LA VERITA' TRA I RAMI DI ULIVO

Le origini del cristianesimo, sacre scritture, storia della Chiesa cattolica, l'Inquisizione, i Templari, le Crociate, il Vaticano e la Curia romana, crimini religiosi, verità scomode e nascoste, storia del papato, i Vangeli, Qumran e Nag Hammadi.

TUTTO CIO' CHE VIENE RIPORTATO IN QUESTO BLOG E' SUPPORTATO DA TESTI, ARTICOLI, DOCUMENTI E TESTIMONIANZE SCRITTE.

CHI SONO

Utente: silas2
07.05.2007 Un ragazzo divenuto uomo inseguendo con passione le sottili tracce della Verità, quella scomoda, imbarazzante, fastidiosa e taciuta....quella che non andrebbe mai raccontata!

In una società così appestata e maleodorante, ci sarà pure qualcosa in cui credere...!

Lo spazio commenti è di tutti coloro che visitano questo blog e hanno voglia di un confronto sereno e costruttivo!



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domenica, 15 febbraio 2009

DAL GIUDAISMO AL CRISTIANESIMO

UN “VIRAGGIO” EPOCALE

 Un'unica fede

 

La crocifissione di Gesù fu uno di quegli eventi capaci di dare una svolta alla storia, così come avvenne con l’annuncio della resurrezione da parte del primo apostolo storico, Maria Maddalena.

Il Gesù ebreo, riformatore di una religione arcaica, dette involontariamente il via ad una predicazione che vide coinvolti popoli vicini e lontani alle terre di Palestina.

A Gerusalemme, nel periodo successivo agli anni 40 d.C., prese forma e si affermò una forma di giudaismo moderato, da molti definito “giudeo – cristianesimo”, rappresentato “dalle tre colonne gerosolimitane”. Si trattava di Giacomo “il Giusto”, fratello di Gesù, da Pietro e da Giovanni. La loro predicazione, pur portando avanti le idee ed i pensieri del Cristo, rimaneva legata alla legge ebraica. La legge promulgata attraverso la Torah era sentita ancora in maniera molto forte, ed i precetti seguiti come fedeli ebraici.

Il solito Saulo di Tarso fu “l’eversore”, colui che, spinto da presunte visioni di Gesù, fu in grado, in circa 20 anno di tempo, di travolgere l’orientamento di una religione. Fu capace di lasciare dei segni talmente forti nei popoli che incontrò, da consentire una lenta quanto inesorabile trasformazione. In alcune sue Lettere è lo stesso Saulo che riferisce di esser costretto a dare spiegazioni “alle tre colonne” di Gerusalemme.

La storia ci dice, però, che il risultato di tali incontri (almeno tre) fu pressoché inesistente. Saulo, divenuto poi santo, fu l’artefice del mancato rispetto, per i nuovi fedeli, di alcune delle regole fondamentali per gli ebrei. La circoncisione venne considerata superflua, se non proprio inutile. Per Saulo, la circoncisione nel corpo poteva essere sostituita da quella ben più importante del cuore, segno di reale redenzione ed adesione alla fede cristiana. Per lo stesso apostolo delle genti, mangiare cibo Kasher, non aveva senso: precetti superati dagli stessi insegnamenti del Cristo. Peccato che lo stesso Gesù rispettasse tutti tali precetti. Nel cristianesimo delle origini il 1° Gennaio, Capodanno, non era tanto la festività per l’inizio dell’anno nuovo, bensì era una festa in memoria della circoncisione di Gesù stesso che, come in tutti i bambini ebrei avveniva all’8° giorno di vita (lasciamo stare il fatto che Gesù non è mai nato il 25 Dicembre, festa romana del Sol Invictus).

Un enorme impulso alla nascita del cristianesimo, come costola sempre più autonoma dell’ebraismo, molti storici lo stabiliscono con una data ben precisa: il 135 d.C.

Quell’anno, dopo quanto era già avvenuto nel 70 con il futuro imperatore Tito e la distruzione del Tempio di Gerusalemme, Roma sconfisse ogni velleità di indipendenza del popolo ebraico, questa volta portata avanti da Simon Bar Kochba, ritenuto, fino alla distruzione totale, il vero Messia che Israele attendeva.

E’ a partire proprio dal 135 che l’antico e solido ramo di Israele vede germogliare tre nuove correnti religiose e politiche: il giudeo – cristianesimo, ben presto cristianesimo; la corrente giudaica dei rabbini; ed un impulso alla nascita della terza grande fede monoteistica, l’islam.

Il cristianesimo assunse la forma di una vera e propria religione, staccandosi dal giudaismo e rinnegandolo fino alla persecuzione, grazie ad un arguto imperatore romano, che in nome di una “presunta nuova fede”, alla quale si convertì solo in punto di morte, riuscì a tenere in piedi,  ma ancora per poco, un Impero ormai all’ultimo giro di boa.

Grazie a Costantino e al Concilio di Nicea del 325 d.C. , il cristianesimo indossò ben altra veste, lasciando gli stracci della fede perseguitata, e dando ai fedeli quella libertà di culto mai posseduta fin ad allora.

 

Bibliografia

-          C.Augias – M. Cacitti: “Inchiesta sul cristianesimo”

-          C.Augias – M. Pesce: “Inchiesta su Gesù”

-          T.Leedom – M. Murdy: “Il libro che la tua chiesa non ti farebbe mai leggere”

-          R.Eisenman: “Codice Gesù”

-          E. Renan: “Gli Apostoli”


sabato, 07 febbraio 2009

VERITA’ STORICHE

LE PAROLE DI UN GRANDE COMPAGNO DI VIAGGIO

 Un'inchiesta storica

“Gesù non ha mai detto di voler fondare una religione, una chiesa, che portassero il suo nome; mai ha detto di dover morire per sanare con il sangue il peccato di Adamo ed Eva, per ristabilire cioè l’alleanza tra Dio e gli uomini; non ha mai detto di essere nato da una vergine che lo aveva concepito per intervento di un dio; mai ha detto di essere unica ed indistinta sostanza con suo Padre, Dio in persona, e con una vaga entità immateriale denominata Spirito. Gesù non ha mai dato al battesimo un particolare valore; non ha istituito alcuna gerarchia ecclesiastica finchè fu in vita; mai ha parlato di precetti, norme, cariche, vestimenti, ordini di successione, liturgie, formule; mai ha pensato di creare una sterminata falange di santi”

 

"Ma allora com’è nato il cristianesimo?"

