di alcuni missionari, anche se alle volte erano gli stessi “massacratori” che inviavano ai propri reggenti, dei resoconti dettagliati sulle procedure adottate: e nessuno ebbe mai a lamentarsi, né i reali di Spagna, tanto meno lo Stato Pontificio.
Le atrocità perpetrate contro gli indios sono state qualcosa di talmente crudele ed inumano che risulta difficile anche solo immaginare come un uomo possa compiere certi gesti con una tale efferatezza, senza subire alcuna condanna da parte della gerarchia ecclesiastica, e senza dover rispondere ad alcun tribunale costituito.
Continua…
Riferimenti bibliografici:
- J. Fo, S. Tomat, L. Malucelli: “Il libro nero del cristianesimo”
- Tzvetan Todorov: “La conquista dell’America. Il problema dell’ “altro”
- David E. Standard: “Olocausto americano: la conquista del nuovo mondo”
- T. Todorov, G. Baudot: “Racconti aztechi della conquista”
- Charles Fair: “Storia della stupidità militare”