 

 

Bibliografia

- Corrado Augias – Remo Cacitti:”Inchiesta sul cristianesimo”


mercoledì, 23 luglio 2008

REALTA’ E FINZIONE

 GESU’ IL PRESCELTO

 

 simbolismo giudaico

 

 

L’insegnamento che Gesù ci ha lasciato, durante la sua breve predicazione in Palestina, sembra essersi disperso tra i meandri della storia, spazzato via da interessi tutt’altro che spirituali.

 

In duemila anni di vita, la Chiesa Cattolica romana, è riuscita, praticamente, a sovvertire tutto ciò che realmente apparteneva alla realtà “cristiana”.

 

Il Gesù che ci viene raccontato da chi dovrebbe saperne di più, è qualcosa di fittizio, aleatorio, quasi irreale. Molto di quello che ci viene detto dai membri della Chiesa, Gesù non lo ha mai detto. Parole che “il figlio dell’uomo” non ha mai pronunciato.

 

Gli eventi che accompagnano la predicazione del Messia, non sempre sono corretti, e spesso sono assolutamente artefatti, se non completamente inventati.

 

Un grande aiuto in questo ambito ce lo da un grande studioso come Robert Eisenmann, con alcuni testi di importanza eccezionale sulla vera esistenza di Gesù Cristo. La scoperta di un “uomo divino” molto differente da quello che ci viene propinato dalle autorità ecclesiastiche, è qualcosa che non può entusiasmare chi veramente credere in Gesù, coloro che si ritengono veri cristiani.

 

Il Gesù che emerge da tali studi è prima di tutto un uomo, “il figlio di un uomo”, prescelto dal Dio degli ebrei, come messaggero della “buona novella”, come “salvatore” di un popolo prescelto secoli addietro.

 

Gesù l’ebreo era prima di tutto un uomo del suo tempo, nella Palestina del I secolo, sotto l’occupazione romana.

 

Coloro che sono riusciti a portare alla luce del giorno, nonostante decenni di omertosa negazione (padre De Vaux ne è un esempio lampante!), i Rotoli del Mar Morto (Qumran), la biblioteca di Nag Hammadi, il Vangelo di Giuda e numerosi ulteriori scritti apocrifi e gnostici, hanno permesso di mostrare al mondo intero (popolo cristiano – cattolico) delle verità che, dopo duemila anni di menzogne, risultano piuttosto difficili da digerire.

 

La cosa che lascia interdetti, è che la Chiesa cattolica continua a negare; anzi, in realtà si limita solo a negare, senza degnarsi di dare la benché minima spiegazione ai numerosi dubbi che ormai risultano inevitabili.

 

Perché Gesù non può essersi sposato? E perché non può essersi legato in matrimonio con Maria Maddalena?

Eppure, nell’epoca in cui visse il nostro personaggio, era una grave mancanza per un rabbi non essere sposato.

 

E poi cosa cambierebbe se Gesù fosse stato sposato? La Maddalena è ormai chiaro che non è mai stata una prostituta (al contrario delle parole dell’ambiguo papa Gregorio IX); anzi, proveniva da una famiglia appartenente ad una casta sacerdotale ( il padre era conosciuto come il Giairo, un fariseo moderato!)

 

Perché la Chiesa si ostina a negare che le nozze di Cana siano state, nella realtà storica, le nozze tra Gesù e la Maddalena? Basterebbe osservare alcune tele in mostra al Louvre di Parigi, e approfondire lo studio sulle leggi ebraiche riguardanti il matrimonio.

 

E ancora, perché negare che Gesù non abbia avuto fratelli, quando gli stessi testi biblici, nonostante le varie manipolazioni, affermano tutt’altro?

Nella realtà storica Gesù ha avuto fratelli e sorelle!

 

Se anche Gesù fosse nato per immacolata concezione, quale sarebbe il problema nell’accettare la realtà che Maria ha avuto rapporti con il marito, e che  abbia dato alla luce altri bambini? Giuseppe non è morto giovane: è stato solo fatto sparire dai testi sacri per avvalorare il fatto che Gesù sia stato figlio unico. Inoltre in alcuni passi dei Vangeli (che approfondirò in un articolo dedicato esclusivamente a Giuseppe) tale mistificazione non è riuscita proprio bene, tanto che, dal punto di vista storico, è stata rielaborata la vita dello stesso “padre terreno” di Gesù (e non padre putativo, come ci viene spesso ricordato!)

 

Perché sulla discendenza di Gesù, figli dell’unione tra il Messia e la Maddalena, la Chiesa si limita a negare, e ad aggredire l’eretico attentatore della stabilità cattolica? Abbiamo tutti bisogno di risposte!

 

Perché non può essere preso in considerazione il fatto che Gesù, nel momento in cui venne tirato giù dalla Croce ed avvolto nel sudario, fosse ancora vivo? Un cadavere non perde sangue e liquidi biologici, tanto da segnare in maniera indelebile un panno che gli è stato avvolto attorno all’intero corpo.

 

Perché infangare per duemila anni il personaggio storico di Giuda Sicariota, unico apostolo che, in realtà, aveva compreso chi fosse Gesù Cristo e quale fosse il suo ruolo in terra di Palestina?

 

Molti altri sono i quesiti che meriterebbero una serena risposta da parte della Chiesa romana, ma pur continuando a bussare, non sembra esserci nessuno interessato ad aprire gli occhi di quanti sono alla ricerca della verità.

 

 

Alla Chiesa tutto questo non interessa!

 

Ma io continuo a bussare……

 

 

Bibliografia:

-          Robert Eisenmann: “Giacomo, fratello di Gesù”

-          Robert Eisenmann: “Codice Gesù”

-          Elaine Pagels: “Il Vangelo di Tommaso”

-          National Geografic: “Il Vangelo di Giuda”

-          AA. VV.: “Vangeli Apocrifi”

 


lunedì, 17 settembre 2007

LA VERA FAMIGLIA DEL VERO GESU’

 E LA CHIESA UFFICIALE CHE DICE ?

 

 

 Che dire !!

Quello che si può dire sulla vera famiglia del Cristo è stato in gran parte taciuto dalla Chiesa Romana. Sin dalle origini del cristianesimo i Padri della Chiesa si sono alacremente operati per celare ciò che probabilmente era evidente negli scritti testamentari originali. Nonostante questa continuata opera di mistificazione, non sempre l’evidenza dei fatti è stata celata efficacemente.

L’esegesi biblica, in mani adeguate, è un’arma potentissima, capace anche di far traballare le sedie dove i porporati si sistemano comodamente.

Gesù non era di Nazareth, perché tale città, all’epoca, non esisteva, e la conferma ci viene da vari storici, in primis Giuseppe Flavio. La parola Nazareno è solo una derivazione etimologica dell’omonima città della Galilea (comparsa a partire dal IV secolo d.C.). Non è nemmeno nato a Betlemme durante il censimento romano, perché tale censimento, effettuato da Quirino nel 6 – 7 d.C., trovava Gesù di almeno una decina di anni, ed Erode il Grande sotto terra già da un pezzo. Niente strage degli innocenti e niente fuga in Egitto.

Sorvoliamo sulla fecondazione di Maria da parte dello Spirito Santo. Resta il fatto che la verginità eterna della Madonna è un’invenzione risalente al II secolo d.C.: primo perché la stessa nascita del Messia, scientificamente, non può aver lasciato le “cose” come erano in origine; secondo perché Maria, la madre di Gesù, ha avuto altri tre figli e due figlie da Giuseppe, consumando dei normali rapporti sessuali matrimoniali. La Chiesa può continuare anche a dire che si tratta di cugini, parenti, ma mente consapevole di quello che dice.

Giuseppe, il cosiddetto padre putativo del Cristo o, secondo i punti di vista, il vero padre di sangue, non scompare affatto dai testi canonici. Si tratta solo di un abile camuffamento che ormai ha fatto il suo tempo. Il discendente della stirpe di Davide, viene chiamato con vari nomi, tranne che con quello che, almeno inizialmente, gli apparteneva. Giuseppe, nel Nuovo Testamento, personaggio scomodo per i Padri della Chiesa, perché vero padre dei fratelli del Signore, trova i nomi di Cleofa, Cleopa, Clopas o Alfeo. I nomi di Giacomo, Simone e Giuda, fratelli del Cristo, sono legati sempre tra di loro o con uno dei nomi sopra indicato per il proprio padre carnale.

Gesù veniva realmente chiamato il Nazireo, dalla setta religiosa alla quale apparteneva. E non solo lui: anche i tre fratelli, anche se con intenti differenti. I Nazirei vivevano seguendo la Legge, e molti di questi venivano denominati gli “zelanti della Legge”. Si hanno così Simone lo zelota e Giuda “fratello di Simone”,  il sicario. Solo Giacomo ebbe un ruolo preponderante nella comunità giudaica del tempo: veniva chiamato “il Giusto”, perché con tale nome venivano indicate “le colonne” del popolo ebraico (la prima colonna fu il famoso Noé!). Giacomo è stato recentemente accostato al Maestro di Giustizia della comunità di Qumran. Le analogie tra queste due figure sono tali e tante, che sarà veramente difficile smentire studiosi della statura di R. Eisenman.

Giacomo fu vescovo della Chiesa di Gerusalemme, quella parte di Chiesa in opposizione alla fazione farisaica, dal 40 al 62 d.C. Successore di Gesù nella guida apostolica, sposò il nazireato a vita, il che prevedeva i voti di castità, obbedienza e povertà. Propugnò la conversione del popolo ebraico e non dello straniero o dei gentili (come venivano chiamati allora). La circoncisione, anche se mutata da un’antica tradizione egizia, era un requisito fondamentale per i Nazirei, così come le relative festività e le varie regole.

 

Studi in corso……………

 

Riferimenti bibliografici:

-         R.Eisenman: “Giacomo il fratello di Gesù”

-         Vangeli Apocrifi – Einaudi

-         R. Eisenman: “I misteri di Qumran”

-         E. Pagels: “Vangeli Gnostici”

-         E. Pagels: “Il Vangelo di Tommaso”

-         Il Vangelo di Giuda – National Geografic


sabato, 11 agosto 2007

GESU’ E GLI ESSENI

 LA COMUNITA’ DI QUMRAN


 

 

I Rotoli del Mar Morto 

La città di Qumran, nota tra gli ebrei con il nome di Sekhakah, si affacciava sul Mare di Sale (Yam Hammélek)), a pochi chilometri dalla capitale della Giudea: Gerusalemme, la Città Santa per le tre fedi monoteistiche.

Si tratta di una città di cui non è rimasto quasi niente: solo rovine mal conservate, nonostante l’importanza acquisita dopo il ritrovamento dei relativi Rotoli.

I Testi Sacri cattolici non menzionano la città di Qumran o Sekhakah; viene omesso ogni riferimento ad una località che risultava ubicata troppo vicina a Gerusalemme, per non essere storicamente presa in considerazione.

Le cartine geografiche della Palestina, riferite al I secolo d.C., e riportate sulle versioni ufficiali dei Vangeli della CEI, non segnalano le città di Qumran, Gamala e Masada (vedi articolo del blog del 18 maggio 2007).

Sulle carte geografiche laiche, non sottoposte a censura Vaticana, tutte e tre le città si trovano nel punto dove vennero realmente edificate (Qumran in Giudea; Gamala nel Golan; Masada in Idumea).

Eppure, dopo la scoperta dei Rotoli del Mar Morto, la cittadina di Qumran occupa, nella storia delle origini del cristianesimo, una posizione di particolare rilievo. Solo la gerarchia vaticana si ostina a trascurare e ad omettere quanto emerso dalle numerose caverne attorno alla città della Giudea.

Anzi, gli studi sulle pergamene emerse dal deserto, per troppo tempo sono state, ed in parte lo sono ancora, nelle mani di studiosi strettamente legati ai dettami della Curia Vaticana. Un esempio lampante fu padre De Vaux, adoperatosi in tutte la maniere possibili affinché venisse ostacolata la diffusione di informazioni appartenenti “all’umanità”.

Per il Vaticano, però, le cose incominciano a non essere più facili come un tempo. La grande comunità scientifica internazionale è divenuta un osso duro, anche per l’entourage ecclesiastico.

Adesso abbiamo numerose informazioni su parecchi frammenti e sul Setekh, la Legge della Comunità del Deserto.

Il frammento numero 477 recita: “Se il tuo fratello sbaglia, la prima volta parlagli tu solo, dolcemente ed in segreto. La seconda, se la colpa è grave o recidiva, riprendilo in presenza di testimoni. La terza, in giudizio pubblico, per la dovuta punizione…”

E Matteo, ben oltre 250 anni dopo, scriveva: “Se il tuo fratello ha commesso una mancanza…va e tu, con lui da solo, correggilo…se non t’ascolta, prendi con te una persona o due…e se ricusa ancora di ascoltarvi, dillo alla Chiesa”

Crea un certo clamore emotivo trovare le parole dei Vangeli Canonici in molti dei frammenti trovati nelle vicinanze di Qumran, e scritti circa 200 anni prima della nascita di Gesù…

Sul frammento 302 leggiamo: “…se un uomo possiede uno splendido albero, alto fino al cielo, i cui rami raggiungono i confini della sua terra, ma produce spine…che sia abbattuto”

Di rimando, sempre nel Vangelo di Matteo: “Già la scure è posta alla radice degli alberi. Ogni albero dunque che non da buon frutto, sarà tagliato e gettato nel fuoco”.

Su un altro frammento troviamo: “Signore, tu sei come fondamenta edificate sulla roccia…”

Ed ancora Matteo: “Chiunque ascolta queste mie parole e le mette in pratica, sarà paragonato ad un uomo prudente, che ha fondato la sua casa sulla roccia”

Su un Rotolo, piuttosto malridotto , troviamo: La Yahad (Comunità, ndr) dei Poveri accetta i giorni dell’afflizione, ma sa che sarà salvata…”

Nel Vangelo di Luca leggiamo: “Beati voi, che siete poveri, poiché vostro è il Regno di Dio”

Tale tipo di frammenti di pergamena e di papiro, appartenenti all’immensa biblioteca di Qumran, vennero complessivamente scritti ben prima della nascita di Gesù. I Vangeli di Luca, Matteo e Giovanni, riportano gli stessi concetti, elaborati in maniera differente e spesso male interpretati, rispetto ai famosi Rotoli del Mar Morto. Il Vangelo di Marco, pur essendo il più antico, non è esente da tali somiglianze concettuali, essendo, comunque fonte d’ispirazione per Luca e Matteo.

Tale questione apre una prospettiva importantissima sulla reale vita di Gesù, almeno nel periodo antecedente l’inizio della sua predicazione per la Palestina, quel periodo di cui la Chiesa Cattolica non ha mai voluto parlare.

Dalle caverne di Qumran sta emergendo non solo un enorme numero di frammenti storico – religiosi, ma anche alcune realtà del Gesù storico:

 

Gesù l’Esseno!

 

Riferimenti bibliografici:

-         Giovanni Ibba: “Qumran”

-         Bart D. Ehrman: “Gesù non l’ha mai detto”

-         M. Baigent, R. Leigh: “Il mistero del Mar Morto”

-         H. Bloom: “Gesù e Yahvè”

-         R. Eisenman: “Giacomo, il fratello di Gesù”

-         D. Donnini: “Gesù e i manoscritti del Mar Morto”

-         D. Donnini: “Nuove ipotesi su Gesù”

-         M. Craveri: “I Vangeli apocrifi”

-         L. Morali: “Vangeli gnostici”

-         J. Danielou: “I manoscritti del Mar Morto e le origini del Cristianesimo


postato da: silas2 alle ore 11/08/2007 11:36 | link | commenti (4)
categorie: gesù cristo, esseni, gesù storico, qumran, origini del cristianesimo
giovedì, 09 agosto 2007

IL GESU’ STORICO

E SE GESU’… ?

 

PARTE II


 

 

 

La domanda sulla possibilità che Gesù sia effettivamente sopravvissuto alla crocifissione, se da un lato inquieta le anime più sincere e fa urlare i dogmatici ed il Vaticano, da un’altra parte è capace di impegnare i più grandi e noti studiosi sulle origini del cristianesimo in ricerche sempre più approfondite e meticolose.

La versione delle Sacre Scritture è stata approntata e ratificata nel corso di numerosi Concilii ecumenici, primo tra tutti quello di Nicea del 325 d. C.

La natura divina di Gesù, figlio di Dio, Dio incarnato, non è stata un’identificazione effettuata da persone vicine al Signore, da testimoni diretti, nel periodo della sua presenza in questo mondo. Sono dovuti trascorrere alcuni secoli affinché la Chiesa protocristiana si accordasse, tramite l’opera consolidatrice dei Padri, sull’essenza Divina (Dio incarnato), e sulla costituzione della Santa Trinità (Gesù, Dio e lo Spirito Santo: uno e trino).

Riflettere e approfondire le ricerche sulla “presunta morte” di Gesù sul Golgota  è già di per se indice di eresia. Non è pensabile neanche dubitare di quanto i Vangeli ci raccontano da quasi duemila anni. Sono state numerose le regole dettate dalla Santa Chiesa Romana affinché la persona comune non leggesse la Bibbia. Proibita la lettura, proibito il possesso, proibita la traduzione: la gerarchia ecclesiastica dettava legge su tutto e per tutti. Il contrario era l’eresia e la conseguente condanna (tortura, prigione a vita, esilio, rogo, decapitazione). Non a caso esisteva la “Santa Inquisizione”.

Ma ancora oggi, agli inizi del XXI secolo, parlare o semplicemente discutere sulla veridicità della morte in Croce di Gesù, è capace di scatenare una ridda di minacce, insulti, pesanti contestazioni. I dogmi della Chiesa non vanno toccati, anche se definiti da persone per così dire “normali”.

Gesù morì sulla Croce, come ci narrano i Vangeli, in poco tempo.

Scientificamente, troppo poco tempo.

Ma ad onor del vero, ogni organismo umano reagisce in maniera completamente differente ad “insulti” traumatici o patogeni.

Il Nuovo Testamento ci racconta che, alla morte del Signore, i due ladroni, crocifissi al suo fianco, erano entrambi ancora vivi, tanto che per affrettare il tutto, gli vennero spezzate le gambe.

La veloce morte di Gesù stupì lo stesso Ponzio Pilato, sempre secondo gli scritti canonici, tanto che, lo stesso governatore della Giudea, ne chiese conferma al ben noto soldato romano Lancino. La lancia di tale centurione romano bucò il costato di Gesù, dal quale si narra che fuoriuscì acqua e sangue.

Per Lancino, tale segno era “l’inequivocabile” dimostrazione della “effettiva” morte del condannato.

Dal punto di vista medico – scientifico, la fuoriuscita di liquido (acqua) dal costato, potrebbe esser stata la conseguenza di un versamento pleurico, causato da una certa sofferenza del parenchima polmonare. La presenza del sangue comporta maggiori difficoltà al raggiungimento di una chiara spiegazione scientifica.

Lancino riferisce a Pilato della effettiva morte del “Rex Judeorum”, proprio perché dopo la ferita al costato, era fuoriuscita acqua mista a sangue.

Ma se Gesù fosse stato morto, al momento dell’atto del centurione romano, il sangue sarebbe veramente fuoriuscito? Il sangue non era forse già coagulato? E non sarebbe potuta uscire solo una piccola quantità di sangue liquido ed il resto sotto forma di coaguli più o meno organizzati ? Oppure il sangue, mescolato all’acqua, avrebbe causato la fuoriuscita di un liquido rosato e parzialmente schiumoso, come accade in casi di edema polmonare ?

Sarebbe interessante anche sapere, con precisione, lo spazio intercostale in cui venne inserita la lancia del centurione, per poter capire se la ferita possa realmente aver interessato il polmone (tale da giustificare anche solo parzialmente quanto descritto dai Vangeli), oppure il fegato, raggiungibile attraverso gli spazi intercostali “più bassi” del costato destro (e allora il versamento di liquido non sarebbe potuto avvenire!).

 

Andare avanti con gli studi rimane un imperativo

 per chiunque cerchi quella verità che…!

 

 

Riferimenti bibliografici:

-         T. Egeland: “Il cerchio si chiude”

-         J. D. Tabor: “La dinastia di Gesù”

-         R. Eisenman: “Giacomo, il fratello di Gesù”

-         C. Augias, M. Pesce: “Inchiesta su Gesù”

-         M. Meyer: “I Vangeli gnostici di Gesù”

-         E. Bart: “Gesù non l’ha mai detto”

-         D. Donnini: “Gesù e i manoscritti del Mar Morto”

-         Baigent, Leigh, Lincoln: “L’eredità mesianica”

-         Baigent, Leigh: “Il mistero del Mar Morto”

-         E. Pagels: “I Vangeli gnostici”

-         P. Rodriguez: “Verità e menzogne della Chiesa Cattolica”


postato da: silas2 alle ore 09/08/2007 11:07 | link | commenti
categorie: gesù cristo, gesù storico, verità scomode, origini del cristianesimo
venerdì, 01 giugno 2007

MARIA MADDALENA

SANTA O PROSTITUTA?

PARTE III

 

durante la crocifissione

 

 

Nonostante quanto detto finora, Maria Maddalena ha dovuto attendere il coraggio di papa Paolo VI, che ebbe il coraggio di dire che la Maddalena non era, in realtà una prostituta, e che, le tre donne che identificavano la Maddalena come una grande peccatrice, non erano altro che tre persone distinte.

La Maddalena ha avuto la “sfortuna” di essere una donna, di essere considerata “l’apostola degli apostoli” e di essere in forte contrasto con le idee misogine di Pietro. Nei Vangeli Gnostici c’è un passo in cui la Maddalena confida al Signore di avere paura per la sua stessa vita, tanto era l’odio che Pietro provava nei suoi confronti. Inoltre c’era la difficoltà, dal punto di vista ecclesiastico che il Signore per primo si è manifestato proprio alla sua sposa, intimandola di diffondere la buona novella della sua resurrezione.

Ovviamente, quella che si sarebbe trasformata nella Chiesa Cattolica Romana, non poteva consentire, per l’affermarsi dell’ortodossia canonica, mantenere e confermare tanta importanza ad una donna, in contrapposizione a quelle che era la dottrina “cristiana” di Pietro ed in particolar modo di Paolo di Tarso. Eppure quest’ultimo non aveva neanche conosciuto di persona il nostro Gesù, elevandosi anch’esso ad intimo discepolo del Signore per la sua improvvisa conversione e per le visioni che continuamente “gli venivano inviate” .

Possiamo dire, con estrema certezza, che dopo la morte e la resurrezione di Gesù, nelle terre della Palestina esistevano numerose correnti “cristiane” (seguaci degli insegnamenti del Cristo). Si parla anche di un “cristianesimo” Maddaleno, che sarebbe stato ben diverso da quanto diffuso da Pietro, principalmente a Roma, e da Paolo di Tarso nelle varie province romane. Gli insegnamenti della Maddalena erano basati su quello che Gesù Cristo aveva insegnato nei suoi pochi anni di predicazione, e la stessa cosa fece il fratello minore Giacomo detto il Giusto, che prese il posto, se così possiamo dire, di Gesù nella professione di fede nella Giudea del tempo.

Occorre anche sottolineare che se Gesù fosse vissuto più a lungo non sarebbe sorto nessun cristianesimo; si sarebbe avuto, con molte probabilità, una setta del giudaismo, un po’ come accadde per gli esseni.

Gesù è nato ebreo ed è morto come tale, e non pensava minimamente a creare una nuova religione, intendendo solo riformare il rigido ed arcaico giudaismo farisaico. Nemmeno la Maddalena aveva intenzioni particolari: solo l’apostolo Pietro, sebbene all’inizio fosse piuttosto scettico, e Paolo di Tarso, portarono acqua fresca al mulino di una religione che non aveva alcun fondamento.

La stessa Maddalena predicò la “buona novella” del Signore una volta approdata nel sud della Francia. Come dice la Chiesa Cattolica, quando riesce a parlare della sposa di Cristo nella Provenza del tempo, ella “evangelizzò” gran parte di quella terra, abitata d’altronde da una popolazione prevalentemente di origini semitiche. Ma quello che Lei narrava era attinente alle parole di Gesù, quindi le parole di un ebreo non ortodosso. Lo stesso Lazzaro, amico fraterno del Signore, divenne, dati storici alla mano, il primo vescovo di Marsiglia.

Il 22 luglio di ogni anno viene festeggiata Santa Maria Maddalena, anche se ancora molte persone sono convinte che questa donna sia ancora la peccatrice redenta descritta nei Vangeli e definita tale da uno “sprovveduto” quanto “ignorante” papa Gregorio Magno nel VI secolo.

Le reliquie della Maddalena sono tutt’oggi gelosamente custodite in una teca della chiesa di Sant Maximin, in Provenza. Solo nel periodo corrispondente all’invasione saracena, i resti mortali della donna furono interrati nella chiesa di Sant Baume, per evitare la distruzione di tutto quello che aveva a che fare con la religione del luogo, da parte dell’invasore

Il teschio della Maddalena è racchiuso in una bacheca fatta in oro massiccio, esposta al pubblico come un personaggio fondamentale delle Sacre Scritture.

Riferimenti bibliografici:

- M. Starbird: "Maria Maddalena e il Santo Graal"
- D. Burstein, A. J. Dekeijzer: "L'enigma della Maddalena"
- L. Picknett: " Maria Maddalena"
- E. Pagels: "I Vangeli gnostici"

 


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giovedì, 24 maggio 2007

MARIA MADDALENA

 SANTA O PROSTITUTA?

 

PARTE I

 

 

Sono stati scritti fiumi di parole su una donna che ha avuto la sola colpa di amare, più della sua stessa vita, il Nostro Signore Gesù Cristo.

Maria Maddalena o Maria di Magdala, dalla presunta città di provenienza, viene trascurata con una certa disinvoltura dai testi canonici, quelli che vennero stabiliti arbitrariamente durante il Concilio di Nicea (indetto dall’imperatore romano Costantino). Il nome della Maddalena viene pronunciato quasi a fatica nei passi del Vangelo dove la sua presenza è scontata e dove non si poteva effettuare una adeguata pulizia del testo.

E’ risaputo che la Bibbia è il testo più venduto, più letto (credo!!), ma anche il più manipolato della storia. Quello che è arrivato a noi purtroppo è solo una parte di quanto realmente venne scritto in merito alla storia del nostro Cristo. Tutto ciò che risultava scomodo e sconveniente per l’affermazione di un presunto dogma divino è stato epurato. E questo riguarda in modo particolare Maria Maddalena.

La donna non era stata particolarmente considerata dall’ortodossia della Chiesa Romana. Fu papa Gregorio Magno, che nel VI secolo, in una sua particolare omelia definì, senza mezzi termini, la Maddalena come una prostituta, una meretrice, una donna di malaffare.

La Maddalena rappresenta una delle figure femminili più importanti dei Vangeli canonici. Parecchie notizie emergono anche dalla lettura del Vangelo gnostico di Filippo, celato a noi comuni mortali per più di 2000 anni perché scomodo (in pratica eretico, come qualsiasi cosa che non seguisse le dottrine della Chiesa romana).

La Maddalena fa parte della stretta cerchia degli intimi seguaci di Cristo, seguendolo in tutti i suoi pellegrinaggi attraverso le terre di Palestina. Sembra, secondo ricerche di studiosi del periodo, che fosse una donna benestante, il cui padre, Siro il Giairo, era sacerdote in Galilea. Con una parte dei suoi denari potè “sovvenzionare” la missione del Maestro, insieme alle altre poche donne che facevano parte del gruppo.

Ritengo sia importante sottolineare che una donna nubile non avrebbe, e non gli sarebbe stato mai concesso, stando alla legge della Torah, seguire un gruppo di uomini, anche se in questo caso si trattava del Messia. Inoltre la Maddalena portava sempre i capelli sciolti, come, in una tale evenienza, soltanto le donne sposate potevano fare. In molte delle raffigurazioni artistiche che la riguardano viene sempre rappresentata con dei lunghi capelli, spesso rossi, sciolti lungo le spalle. Volendo fare un paio di esempi basta nominare il grande Leonardo, sia nel cenacolo che in una delle copie della vergine delle rocce.

 

La Maddalena

- La Maddalena del Rossetti (fig. 1)

 

Sono molti gli artisti che avevano a cuore la storia di questa donna, riabilitata soltanto nel XX secolo, nel 1969, da papa Paolo VI. E’ stato lui a rendere definitivamente onore ad una donna che amava ed era amata dal nostro Signore. La cosa incredibile è che ci sono voluti 2 millenni per prendere un pizzico di coraggio e dire: “scusate ci siamo sbagliati!”.

Ma l’ammettere che la Maddalena non sia mai stata una prostituta (anche se la stessa scrittrice Starbird, in alcuni suoi libri di recente pubblicazione, parla di prostituzione sacra) non risolve il problema di questa emblematica figura femminile.

I più recenti studi storici, effettuati da persone di fama mondiale ed imparziali per quanto attiene la materia religiosa, hanno stabilito che sia esistito un grande legame tra la Maddalena e Gesù Cristo. Il tutto confermato da notizie individuabili negli stessi scritti canonici e da altre fonti storiche della patristica: la Maddalena era la sposa del nostro Signore Gesù.

Maria Maddalena nasce da una famiglia appartenente ad una casta sacerdotale, erede di una delle cosiddette 12 tribù d’Israele, quella di Beniamino. Chiamandosi Maria, così come per la madre di Gesù, ricevette una educazione particolare, secondo quelli che erano i dettami della Torah. Fino all’età in cui dovevano impegnarsi in matrimonio, venivano educate ed alloggiate in quello che oggi verrebbe chiamato “convento”; il tutto a protezione di una verginità considerata sacra dalla religione ebraica. All’interno del cosiddetto”convento” vivevano numerosi sacerdoti che, oltre che vegliare sulle giovani ragazze, le istruivano sui fondamenti della Torah in attesa che un giovane pretendente, prendesse come sua legittima sposa una delle ragazze.

In un certo momento della vita della giovane, questa quindi  lasciava il luogo dove era stata educata ed, in definitiva, cresciuta, grazie al consenso dei sette sacerdoti che si erano presi cura di lei (definiti dalla tradizione ebraica, i 7 demoni). Tutto ciò avveniva solo se i 7 demoni ritenevano la ragazza divenuta ormai una donna e, comunque, sempre prima che la ragazza avesse il suo primo ciclo mestruale (in quanto il sangue di una donna durante il periodo di flusso era una cosa immonda, dal quale stare ben lontani).

Quando la Chiesa parla della Maddalena, ovviamente riferisce del passo dei Vangeli nel quale si dice che da questa donna uscirono ben 7 demoni, senza fare però alcuna menzione del significato specifico del numero e della parola demone. Sembra volerci così poco per occultare delle sacre verità!!!

Altri fatti particolari, che vengono descritti dogmaticamente dalla Chiesa Cattolica Romana, hanno posto più di un dubbio ai vari studiosi che si occupano delle origini del cristianesimo.

Le stesse nozze di Cana, non sembrano essere realmente quello che la religione ufficiale vuol farci apparire, ma piuttosto qualcosa riferito al legame tra Gesù e la Maddalena. Molti studiosi sono concordi nell’affermare che si fosse nel periodo estivo e che si trattasse in realtà di quello che potrebbe essere definito come “fidanzamento ufficiale”. Solo al padrone di casa o comunque allo sposo viene posto il problema che è finito il cibo o il vino, e quindi di occuparsi dei commensali, degli invitati. Infatti fu la madre di Gesù a chiedere al figlio di provvedere alla mancanza di vino. In quella occasione erano presenti Gesù, la madre Maria e Maria Maddalena, gli elementi imprescindibili per l’ufficializzazione di un legame.

La tradizione ebraica del tempo richiedeva un fidanzamento che doveva avvenire nel periodo estivo, il “pre-matrimonio” nel mese di Settembre, mese dell’espiazione, con l’inizio della vita sessuale di coppia nel mese di Dicembre, in modo tale che se avveniva il concepimento, il periodo di nascita sarebbe comunque stato sempre nel mese di Settembre. Il matrimonio vero e proprio avveniva, di solito nel mese di marzo, specialmente se la donna rimaneva incinta; se ciò non accadeva la coppia doveva attendere un anno per poter tentare di nuovo il concepimento di un figlio. Se nel periodo che intercorreva tra Dicembre e Marzo, la donna non rimaneva incinta, lo sposo poteva ripudiare la sposa, per il fatto che risultava sterile.

Gesù non ripudiò mai la Maddalena.

 

Continua…

Riferimenti bibliografici:

- M. Starbird: "Maria Maddalena e il Santo Graal"
- D. Burstein, A. J. Dekeijzer: "L'enigma della Maddalena"
- L. Picknett: " Maria Maddalena"
- E. Pagels: "I Vangeli gnostici"


postato da: silas2 alle ore 24/05/2007 20:51 | link | commenti (3)
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sabato, 19 maggio 2007

CRITICA TESTUALE DEI VANGELI CANONICI

IL VANGELO SECONDO MARCO

 

 Il primo Vangelo

 

Il Vangelo di Marco è il primo dei quattro testi canonici a vedere la luce nell’anno 60 – 65 d.C.

Si tratta di uno dei tre Vangeli sinottici (insieme a quello di Matteo e Luca), base d’ispirazione, se non proprio copiatura, e successiva alterazione, degli altri due Vangeli.

Il redattore di tale testo è un certo Marco, discepolo, a quanto pare, di Simon Pietro, nel periodo romano di quest’ultimo.

Le informazioni riportate sarebbero state descritte da Pietro, il “primo degli apostoli”, e secondo la tradizione cattolica ortodossa, anche se contraddetta storicamente, il “primo Vicario di Cristo”, il primo a salire sul soglio pontificio, anche se la parola “papa” fa la sua comparsa solo nel IV secolo d.C.

 

In questa serie di articoli verranno esaminati uno ad uno i quattro Vangeli (nel seguente ordine: Marco, Matteo, Luca e Giovanni), sulla base della data di composizione ed utilizzando la metodica della critica testuale, come proposto ed effettuato da Bart D. Ehrman, autore, tra gli altri, di: “Gesù non lo ha mai detto”.

 

CAPITOLO I

 

Una delle prime cose che risaltano all’attenzione del lettore di questo Vangelo, è il passo 1,6-7, dove viene riportato che Giovanni, che viveva nel deserto, si cibava di locuste e miele selvatico.

Parlare di locuste come base dell’alimentazione di Giovanni il Battista è una cosa che lascia interdetti tutti coloro che abbiano anche una minima conoscenza del Levitico, uno dei libri dell’Antico Testamento, e parte fondamentale della Torah ebraica.

In esso viene specificatamente indicato l’elenco degli animali immondi e, come tali, proibiti dalla legge mosaica per l’alimentazione degli ebrei. Le locuste appartenevano a tale categoria, ed il Battista, fervido credente ebreo, ligio alle regole e alle leggi della Torah, non avrebbe mai mangiato tale tipo di animali.

Evidentemente colui che ha scritto tale versetto, o lo ha modificato in un tempo successivo, non conosceva assolutamente le regole ebraiche sull’alimentazione, e quindi non conosceva il Levitico e la Torah.

 

Nel versetto 1,9-11 ci sono due fatti importanti:

-         viene menzionata per la prima volta (ed anche l’unica in questo Vangelo, a differenza degli altri!) la provenienza di Gesù da Nazaret. Tale città era inesistente all’epoca di Gesù, come ci confermano testi storici attendibili, studi archeologici e come confermato dalla maggioranza dei principali studiosi sulle origini del cristianesimo. La cosa ritenuta più valida, in assoluto, è l’erronea interpretazione di Nazareno, come colui che viene da Nazaret, cittadina della Galilea, e non con il suo reale significato (Nazareno, Nazorai, Naziroi, significa “colui che salva”), e cioè appartenente alla setta dei Nazareni, legati indissolubilmente agli Esseni. La città di Nazaret, come vera e propria entità a se stante, e realtà storica, compare soltanto nel IV secolo d.C.

-         La seconda cosa di particolare importanza, è che il battesimo veniva effettuato tramite immersione nell’acqua, nel caso specifico quella del fiume Giordano. Questa procedura venne seguita anche dal Battista e da Gesù. Non si trattava (come nell’attuale rituale cattolico) di bagnare la testa del battezzando. Il rituale dell’immersione, come ampiamente spiegato da David Donnini in “Gesù e i manoscritti del Mar Morto”, era un rituale consolidato per l’ordine religioso ebraico degli esseni, in particolare a Qumran (e non solo!). Tra i reperti archeologici di questa città della Giudea sono state trovate numerose miqwesh o vasche rituali, dove il nuovo membro di tale comunità, prima di entrarne a far parte, doveva immergersi in tali vasche per la purificazione, e all’uscita veniva avvolto in una specie di tunica di tessuto grezzo di colore bianco, legata in vita da una corda. Le stesse vasche rituali sono state trovate numerose anche nella città di Gamala, nella regione del Golan, e a Masada, nella regione dell’Idumea (città della setta Esseno-Nazarena, dalla quale emersero anche i famosi Zeloti). Questa seconda considerazione, attesta inequivocabilmente l’appartenenza di Giovanni Battista alla comunità essenza.

 

Nel versetto 1,21 il redattore del Vangelo in questione cerca di attirare l’attenzione del lettore sulla profonda conoscenza della legge mosaica da parte di Gesù e della conseguente ammirazione di coloro che lo ascoltavano nella sinagoga di Cafarnao (la cui esistenza ai tempi di Cristo è stata accertata dagli archeologi, a differenza di Nazaret, dove non esiste alcuna sinagoga risalente al I secolo).

Il fatto particolare però è la predicazione di Gesù nel giorno di sabato, giorno in cui la rigida legge ebraica impedisce di fare qualsiasi cosa (persino alzare pesi o camminare oltre i pochi metri concessi). Il sabato è, secondo la legge mosaica, il giorno del riposo, il giorno dedicato al proprio Dio. E Gesù pur sempre un ebreo, e come tale, profondo conoscitore della Torah e dei relativi precetti, rispettava le regole imposte da Dio e tramandate dai Padri.

 

Nei versetti 1,23-28 l’argomento in questione è lo stesso del versetto menzionato in precedenza. Il mancato rispetto del Sabato.

Il redattore del Vangelo non fornisce la minima spiegazione della guarigione dell’indemoniato e della predicazione: le stesse persone presenti a tali eventi non sembrano affatto consapevoli che il tutto avviene di Sabato. Nessuno mostra il minimo stupore, come avviene in altri contesti del Nuovo Testamento, dove viene più volte sottolineata la particolare gravità di tale tipo di infrazione della legge.

 

In Marco 1,31 è importante sottolineare come il relativo redattore metta in evidenza lo stato di sottomissione delle donne. La suocera di Simone, dopo esser stata guarita da Gesù, si alza dal letto e si mette a servire lo stesso Gesù e gli altri apostoli.

Tale punto di vista viene estrapolato da alcuni scritti di San Paolo, che, in alcune delle sue lettere (alcune risalenti al 55 d.C., scritte prima dello stesso Vangelo di Marco), specifica la sottomissione delle donne rispetto all’uomo, anche se lo stesso personaggio ha un atteggiamento spesso ambivalente.

Gesù non ha mai fatto alcuna distinzione né alcuna discriminazione tra uomini e donne (basta ricordare le numerose donne che lo hanno accompagnato nei suoi lunghi pellegrinaggi!).

 

Nella guarigione del lebbroso, versetto 1,40-45, è ravvisabile un netto contrasto con tutto il resto del primo capitolo. Solo in questo caso Gesù, essendo la lebbra un male che conduceva all’allontanamento dalla comunità, una punizione divina, dopo aver guarito il malato in maniera “quasi rabbiosa”, fa riferimento alle leggi mosaiche.

 

 


postato da: silas2 alle ore 19/05/2007 22:00 | link | commenti (4)
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venerdì, 18 maggio 2007

UN OPERA DI DEPISTAGGIO CONSAPEVOLE

QUESTA E' LA VERSIONE UFFICIALE DELLA CEI PER I VANGELI SULLA GEOGRAFIA DELLA PALESTINA DEL I SECOLO.

VERSIONE DELLA CEI !!

Sono molti i dubbi che assalgono un attento esaminatore della cartina: mancano le città, essenziali per la nascita e la storia di Gesù, di Gamala, Qumran e Masada. La loro esistenza all'epoca è attestata storicamente e su basi archeologiche.

Viene riportata la "città" di Nazaret che all'epoca, secondo la maggioranza degli storici e delle relative fonti disponibili, non esisteva. Il suo nome compare solo in testi a partire dal IV secolo d.C.

Viene in pratica negato il termine Nazareno e, in special modo, viene oscurato il legame Esseno-Nazareno, la setta che aveva sede principale nelle città sopra indicate.

Ciò che la Chiesa voleva evitare che si venisse a sapere è particolarmente interessante, e capace di mutare l'immagine del Gesu' fattoci conoscere dall'ortodossia cattolica romana.


postato da: silas2 alle ore 18/05/2007 13:28 | link | commenti
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giovedì, 17 maggio 2007

LA PALESTINA AI TEMPI DI GESU'

VERSIONE ATTENDIBILE DELLA PALESTINA DEL I SECOLO


Le versioni della CEI differiscono in numerosi dettagli: quelli che più gli fanno comodo per sostenere le proprie teorie.


Non vengono riportate le città della Giudea e della Galilea più disturbanti l'ortodossia ecclesiastica: Qumran, Gamala, Masada.
Erano le città Esseno-Nazarene per eccellenza


postato da: silas2 alle ore 17/05/2007 21:57 | link | commenti (2)
categorie: gesù cristo, esseni, vangeli canonici

UNA SETTA PARTICOLARE

 LA CONCEZIONE “ADOZIONISTA” 

Qumran: papiro 7Q5 

Nel II e III secolo d.C., diversi gruppi cristiani avevano una concezione “adozionista” di Gesù. Ciò significava che la loro dottrina si basava sul fatto essenziale che Dio aveva “adottato” come figlio Gesù, al momento del battesimo.

Uno dei gruppi cristiani più conosciuti, che aderivano ad una dottrina adozionista, fu la setta giudeo-cristiana i cui membri erano noti come “ebioniti”.

Tale nome deriva dal termine ebraico ebyon, che significa “povero”. Gli ebioniti erano i poveri, e tali seguaci di Gesù imitavano, a quanto pare, i primi discepoli, rinunciando ad ogni cosa per la loro fede e diventando volontariamente poveri per amore degli altri.

Gi ebioniti erano considerati, dai cosiddetti proto-ortodossi, un gruppo di eretici. Erano ebrei come Gesù e a distinguerli dagli altri cristiani, per lo più pagani convertiti, era la loro convinzione che per seguire Gesù, fosse necessario essere proprio ebrei. Questo significava il rito della circoncisione; rispettare la legge mosaica, sia da parte degli uomini che delle donne, compresi i precetti sull’alimentazione Kasher; l’osservanza del sabato e di tutte le relative festività ebraiche.

Per gli ebioniti, a differenza degli altri cristiani, Gesù era il messia ebraico. Sostenevano che Gesù non fosse divino, bensì un essere umano, uguale per natura al resto degli uomini.

Ritenevano anche che la sua nascita fosse dovuta all’unione sessuale di Giuseppe e Maria (è storicamente accertato che Gesù ebbe quattro fratelli e due sorelle “secondo la carne”), partorito come qualsiasi altro bambino (Maria quindi non era vergine).

Soltanto per la sua grande rettitudine, Dio lo aveva “adottato” come figlio, nel momento del suo battesimo, con le parole venute dal cielo a sancire tale legame.

Da tale momento Gesù si impegnò nella sua missione, ciò che Dio aveva previsto per lui: soffrire e morire sulla croce e, in seguito, resuscitare dai morti.

Per gli ebioniti Gesù, quindi, non era preesistente, non era nato da una vergine, non era divino, nel senso ortodosso conferito a tale termine, e quindi non era Dio fattosi uomo.

Era un uomo eccezionale, prescelto da Dio!

Il gruppo giudeo-cristiano degli ebioniti, sebbene sia stato trascurato troppo a lungo dai membri dell’ortodossia cattolica, rappresentano un punto di passaggio fondamentale per comprendere lo sviluppo del vero cristianesimo, quello creato da Saulo di Tarso.

Innanzi tutto gli ebioniti, in realtà, erano quei fedeli giudei meglio noti con il nome di esseni, legati strettamente a quanto emerso dalla scoperta dei rotoli di Qumran.

La setta essenza veniva chiamata in maniera differente, a seconda di colui che la menzionava, ma, nella realtà, tra esseni ed ebioniti, non c’era alcuna differenza.

Facevano voto di obbedienza, castità e povertà, e per la maggior parte di loro, fuggiti dalla falsità e dal collaborazionismo presente a Gerusalemme, in particolare da parte dei membri del tempio, la dimora era localizzabile a Qumran, anche se ci sono testimonianze storiche ed archeologiche della loro presenza in località come la città di Gamala, da alcuni studiosi ritenuta la città di Gesù.

La questione che ancora necessità di un ulteriore approfondimento, anche se già appurato dal punto di vista storico ed archeologico, è il legame esistente tra il Gesù ebraico, gli esseni, i catari e l’ordine religioso fondato da S. Francesco D’Assisi (sono noti i suoi viaggi nel sud della Francia, nel periodo di maggior sviluppo della fede catara o degli Albigesi).

Sta di fatto che il legame di Gesù con la setta degli esseni è storicamente accertata!

Ma molto c’è ancora da scoprire!


postato da: silas2 alle ore 17/05/2007 21:19 | link | commenti
categorie: gesù cristo, esseni


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